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Mercoledì, 24 Luglio 2019

Salvini a Macron: "Tratta i migranti come bestie"

Migranti, economia, Europa, porti, Ventimiglia la "colonizzazione" francese del continente nero e il caso franco CFA. E se ieri Di Maio ha ribadito le sue accuse, oggi Salvini rincara la dose: "In Africa c'è gente che sottrae ricchezza quei popoli, la Francia è evidentemente tra queste".  

Tensioni diplomatiche tra Francia e Italia per le accuse del M5S su come Parigi influenzi l’economia delle ex colonie africane e, di conseguenza, l’immigrazione verso l’Europa. Il ministro francese per gli Affari europei, Nathalie Loiseau, ha convocato l’ambasciatore italiano, Teresa Castaldo, per protestare contro le «affermazioni inaccettabili e inutili» espresse ieri dalle «autorità italiane». Nel mirino, le frasi del vice premier Luigi Di Maio sull’influenza francese e in Africa. Ieri, il capo politico del M5s ha accusato Parigi di «impoverire l’Africa» aggravando la crisi migratoria. 

«Se vogliamo continuare a parlare degli effetti continuiamo con la retorica dei morti in mare, che ovviamente sono una tragedia e hanno tutto il mio cordoglio, ma dobbiamo parlare delle cause. Perchè, se oggi c’è gente che parte, è perchè alcuni Paesi europei, con in testa la Francia, non hanno mai smesso di colonizzare l’Africa», ha detto. «La Ue dovrebbe sanzionare la Francia e tutti quei Paesi che come la Francia stanno impoverendo l’Africa e stanno facendo partire quelle persone», ha aggiunto il vice premier.Dopo la convocazione dell’ambasciatore italiano, le opposizioni, con il Pd, hanno chiesto che il ministro degli Esteri, Enzo Moavero «riferisca subito in aula». Mentre Di Maio ha tenuto il punto e detto di non intravedere alcun caso diplomatico. «Io non credo che sia un caso diplomatico, io credo che sia tutto vero», ha replicato.

«La Francia è uno di quei Paesi che stampando la moneta per 14 Stati impedisce lo sviluppo e contribuisce alla partenza dei profughi. Se l’Europa in questo momento vuole avere un pò di coraggio, deve avere la forza di affrontare il tema della decolonizzazione. Noi abbiamo acceso un faro di verità». A gettare acqua sul fuoco anche il ministro dell’Economia Giovanni Tria ha parlato di «rumore mediatico» che «entra poco nei problemi di fondo che stiamo discutendo sia in Italia sia in Europa». Mentre Il commissario Ue Pierre Moscovici ha parlato «frasi irresponsabili». Tra i leghisti, normalmente propensi alla criticità verso il governo francese di Emmanuel Macron, si segnala solo il commento di Paolo Grimoldi. «Se la Francia si permette di convocare il nostro ambasciatore a Parigi solo per le battute delle ultime ore del vicepremier Di Maio allora noi, in proporzione, quando Macron e i suoi ministri la scorsa estate rovesciavano insulti e offese sul nostro Governo avremmo come minimo dovuto espellere il loro ambasciatore a Roma», ha detto il segretario della Lega lombarda.

Il franco africano frena lo sviluppo di quelle economie la maggior parte dei Paesi africani che utilizzano il franco Cfa hanno di fatto scelto di farlo e possono tornare indietro. Ma dovrebbero farlo comunque da una posizione di debolezza. Di fatto l'economia di quei Paesi, mai decollata veramente, è legata a doppio filo alle scelte della Banca centrale di Francia. In principio il franco Fca aveva parità con il franco francese, poi è stato agganciato all'euro a un tasso fisso. E l'asse tra il Tesoro di Parigi e la Banca centrale ne garantiscono la convertibilità, in cambio appunto del 50% delle riserve in valuta di ciascun Paese aderente.

È proprio qui il controllo indiretto della Francia (che nel 1994 ne ha deciso la svalutazione del 50%). È un forte paletto allo sviluppo. E oltre ad avvantaggiare le classi agiate africane, che più facilmente possono importare dalla Francia beni lusso in cambio di denari di dubbia provenienza, è nei fatti un vantaggio anche per le multinazionali francesi che hanno gioco facile a investire in quei Paesi senza temere improvvise svalutazioni. Dietro il controllo della convertibilità c'è il bengodi delle materie prime africane e il paradiso delle importazioni francesi. Così l'inflazione rimane bassa, la crescita al palo e l'agricoltura altrettanto

Ad introdurre il tema, su cui il Movimento starebbe lavorando da mesi, era stato Alessandro Di Battista, nell’intervista di ieri a ’Che tempo che fà. «Se non affrontiamo il tema della sovranità monetaria in Africa, non potremo mai risolvere veramente il problema», aveva affermato Di Battista. «Attualmente la Francia, nei pressi di Lione, stampa la moneta utilizzata in 14 Paesi africani, quasi tutti Paesi della zona subsahariana. I quali non soltanto utilizzano una moneta stampata dalla Francia, ma per mantenere il tasso fisso, prima con il franco francese e oggi con l’euro, sono costretti a versare circa il 50% dei loro denari in un conto corrente gestito dal Tesoro francese. 

Conto corrente con il quale viene finanziata una piccola parte del debito pubblico francese, ovvero circa lo 0,5%». «Ma soprattutto la Francia, attraverso il controllo geopolitico di quell’area, dove vivono 200 milioni persone che utilizzano banconote e monete stampate in Francia, gestisce la sovranità di interi paesi impedendo la loro legittima indipendenza, la loro sovranità monetaria, fiscale, valutaria e la possibilità di fare politiche espansive. Fino a quando non si ’strappera» questa banconota, che in realtà è una manetta nei confronti dei popoli africani, noi potremo continuare a parlare a lungo di porti aperti o porti chiusi, ma le persone continueranno a scappare, a morire in mare, a cercare altre rotte e a provare a venire in Europa. Oggi è necessario, per la prima volta, occuparsi delle cause, perchè se ci si occupa esclusivamente degli effetti si è nemici dell’Africa.

Il commissario Moscovici si è schierata al fianco di Parigi.Per il Ministro Salvini, Parigi ha una responsabilità diretta nel caos africano alla base delle migrazioni di massa: "In Libia la Francia non ha nessun interesse a stabilizzare la situazione - dice - perché ha interessi petroliferi opposti a quelli italiani".  

I migranti "si salvano, come ha fatto la guardia costiera libica, e si riportano indietro così la gente smetterà di pagare gli scafisti per un viaggio che non ha futuro, perché finisce o con la morte o con un'esistenza per le strade italiane". Lo ha detto il vicepremier e ministro dell'Interno Matteo Salvini a 'Mattino 5' ribadendo che non consentirà ai barconi con i migranti e alle Ong di accedere ai porti italiani.

"Più persone partono più persone muoiono - ha aggiunto - Chi vuole bene all'Africa fa di tutto perché non partano".

"Il problema dei migranti ha tante cause - ha detto in un altro passaggio tornando sulla polemica con la Francia che ha portato alla convocazione dell'ambasciatrice italiana da parte di Parigi - c'è chi in Africa sottrae ricchezza a quei popoli e a quel continente e la Francia è tra questi". In Libia, aggiunge, la Francia ha "interessi opposti a quelli italiani" e "non ha alcun interesse a stabilizzare la situazione". Dunque "ha poco da arrabbiarsi perché ha respinto migliaia di migranti, comprese donne e bambini, alla frontiera. Lezioni di umanità e generosità da Macron non ne prendo".

"L'Italia è piena di anti-italiani: dal Pd che sta sempre dalla parte sbagliata della storia ai direttori dei giornali. Credo fermamente che il neocolonialismo della Francia abbia danneggiato gli interessi italiani e il futuro dell'Africa", dice anche Alessandro Di Battista, entrando alla convention 5 stelle su reddito e quota 100. "Sono contento che anche la Meloni e alcuni di sinistra la pensino come noi. Io il neocolonialismo l'ho studiato a fondo e posso dire che tocca agli africani decidere sul loro futuro", ha aggiunto.

Insomma, una battaglia economica oltre che politica. E se il vicepremier leghista si dice "orgoglioso" di governare "un popolo generoso, solidale e accogliente", lo stesso non pensa del presidente francese e dei suoi cittadini. "Lezioni di bontà e generosità non ne prendiamo da nessuno, men che meno dal signor Macron", ribadisce il leader del Carroccio: "Non prendiamo lezioni dalla Francia che ha respinto in questi anni decine di migliaia di migranti alla frontiera di Ventimiglia, compresi donne e bambini, riportandone alcuni di notte nei boschi piemontesi e lasciandoli, come se fossero bestie".

"Più persone partono, più ne muoiono".Da quando i flussi si sono ridotti e la Libia intercetta più barconi che in passato (anni 2016-2017), il numero di decessi sulla tratta centrale del Mediterraneo si è più che dimezzata. L'obiettivo secondario è poi quello di stroncare "il business dei trafficanti" e di chi "non scappa dalla guerra"dice il Ministro del Interno. L'Italia accoglie, ma solo i veri profughi. E chi intende chiedere asilo nel Belpaese, lo faccia attraverso i canali legali, non tentando una vana traversata del mare. "I migranti - spiega Salvini - si salvano, come ha fatto la guardia costiera libica, e si riportano indietro così la gente smetterà di pagare gli scafisti per un viaggio che non ha futuro".

Intanto meno soldi all’assistenza dei rifugiati e ai progetti per contrastare la fame del mondo, più fondi ai Comuni italiani colpiti da calamità naturali. Il governo Conte ha deciso di portare il «cambiamento» anche nella gestione dell’8 per mille dell’Irpef destinato dai cittadini allo Stato italiano. E così ha rotto una consuetudine che andava avanti da qualche anno, quella di dividere l’intero tesoretto in parti uguali e assegnare l’identica cifra alle cinque categorie stabilite dalla legge: «Fame nel mondo», «Calamità naturali», «Edilizia scolastica», «Assistenza ai rifugiati e ai minori stranieri non accompagnati», «Conservazione dei beni culturali».

La svolta è annunciata nello schema di decreto sulla ripartizione dell’8 per mille trasmesso alla presidenza del Senato lo scorso 9 gennaio. Nella lettera che accompagna il testo, firmata dal sottosegretario Giancarlo Giorgetti, si spiega come il governo abbia deciso di derogare all’articolo 2 del «Regolamento» in vigore per questi fondi - che prevede la suddivisione in parti uguali - basandosi su un altro comma dello stesso regolamento, che permette di tenere conto di «particolari caratteri di eccezionalità, necessità e urgenza» di determinati interventi. Così, spiega Giorgetti, «il Consiglio dei ministri con delibera in data 8 novembre 2018 (...) ha disposto la riduzione del 50% delle quote relative alle categorie "Fame nel mondo" e "Assistenza ai rifugiati" per un ammontare di euro 3.007.095,30 ciascuna, ed è stato conseguentemente disposto l’incremento di tale somma alla quota della categoria "Calamità naturali", per un totale complessivo di euro 12.028.381,56»...

 

 

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