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Giovedì, 25 Aprile 2019

Salvini: "difendo solo la mia patria"

"Ci riprovano, torno ad essere indagato per sequestro di persona e di minori, con una pena prevista da 3 a 15 anni. Manco fossi uno spacciatore o uno stupratore. Ora la parola passa al Senato e ai senatori che dovranno dire si o no, libero o innocente, a processo o no. Ma lo dico fin da ora, io non cambio di un centimetro la mia posizione". Così il ministro dell'Interno Matteo Salvini ha commentato in una diretta Facebook la decisione del tribunale dei ministri di Catania di chiedere l'autorizzazione a procedere nei suoi confronti. La decisione del tribunale dei ministri arriva dopo la richiesta motivata di archiviazione avanzata dalla procura di Catania. 

Riunione il 7 dicembre e comunicazione il 24 gennaio", e poi applausi verso la telecamera. "In un'azienda qualunque qualcuno dovrebbe dare le dimissioni". Così il ministro dell'Interno, in diretta Facebook, commenta il documento della procura di Catania che lo indaga per sequestro di persona aggravata nei confronti dei 174 migranti della nave Diciotti. Il ministro viene accusato di "aver abusato dei suoi poteri". "I giudici facciano i giudici, i ministri fanno i ministri ed esercitano i loro poteri", aggiunge Salvini.

A decidere per la richiesta di rinvio a giudizio è stato il collegio composto da tre membri effettivi e tre supplenti estratti a sorte  tra tutti i magistrati in servizio nei tribunali del distretto che abbiano da almeno cinque anni la qualifica di magistrato di tribunale o abbiano qualifica superiore.

Il Tribunale dei Ministri di fatto ha chiesto l'auotorizzazione al Senato per procedere contro Matteo Salvini.

A pronunciarsi, di fatto, contro il ministro sono stati i giudici Nicola La Mantia, Paolo Corda e Sandra Levanti che ora saranno chiamati a chiedere l’autorizzazione al Senato per procedere contro Salvini. Ed è a loro che il leader della Lega, in un video su Facebook, ha mandato “un bacione

Il titolare del Viminale non ha fatto passi indietro e ha rilanciato: "Io continuerò a lavorare per difendere i confini del mio Paese e la sicurezza degli italiani, non mollo. Ci riprovano: rischio da 3 a 15 anni di carcere per aver bloccato gli sbarchi dei clandestini in Italia", ha affermato. 

Fin qui i fatti di oggi. Ma adesso, proprio dalle carte del tribunale dei ministri (riportate dall'Adnkronos) emergone le accuse contro il ministro degli Interni. Secondo quanto scrive il tribunale, il ministro è sotto accusa per il reato di sequestro di persona aggravato "per avere, nella sua qualità di Ministro dell'Interno, abusando dei suoi poteri, privato della libertà personale 177 migranti di varie nazionalità giunti al porto di Catania a bordo della unità navale di soccorso "U. Diciotti" della Guardia Costiera italiana alle more 23:49 del 20 agosto 2018".

Le carte inviate dal tribunale dei ministri al Senato spiegano nel dettaglio le accuse sul ministro: "In particolare, il Senatore Matteo Salvini, nella sua qualità di Ministro, violando le Convenzioni internazionali in materia di soccorso in mare e le correlate norme di attuazione nazionali (Convenzione SAR, RisoluzioneMSC167-78, Direttiva SOP009/15), non consentendo senza giustificato motivo al competente Dipartimento per le Libertà Civili per l'Immigrazione - costituente articolazione del Ministero dell'Interno- di esitare tempestivamente la richiesta di POS (place of safety) presentata formalmente da IMRCC (Italian Maritime Rescue Coordination Center) alle ore 22:30 del 17 agosto 2018, bloccava la procedura di sbarco dei migranti, così determinando consapevolmente l'illegittima privazione della libertà personale di questi ultimi, costretti a rimanere in condizioni psico-fisiche critiche a bordo della nave ''U.Diciotti'' ormeggiata nel porto di Catania dalle ore 23:49 del 20 agosto e fino alla tarda serata del 25 agosto, momento in cui veniva autorizzato lo sbarco. Fatto aggravato dall'essere stato commesso da un pubblico ufficiale e con abuso dei poteri inerenti alle funzioni esercitate, nonché per essere stato commesso anche in danno di soggetti minori di età". 

“L’obbligo di salvare la vita in mare costituisce un preciso dovere degli Stati e prevale su tutte le norme e gli accordi bilaterali finalizzati al contrasto dell’immigrazione irregolare. Le Convenzioni internazionali cui l’Italia ha aderito – sottolineano i giudici – costituiscono un limite alla potestà legislativa dello Stato e, in base agli art.10, 11 e 117 della Costituzione, non possono costituire oggetto di deroga da parte di valutazioni discrezionali dell’autorità politica“.

Proprio oggi - con la nave Sea Watch 3 che fa rotta verso l'Italia - si prospetta un nuovo braccio di ferro con le ong e l'Europa per la chiusura dei porti ai migranti. Ma neppure la minaccia dei giudici sembra intimorire il ministro dell'Interno: "Io continuerò a lavorare per difendere i confini del mio Paese e la sicurezza degli italiani, non mollo", ha detto fermo, "Paura? Zero. Sono pronto all'ergastolo. Io non cambio di un centimetro la mia posizione. Barche, barchette e barchini in Italia non sbarcano. Se sono stato sequestratore, una volta ritenetemi sequestratore per i mesi a venire. La difesa della patria è sacro dovere del cittadino. Chiedo solo al popolo italiano se riteniate che io debba continuare a fare il ministro esercitando i doveri di ministro, oppure se dobbiamo demandare a questo o quel tribunale le politiche sull'immigrazione".

La Sea Watch 3, da cinque giorni nel Mediterraneo con i 47 migranti salvati, punta verso l'Italia. L'imbarcazione Ong si troverebbe in condizioni meteorologiche avverse e per questo si dirige verso nord cercando riparo sotto Siracusa, al limite delle acque territoriali italiane.

"Ennesima provocazione in vista: dopo aver sostato per giorni in acque maltesi, la nave olandese Sea Watch 3 con 47 a bordo si sta dirigendo verso l'Italia. Ribadisco che la nostra linea non cambia, né cambierà. Nessuno sbarcherà in Italia. Pronti a mandare medicine, viveri e ciò che dovesse servire ma i porti italiani sono e resteranno chiusi", ha ribadito il ministro dell'Interno Matteo Salvini. 

Intanto i Alleati : Sì al processo per Salvini posizione espressa da una fetta del gruppo parlamentare 5 Stelle al Senato, dopo che il Tribunale dei ministri di Catania ha chiesto l'autorizzazione a procedere contro Matteo Salvini per il reato di sequestro di persona in merito al caso della nave Diciotti. Storicamente, il M5S si è sempre schierato a favore dell'autorizzazione, fino ad arrivare all'ipotesi di abolire del tutto l'immunità parlamentare. In una diretta Facebook il ministro dell'Interno ha scandito: «Continuo e continuerò a lavorare per difendere i confini del mio Paese e la sicurezza degli italiani. Io non mollo». 

E ha aggiunto: «Ora la parola passa al Senato e ai senatori che dovranno dire sì o no, libero o innocente, a processo o no... Sono sicuro del voto dei senatori della Lega. Vedremo come voteranno tutti gli altri senatori, se ci sarà una maggioranza in Senato». A esprimersi dovrà essere prima la giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari e successivamente l'Aula. Ha già le idee chiare Elena Fattori, senatrice 'ribellè del M5S e e fiera oppositrice del decreto sicurezza voluto dal titolare del Viminale. 

«Se è disposto ad accettare le conseguenze delle sue azioni - dice all'Adnkronos - dovrebbe rinunciare all'immunità e accettare il percorso della giustizia come ogni cittadino... Se non rinuncia fa dichiarazioni ipocrite». «Ma cosa c'entra la maggioranza?», si chiede la grillina Paola Nugnes, replicando a Salvini. «Abbiamo votato per procedere anche nei confronti del nostro senatore Giarrusso. È un fatto di principio, abbiamo sempre valutato che l'autorizzazione a procedere fosse un atto dovuto». «C'è una linea che il M5S ha sempre seguito rispetto a questo genere di votazioni», è il parere del parlamentare 5 Stelle torinese Alberto Airola. Al momento, prosegue, «non so dare una risposta precisa ma nessuno è mai stato sottratto alla giustizia da un voto» soprattutto «nel momento in cui ci si professa innocenti».

 

 

 

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