Al via il I° concorso internazionale di Composizione di Musiche per Film d'azione intitolato SCORING ACTION MOVIES, da una idea del compositore e direttore d'orchestra Marco Werba, in collaborazione con Narnia Festival ed edizioni musicali Bixio.
Gli iscritti al contest avranno la possibilità di comporre nuove musiche per scene tratte da celebri film di azione, come Goldfinger, Die Hard, Blow Out, Rambo, Terminator 2, Predator, Attacco al Potere 3.
Giuria prestigiosa. Oltre allo stesso Werba, sarà formata dal produttore e regista greco Ovidio Assonitis, dalla pianista Cristiana Pegoraro, , dall' editore Franco Bixio, dal regista Mirko Alivernini.
I partecipanti dovranno scegliere nr. 3 (tre) sequenze tra quelle che saranno inviate dagli organizzatori, e ideare un nuovo commento musicale, oltre a decidere in quale punto dei film iniziarlo e quando concludere.
La serata finale delle premiazioni avrà luogo a Narni in Umbria, provincia di Terni, verso la fine di luglio, in concomitanza con la chiusura della XIV° edizione del Narnia Festival.
Era da tempo che sognavo di organizzare questo concorso internazionale, di cui il panorama nostrano era carente, ed offrire ai compositori di tutto il mondo la possibilità di confrontarsi con il genere cinematografico d'azione - dichiara il direttore artistico Marco Werba.
Trovarsi a decidere quale stile musicale adottare e in quali momenti della pellicola inserire le nuove composizioni, ritengo sia esercizio di comprovato talento e abilità creativa. Le musiche dovranno essere incise con suoni campionati digitali e sincronizzate con le varie scene selezionate – conclude il noto musicista.
La prestigiosa Sala della Regina a Montecitorio ha ospitato il Premio Bolognini, un evento dedicato all'eccellenza del cinema italiano, ideato e diretto artisticamente dalla stessa Carlotta Bolognini.
A presentare la serata è stato Fabio Melelli, docente dell’Università di Perugia e storico del cinema, affiancato dalla padrona di casa Carlotta Bolognini. L’evento ha ottenuto il patrocinio di importanti istituzioni culturali e cinematografiche, tra cui il Centro Culturale Mauro Bolognini, l'International Police Award Premio Apoxiomeno, l'Archivio Storico del Cinema Italiano e l’Annuario del Cinema & Audiovisivi.
Un parterre di grandi nomi
Padrino della serata è stato il celebre attore Franco Nero, mentre i premiati hanno rappresentato il meglio del cinema italiano in diverse categorie:
Marco Spoletini (Montaggio)
Andrea Sorrentino (Costumi)
Massimo Pieroni (Laboratorio d’arte Pieroni)
Claudio Pacifico (Stunt coordinator e attore)
Anna Rita Pasanisi (Doppiaggio)
Pier Maria Rossi (per i 50 anni del film "Il Messia" di Roberto Rossellini)
Vassili Karis (Attore, Premio alla Carriera)
Luigi Montefiori George Eastman (Attore, sceneggiatore, Premio alla Carriera)
Premio "In ricordo di" a Lina Wertmüller, ritirato dalla figlia Maria Zulima Job Wertmüller
Premianti e Ospiti d’onore
A consegnare i riconoscimenti sono stati personalità di spicco del panorama cinematografico e culturale:
Franco Nero
Aldo Buti (Costumista)
Pippo Franco (Attore)
Stefano Reali (Regista)
Rossella Izzo (Doppiatrice)
Rossa Rossellini
Ad arricchire la serata, un video saluto di Massimo Ranieri e la proiezione del docufilm "Compagni d’Arte", scritto e diretto da Carlotta Bolognini e Fabio Luigi Lionello.
Una serata di celebrazione e cultura
L’evento ha visto la partecipazione di numerosi ospiti illustri, tra cui:
Massimo Chiossi (Vicepresidente del Centro Bolognini)
Franco Mariotti
Ottaviano Dell’Acqua
Massimo Vanni
Alex Partexano
Astrid Schiller Wirth
Daniela Del Secco
Pepito Torres (Fotografo delle dive)
Daniele Luxardo (Fotografo)
Olga Bisera (Attrice, giornalista)
Davide Mancori (Direttore della fotografia)
Valentina Tosi (Nipote di Piero Tosi)
Saverio e Eleonora Vallone
George Labrinopoulos
Manolo Bolognini e Mauro Bolognini: Due Fratelli al Servizio del Cinema Italiano
Manolo Bolognini (Pistoia, 26 ottobre 1925 – Roma, 23 dicembre 2017) è stato un produttore cinematografico e calciatore italiano, una figura chiave del cinema del Novecento. Fratello del celebre regista Mauro Bolognini, Manolo iniziò la sua carriera nel mondo dello sport, giocando a calcio nella Pistoiese, anche in Serie B. Tuttavia, la sua vera passione si rivelò presto essere il cinema, spingendolo a trasferirsi a Roma per seguire le orme del fratello maggiore.
Iniziò la sua carriera cinematografica come primo aiuto segretario nel film "Due notti con Cleopatra" di Mario Mattoli. Grazie alla sua determinazione e al talento organizzativo, percorse rapidamente tutte le tappe del mestiere fino a diventare un produttore di primo piano. Nel corso della sua carriera, lavorò con alcuni dei più grandi registi della storia del cinema italiano e internazionale. Tra i suoi progetti più significativi figurano "Il Vangelo secondo Matteo" e "Teorema" di Pier Paolo Pasolini, "Django" di Sergio Corbucci e "Il bell'Antonio" del fratello Mauro Bolognini. Inoltre, collaborò con maestri come Federico Fellini e Andrej Tarkovskij, dimostrando una sensibilità produttiva capace di sostenere opere complesse e di grande impatto culturale.
Oltre alla sua carriera nel cinema, Manolo Bolognini fu anche padre di tre figli: Andrea, Carlotta e Giada, i quali hanno portato avanti il legame della famiglia con il mondo dell'arte e dello spettacolo.
Mauro Bolognini, fratello di Manolo, fu un regista di raffinata sensibilità visiva e narrativa. Laureatosi in architettura a Firenze, si diplomò in scenografia al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, dove sviluppò la sua passione per la regia. Dopo aver fatto esperienza come aiuto regista di Luigi Zampa in Italia e di Yves Allégret e Jean Delannoy in Francia, Mauro esordì come regista tra il 1955 e il 1958, distinguendosi con opere che rappresentavano un tardo neorealismo, come "Gli innamorati" (1955) e "Giovani mariti" (1957).
L'incontro con Pier Paolo Pasolini, in veste di sceneggiatore, segnò una svolta nella sua carriera, portandolo a realizzare film di grande valore letterario e sociale, tra cui "La notte brava" (1959), "Il bell'Antonio" (1960) e "La giornata balorda" (1960). Pur mantenendo una forte attenzione ai temi letterari, il suo stile si orientò progressivamente verso un gusto estetico raffinato, come dimostrano film quali "Senilità" (1962), "Agostino" (1962), "Bubù" (1971), "Per le antiche scale" (1975) e "L'eredità Ferramonti" (1976).
Mauro Bolognini dimostrò inoltre una notevole capacità di rappresentare atmosfere in costume e scenari storici, come nel film "La viaccia" (1961), in cui rievocò con precisione il clima pittorico toscano. Il suo capolavoro rimane "Metello" (1970), adattamento del romanzo di Vasco Pratolini, in cui riuscì a coniugare una solida struttura storico-sociale con una ricercata sensibilità estetica.
L'eredità artistica dei fratelli Bolognini è ancora oggi un punto di riferimento nella storia del cinema italiano, testimoniando la loro capacità di raccontare storie universali con uno sguardo colto e appassionato.
Fonte : direttore artistico e ideatrice del Premio Carlotta Bolognini.
In vista delle celebrazioni del 10 febbraio 2025 - Giorno del Ricordo - in memoria delle vittime delle Foibe e degli esuli italiani di Istria, Fiume e Dalmazia, l’associazione Stanza 236 APS, martedì 4 febbraio alle ore 18:00, nella prestigiosa cornice della Sala Laudato Si di Palazzo Senatorio, in Piazza del Campidoglio a Roma, presenterà in una conferenza stampa il progetto “Le Donne Italiane Dimenticate”. Una piecè teatrale in cui si raccontano le storie drammatiche di dieci donne: Norma Cossetto, Libera Sestan, Maria Pasquinelli, Mafalda Codan, Enrichetta Hodl, Albina, Caterina e Fosca Radecchi, Margherita e Gigliola Sennis, perseguitate, scampate e uccise dai partigiani comunisti jugoslavi per il solo fatto di essere madri, mogli, figlie e sorelle di italiani. All’appuntamento interverranno la Presidente di Stanza 236 APS, nonché autrice e regista dello spettacolo, Cristina Valeri, unitamente al Sen. Roberto Menia, promotore e primo firmatario della legge istitutiva del Giorno del Ricordo, il Consigliere di Roma Capitale Federico Rocca, moderati dal giornalista Andrea Titti. Scopo del progetto è quello di far conoscere all’opinione pubblica le complesse vicende del confine orientale d’Italia a cavallo del secondo dopoguerra, per molti decenni oscurate dalla storiografia ufficiale e dalle istituzioni nazionali. “Come ogni persona nata negli anni ’60 – ha dichiarato Cristina Valeri, Presidente Stanza 236 e ideatrice del progetto – non ho potuto conoscere e studiare questa pagina di storia, ma leggendo il libro scritto dal Sen. Roberto Menia “10 Febbraio: dalle Foibe all’Esodo”, mi sono ispirata per scrivere questo spettacolo, che ha la peculiarità di fornire un punto di vista femminile, poiché mi sono servita, grazie alla preziosa consulenza storiografica del Dott. Marino Micich, Direttore dell’Archivio Museo Storico di Fiume di Roma, delle storie di dieci donne straordinarie, che sono certa sapranno raccontare al meglio un contesto ancora per troppi sconosciuto”. La rappresentazione sarà messa in scena in molti teatri di Roma e dell’area metropolitana durante tutto l’anno, partendo dall’esordio il 9 e 10 Febbraio 2025, presso il Teatro Petrolini di Testaccio, sito in via Rubattino 5 a Roma. Queste le storie delle donne scelte e narrate dall’autrice: Norma Cossetto: Nata il 17 maggio 1920 a Santa Domenica di Visinada (Lambinici). Frequentava il Liceo Classico a Gorizia. Nel 1943 iniziò a preparare la sua tesi dal titolo "L’Istria rossa", dedicata allo studio del territorio morfologico istriano. Figlia di un podestà del regime, il 26 settembre i partigiani titini la prelevarono portandola a Visignano nell’ex caserma dei carabinieri. Il 30 settembre, poiché continuava a rifiutare di aderire al Movimento Popolare di Liberazione, fu violentata da 17 partigiani. Dopo giorni di sevizie, la notte tra il 4 e il 5 ottobre 1943, fu gettata agonizzante nella foiba di Villa Surani. Medaglia d’Oro alla Memoria della Repubblica, oggi è simbolo delle donne che hanno subito una sorte simile. Libera Sestan: Aveva 24 anni e viveva a pochi chilometri da Pisino. Pagò il fatto di essere moglie di un carabiniere e aveva due figlie piccole. Fu prelevata dai partigiani titini insieme al padre. Processati come nemici del popolo, furono condannati a morte e, dopo averle bruciato i capelli, fu gettata nella foiba di Chersano insieme al padre. Sorelle Radecchi: Albina (21 anni), Caterina (19 anni) e Fosca (17 anni) erano tre sorelle che lavoravano in fabbrica a Pola e al ritorno dal lavoro si fermavano a parlare con dei militari italiani. Questa fu la loro colpa. Furono rapite, seviziate e infoibate. Solo Albina, incinta, fu ritrovata con un colpo di pistola, le altre probabilmente furono gettate vive nella foiba. I loro corpi furono ritrovati con gli abiti e gli indumenti intimi strappati. Mafalda Codan: Nata nel 1926, figlia di commercianti e possidenti, insegnante. Fu testimone nel 1943 degli orrori dei partigiani titini quando suo padre e i suoi zii vennero trucidati nella foiba di Vines. Testimone delle crudeltà gratuite, annotò tutto nel suo diario e per questo, a maggio del 1945, fu rapita e sottoposta al tribunale del Popolo da cui fu condannata come nemica del popolo. Molte furono le torture e sevizie che subì, assistette impotente alla morte del fratello, infoibato. Fu imbarcata sulla nave Lina Campanella, la nave fatta saltare sopra le mine stracolma di "nemici del popolo" perché le foibe erano piene. Si salvò gettandosi in mare. In seguito fu prigioniera, ma con la sua personalità riuscì ad ottenere lavori che le consentivano di avere contatti con gli altri prigionieri, che confortava e che la chiamarono la loro "Fatina". Visse fino al 2013. Enrichetta Hodl: A soli 17 anni fu fatta prigioniera a Fiume dai soldati titini il 4 giugno del 1945. Un'amica raccontò ai familiari di averla vista in mezzo a due guardie e da allora non se ne seppe più nulla. Fu riconosciuta in una foto del giornale "La Settimana Incom" in un campo di concentramento jugoslavo e alcune persone dissero che fu fucilata dietro una chiesa a Tersatto, ma di lei non si seppe più nulla. Margherita e Gigliola Sennis (madre e figlia): Gigliola Sennis, figlia di Margherita, era sposata con un ufficiale del Genio Navale. Per questo, nella notte del 6 maggio 1945, agenti della polizia politica slava la sequestrarono per essere interrogata. Margherita, insegnante fine, colta e generosa, si recò al Comando di Polizia dove le diedero una lettera da presentare alle carceri. Margherita, con in braccio la nipotina, si presentò alle carceri, entrò lasciando la nipotina ad un'amica che l'aveva accompagnata. Né lei né la figlia uscirono più e di loro non si seppe più nulla. Maria Pasquinelli: Nata nel 1913, fu una donna di grande coraggio e figura significativa nel contesto storico dell'Istria e del confine orientale italiano durante e dopo la Seconda Guerra Mondiale. Insegnante di professione e patriota, fu animata da un grande amore per la patria. Subì la prigionia da parte dei partigiani titini, e in questo periodo raccolse moltissima documentazione a testimonianza di ciò che fu il territorio d'Istria nel 1943/1945. Il 10 febbraio 1947, sparò al generale britannico De Winton come atto di protesta contro l'assegnazione dell'Istria alla Jugoslavia nel Trattato di Pace di Parigi. Arrestata e successivamente processata, fu condannata ma poi graziata. Il suo gesto fu interpretato da molti come un'espressione di disperazione e ribellione contro le decisioni internazionali che modificavano drasticamente le vite delle popolazioni locali. Visse gli ultimi anni della sua vita lontana dai riflettori. Visse fino al 2013.
"Eva degli Iris" di Isabel Russinova. In anteprima per il Corriere del Sud la presentazione del docufilm con soggetto e Sceneggiatura di Isabel Russinova (tratto dal romanzo antologico Virinoj Angeloj Leoninoj e di Isabel Russinova, edito da Armando Curcio Editore).
Su iniziativa del Senatore Mario Occhiuto, il giorno 28 gennaio 2025 alle ore 11,30, alla Sala dell’Istituto Santa Maria in Aquiro presso Senato della Repubblica a Piazza Capranica 72 Roma, verrà presentato in anteprima Eva degli iris, docufilm biografico dedicato alla scienziata Eva Mameli Calvino, prima botanica ed ambientalista italiana.
Partecipano all’evento il Senatore Mario Occhiuto, La Magnifica Rettrice Università La Sapienza, Antonella Polimeni, modererà l’evento Gianni Todini Direttore ASKA Agenzia stampa nazionale. Saranno presenti gli autori e gli attori.
Il film documentario, prodotto da Fondazione Mira, vuole tracciare, attraverso un impianto multidisciplinare che ha coinvolto diversi campi, cinema, documento, teatro, arte, musica, la ricca ed interessante personalità di Eva Mameli Calvino, madre dello scrittore ed intellettuale del 1900 Italo Calvino che la definì "La maga buona che amava gli iris".
Eva degli iris, film documentario dedicato alla scienziata Eva Mameli Calvino, prima botanica ed ambientalista italiana, vuole tracciare, attraverso un impianto multidisciplinare che ha coinvolto diversi campi, cinema, documento, teatro, arte, musica, la ricca ed interessante personalità di Eva Mameli Calvino.
Tante sono le conquiste in campo della botanica, della ornitologia che le dobbiamo, ma non solo, Eva Mameli Calvino si battè per la salvaguardia dell’ambiente, per l’emancipazione del ruolo della donna e ha cercato, con visione moderna, di coinvolgere i più giovani al rispetto della natura. Una vita intensa che l’ha vista pioniera di importanti percorsi e scoperte a livello internazionale.
Eva degli Iris è prodotto da Fondazione Mira e.t.s, con la collaborazione e Patrocinio della Fondazione di Sardegna, Università di Sassari, Università La Sapienza, Orto Botanico di Roma, Società Dante Alighieri Italia, Società Dante Alighieri Cuba, Inaf -Istituto Nazionale di Astrofisica, Stati Generali delle Donne,
Fondazione Mira e.t.s Presenta :
Eva degli Iris con Isabel Russinova Macri Martinelli Carraresi Claudia Portale Alessandra Prozzo Alessio Caruso
Soggetto e Sceneggiatura di Isabel Russinova (tratto dal romazo antologico Virinoj Angeloj Leoninoj di Isabel Russinova, edito da Armando Curcio Editore) MDP Daniele Lazzara Montaggio Francesco Tellico Tavole originali Isabel Russinova Scene e Costumi Wilma Logatto Effetti post produzione e lavorazione Stadion Video Musica originale Fabio Lombardi Distribuzione Galassia Distribuzione Regia Isabel Russinova Rodolfo Martinelli Carraresi
Manolo Bolognini (Pistoia, 26 ottobre 1925 – Roma, 23 dicembre 2017) è stato un produttore cinematografico e calciatore italiano. Fratello del regista Mauro Bolognini, dopo aver giocato a calcio nella Pistoiese, anche in serie B, decise di seguire il fratello maggiore a Roma per fare cinema. Partendo da primo aiuto segretario in Due notti con Cleopatra di Mario Mattoli, fece tutta la gavetta fino ad arrivare a produrre in prima persona, lavorando con grandi registi come Pier Paolo Pasolini nel film Il Vangelo secondo Matteo e Teorema, Federico Fellini, Sergio Corbucci in Django, Andrej Tarkovskij e con il fratello nel film Il bell'Antonio.Ebbe tre figli: Andrea, Carlotta e Giada.
Mauro Bolognini : Laureato architetto a Firenze, si diplomò in scenografia al Centro sperimentale di cinematografia di Roma, per poi orientarsi verso la regia come aiuto di Luigi Zampa e poi, in Francia, di Yves Allégret e Jean Delannoy. Iniziò l'attività registica segnalando tra il 1955 e il 1958 con veri e propri bozzetti di un tardo neorealismo: Gli innamorati (1955), Giovani mariti (1957).
L'incontro con Pier Paolo Pasolini sceneggiatore gli aprì la strada a maggiori ambizioni con film, come La notte brava (1959), Il bell'Antonio (1960), La giornata balorda (1960), anche se l'impegno letterario si stemperò poi troppo spesso in gusto calligrafico con Senilità (1962), Agostino (1962), Bubù (1971), Per le antiche scale (1975), L'eredità Ferramonti (1976). All'atmosfera in costume e al clima pittorico toscano del suo film La viaccia (1961) si riallacciò nel 1970 con Metello, dove la struttura storico-sociale del romanzo di Vasco Pratolini gli consentì un'evocazione equilibrata e solida: la sua migliore.
Tra gli altri suoi film si ricordano: Imputazione di omicidio per uno studente (1972), Libera, amore mio! (1973), pellicola subito ritirata per problemi politici, Fatti di gente perbene (1974), La storia vera della signora dalle camelie (1981), La venexiana (1986), Mosca addio (1987) e La villa del venerdì (1991).
Bolognini si dedicò anche a varie regie liriche, fra le quali Norma di Bellini al Teatro alla Scala di Milano (scene di Mario Ceroli, 1972) e al Teatro Bol'šoj di Mosca (1975), La fanciulla del West di Puccini al Teatro dell'Opera di Roma e Aida al Teatro La Fenice di Venezia, con direttore Giuseppe Sinopoli al suo debutto (1978), Pollicino di Hans Werner Henze (1995) al Teatro Poliziano di Montepulciano. Mauro Bolognini morì il 14 maggio 2001 all'età di 78 anni. I funerali religiosi si sono celebrati il 16 maggio nella basilica di Santa Maria in Montesanto,
Carlotta Bolognini, produttrice, si racconta a Veronica Benedetta Marino al giornale L'Identità tra aneddoti di famiglia sul set e una vita dedicata al cinema, e tiene viva la memoria del padre Manolo Bolognini e dello zio Mauro Bolognini, da dove ho preso spunto per scrivere della mia amica Carlotta e della loro meravigliosa della famiglia Bolognini, personalmente avevo intervistato il suo zio Mauro ai primi anni della mia carriera di corrispondente a Roma per il mio giornale Ellenico :
Carlotta Bolognini è un nome che evoca immediatamente il grande cinema italiano. Un cognome importante, che racconta di un'eredità artistica straordinaria e di una passione che attraversa le generazioni. Figlia e nipote d’arte, Carlotta prosegue la tradizione di famiglia, incarnando la memoria di un’epoca d’oro del cinema italiano e affrontando, con determinazione, le sfide del presente.
Carlotta, attrice e produttrice, è figlia di Manolo Bolognini, celebre produttore, e nipote di Mauro Bolognini, uno dei più grandi registi e sceneggiatori italiani. “Portare questo cognome è una benedizione, ma anche una responsabilità. Essere figli d’arte significa non potersi permettere errori, per questo scelgo di fare poche cose, con dignità e rispetto”. I pranzi domenicali in casa Bolognini erano un rito, un momento di condivisione familiare in cui il cinema si mescolava alla vita quotidiana. “Le pietanze profumavano di cinema e aneddoti. Mio padre aveva un’ironia unica: quando gli chiedevo di raccontarmi dei suoi film americani, rispondeva scherzando: ‘Ah, perché c’eri anche tu?’”.
Questa passione per il cinema si è radicata presto in Carlotta. A soli cinque anni, durante le riprese di Django, era già immersa nell’atmosfera del set, pronta a contribuire, anche se a modo suo. “Mio padre mi mise accanto all’assistente di edizione con un blocco e una penna, invitandomi a segnalare gli errori degli attori, anche se non sapevo scrivere. Alla fine della settimana, mi diede 5000 lire come paga. Una cifra enorme per una bambina!”
L’incanto della sala e il rispetto della tradizione
Pur apprezzando le piattaforme streaming, Carlotta ribadisce l’importanza della sala cinematografica: “Il buio, l’attesa, i rumori di sottofondo: solo la magia del cinema in sala può offrire emozioni così uniche”. Un rispetto per la tradizione che si riflette anche nel suo modo di lavorare: “Tutti i miei progetti seguono il modus operandi dei Bolognini. Sul set non mi limito a un ruolo, ma sono pronta a sostituire qualsiasi figura”.
Un omaggio al passato con uno sguardo al futuro
Tra i progetti che più rappresentano la sua anima artistica c’è il docufilm Compagni d’Arte, realizzato insieme a Fabio Luigi Lionello. “È un tributo a una generazione straordinaria di cineasti degli anni ’30, tra cui mio padre, mio zio, Franco Zeffirelli e Piero Tosi. Racconta la loro amicizia, nata durante il Fascismo e cresciuta tra Firenze e Roma”. Presentato con grande successo, il film ha ricevuto applausi a scena aperta. “Dopo otto anni di lavoro, vedere questo progetto realizzato è stata un’emozione indescrivibile. Come mi hanno insegnato i miei, il cinema è un lavoro di squadra”.
Il sogno di Carlotta
Se potesse scegliere, Carlotta realizzerebbe un film in costume, un genere che ama profondamente. “Vorrei raccontare i valori che mi ha trasmesso la mia famiglia e l’amore che mi hanno donato le persone che hanno costellato la mia vita. Nonostante i molti lutti e le difficoltà, porto avanti con orgoglio il nome "Bolognini".
Con una forza d’animo che trae dalla sua storia personale, Carlotta guarda al futuro, determinata a onorare il suo passato e a continuare a scrivere il proprio capitolo nella storia del cinema italiano.
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