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Sabato, 14 Dicembre 2019

Gli ultimi giorni dei Templari

Copertina del libro

 

Nella storia ormai più che bi-millenaria della Chiesa resta un episodio largamente avvolto dal mistero: come mai un Ordine cavallaresco di antica fama, anzi il più glorioso di tutti, quello dei Templari sparì dalla Cristianità in breve tempo? Perchè fu soppresso? Che fine fecero quei valorosi cavalieri? Dopo diversi tra film, documentari e romanzi di grande successo (ma, per la verità, complessivamente di ben scarsa attendiblità storica) arriva ora a cimentarsi con la scottante materia lo studioso Mario dal Bello in un'opera breve ma densa e narrativamente entusiasmante, a metà tra il saggio storico e il racconto letterario, che fa stato anche delle ultime documentazioni raccolte dall'Archivio Segreto Vaticano (cfr. M. Dal Bello, Gli ultimi giorni dei Templari, Città Nuova, Roma 2013, pp. 150, Euro 12,00). La vicenda inizia a Troyes, nella Francia settentrionale, nell'inverno del 1129, quando San Bernardo di Chiaravalle (1090-1153) accoglie nella locale cattedrale un gruppo di pellegrini provenienti dalla Terrasanta, dove hanno vissuto poveramente e castamente, al modo dei monaci – ma senza essere preti – presso i resti del Tempio di Salomone (da cui il nome) nella Città Santa. Vogliono proteggere il Santo Sepolcro e le comunità cristiane che vivono nei luoghi santi, sempre più vessate dalle invasioni islamiche: per questo chiedono la benedizione del Papa ma anche, una volta confermati nell'opportunità della loro missione (che svolgono già dai primi decenni del XI secolo), beni e uomini disposti a soffrire per Cristo, nelle Sue terre. Nascerà così l'Ordine dei Cavalieri del Tempio che per circa centocinquant'anni, praticamente fino al 1291, di fatto, proteggerà - compiendo atti di straordinario eroismo - i cammini del pellegrinaggio cristiano proveniente dall'Europa verso Gerusalemme. I problemi inizieranno quando il re di Francia Filippo IV (1268-1314), detto poi 'il Bello' per il suo aspetto fisico, già noto per il celebre 'schiaffo di Anagni' contro Papa Bonifacio VIII (1230-1303) e il suo esasperato regalismo, fortemente indebitato, riesce – con una sorta di ricatto – a farsi prestare dai Templari stessi una somma ingente di denaro. L'idea, oltre che risanare in un tempo praticamente record le casse vuote del suo regno, é quella d'indebolire così un ordine – strategicamente formidabile - che non rispondeva a nessun potere statale, né religioso, che fosse facilmente manipolabile (i Templari obbedivano infatti direttamente al Pontefice) e la cui influenza, morale e spirituale, oltre che economica, iniziava a diffondersi rapidamente in tutta la Cristianità d'Occidente. Dapprima il re tentò di fare pressioni sul Papa (Clemente V (1264-1314), che allora risiedeva in Francia, é infatti il periodo in cui inizia la 'cattività avignonese' del Papato) perché sciogliesse i Templari, li unisse agli Ospedalieri (un altro ordine cavalleresco dalla giurisdizione pure sovranazionale, oggi più noti come 'Cavalieri di Malta') e li ponesse sotto la sua protezione in modo da governarli direttamente e poter avere mano libera anche sul resto del loro tesoro.

Quindi, non riuscendo nel suo intento, istigato dal suo cancelliere di corte, il giurista Guillaume de Nogaret ((1260-1313) uno dei precursori, con i suoi scritti, delle forme più moderne e radicali di giuridisdizionalismo), peraltro già scomunicato in quanto artefice della spedizione di Anagni contro Bonifacio VIII, ideò un vero e proprio complotto con una serie di accuse gravissime contro l'Ordine per far esplodere pubblicamente il caso: eresia, idolatria, stregoneria, sodomia. In poco tempo, così, tutti i cavalieri residenti in Francia (dove si trovava anche la Casa madre dell'Ordine), oltre cinquecento, furono arrestati. Nel riportare le cronache degli storici Dal Bello ricostruisce atmosfere e ansie di quei giorni riuscendo a far comprendere a pieno la complicata questione che metteva uno di fronte all'altro cristiani contro altri cristiani: da una parte il re - se non avesse avuto partita vinta - minacciava uno scisma gallicano e una 'vendetta' post mortem contro Bonifacio VIII, dall'altra il Papa non poteva certo abbandonare al suo destino un Ordine fedelissimo e benemerito come quello dei Templari. Il conflitto fu quindi pressoché totale: politico, diplomatico, ecclesiastico e religioso. Filippo IV, alla fine, riuscì nonostante tutto a costruire un'abile rete di spie, delatori e informatori, isolando sia il Papa che il Gran Maestro dell'Ordine, Jacques de Molay (1243-1324), che si rivelerà decisiva. Il processo seguente contro i Templari che ebbe luogo nel 1307, all'insaputa del Papa stesso, fu una tragica farsa: oltre alle accuse inventate, metodi brutali, finti testimoni e un uso reiterato della tortura per estorcere confessioni il più possibile agghiaccianti. Quando poi, informato dei fatti, Papa Clemente cercò di avocare a sé l'intera querelle, Filippo rispose convocando gli Stati Generali che si espressero per la soppressione dell'Ordine e l'apertura di un processo per eresia contro il defunto Bonifacio VIII. Il Papa – già provato nelle condizioni fisiche e stretto tra due fuochi - cercò a lungo di salvare i cavalieri, ma su pressioni di cardinali vicini al re francese alla fine soppresse temporaneamente l'Ordine per via amministrativa ribadendo comunque che non si trattava affatto di una condanna dottrinale. L'eterodossia dei cavalieri non era mai stata provata. In seguito a questo episodio, però, il re francese ne approfittò per sottrarre il tesoro dell'Ordine e defraudare numerose tra proprietà terriere e fortezze. Per la cronaca, nulla di tutto ciò venne mai restituito.

L'epilogo della drammatica vicenda arrivò infine nel marzo 1314 con la condanna al rogo, organizzata pure in gran segreto dal re, a Parigi, nell'ile de la Cité, sulla Senna, dello stesso Jacques de Molay e Geoffrey de Charney (1251-1314) che dell'Ordine era il precettore per la Normandia. Tuttavia, per uno strano destino – qualcuno per lungo tempo parlò di una vera e propria maledizione lanciata sul patibolo dai Crociati per un atto così folle e criminale – anche gli altri protagonisti della vicenda trovarono tutti la morte di lì a poco, sempre nel 1314. Una scia luttuosa senza precedenti che si estenderà 'inspiegabilmente' anche ai discendenti di re Filippo: “Il figlio Luigi, un carattere aspro e litigioso, regna solo due anni quando muore lasciando incinta la moglie Clemenza d'Ungheria. Gli nascerà un bambino, Giovanni, che vivrà solo cinque mesi. E' nata la leggenda, la maledizione dei Templari che colpirà anche l'ultimo dei successori di re Filippo. Il boia, prima di giustiziare Luigi XVI, gli dirà: «Questa é la vendetta del Gran Maestro»” (p. 122).

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