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Napoli: reti protettive sui ponti per evitare i suicidi

Già nei giorni scorsi in occasione di gravi analoghi episodi verificatisi nell’area collinare, sia sul ponte di Mario Fiore sia su quello di via Pietro Castellino, ero intervenuto proponendo l’installazione di reti protettive per scoraggiare i tentativi di suicidio. Oggi torno sulla questione dopo l’ennesima tragedia che ha registrato la morte di un giovane 25enne che si è lanciato proprio dal ponte di via Castellino, chiedendo alle autorità preposte cosa si aspetta per installare tali reti protettive per i ponti a rischio nel capoluogo partenopeo. Ritengo assurdo proporre che le forze dell’ordine presidino i ponti a rischio in città 24 ore su 24, con grande dispendio di uomini e mezzi, così come sono inaccettabili le trite e ritrite disquisizioni sociologiche sulle motivazioni di questi gesti da parte di chi poi non fa nulla per porre rimedio a presunti disagi sociali che sarebbero alla base di eventi che peraltro, specialmente nel periodo estivo, si verificano in tutto il mondo, e la cui analisi è molto più complessa di quanto si possa immaginare. Analisi che non può essere certa affidata alla sortita improvvisata ed emotiva di qualche esponente politico. gravi episodi occorsi di recente, segnatamente nell’area collinare del capoluogo partenopeo, peraltro non nuovi, che hanno riguardato alcuni ponti posti sulle pubbliche vie, dai quali si sono verificati tentativi di suicidio impongono invece una seria riflessione, rimanendo nel campo prettamente tecnico operativo, al fine di adottare immediatamente tecnologie, già peraltro sperimentate, per tentare di arginare il fenomeno che subisce una notevole impennata nei periodi estivi. Tempo addietro lo stesso problema esisteva pure, rimanendo in Italia, per il ponte di Ariccia, diventato tristemente famoso come “ponte dei suicidi”. Poi una decina di anni fa, per frenare il fenomeno, fu deciso di porre lungo tutto il ponte su ambedue i lati delle reti protettive che, stando alle statistiche, hanno certamente contribuito a scoraggiare i fenomeni di autolesionismo. Anche alla luce di questa esperienza, che peraltro mutua analoghi accorgimenti assunti in altre parti del mondo per scoraggiare il fenomeno dei tentativi di suicidio attuati lasciandosi cadere da manufatti quali ponti o edifici pubblici, che la spesa da sostenere sia ampiamente ricompensata dalla concreta possibilità di salvare tante vite umane. Per questo sollecito le autorità competenti per l’adozione in tempi brevi di tutti i provvedimenti necessari ai fini dell’immediata installazione di tali reti, partendo da quei ponti che, in base alle esperienze pregresse, rispetto alla problematica esaminata, risultano essere più a rischio, come il ponte di via Castellino.

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