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Mercoledì, 08 Dicembre 2021

“Il servo del Signore e l’umanità degli uomini”

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Tre i fuochi su cui si è concentrato il lavoro della prima giornata del seminario di studi organizzato dalla Rivista Il Regno, Gruppo Abele, Azione Cattolica Italiana, Caritas Italiana, Coordinamento delle Comunità d’Accoglienza (CNCA), Reti della Carità, Movimento dei Focolari.

Il primo, quello toccato da Serena Noceti e Kurt Appel sulla scelta definitiva di Dio di farsi nel Figlio nella condizione dell'uomo Filippesi 2, come l'affermazione dell'Ecce Homo (Gv 19,5) evidenziano come il valore della trascendenza s'incontri paradigmaticamente nella vulnerabilità e nella fragilità della vita umana.

Un secondo fuoco riguarda l'orizzonte della povertà come luogo di giudizio delle coscienze e delle società. Da Chi partiremo per definire a quale dignità l'uomo è chiamato? Da chi e nudo o vestito?, armato o disarmato? Ricco o povero? Debole e o forte?

Il terzo fuoco riguarda il metodo ecclesiale, cioè una nuova dinamica ecclesiale che la teologia pastorale di papa Francesco evidenzia come necessità di convocare ad una partecipazione vera tutti i battezzati.

Tutto il popolo di Dio. Da questo punto di vista occorre abbattere i restanti muri interni alla Chiesa e tra essi il più pericoloso, quello che separa laici e clero. Firenze guarda a questi tre fuochi. Firenze è già iniziata.

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Serena Noceti ha messo in evidenza come per chi vuole seguire Gesù è necessario avere i suoi stessi sentimenti (Fil 2). «Gesù – ha detto la Noceti – ha accettato di farsi schiavo. È la vicenda di chi “essendo nella condizione di Dio” sceglie di assumere “la condizione di schiavo”, una condizione che agli occhi del senso religioso comune sembra completamente antitetica alla condizione divina, che colleghiamo così immediatamente all’essere glorioso, al potere, alla libertà assoluta. La condizione dello schiavo è la condizione di chi non ha diritti, è privo di un riconoscimento sociale, serve senza riceverne ricompensa». Infatti, ha sostenuto la Noceti, «Egli svuotò, annientò (non solo spogliò) se stesso (per assumere ciò che non aveva, l’altro da sé, la figura dell’umano - lo schiavo) e umiliò se stesso, abbassò se stesso». Questo comportamento è in aperto contrasto con quello degli uomini che cercano, ha concluso Noceti, « quel consolidamento che la disponibilità economica garantisce o lo status sociale garantisce (ad alcuni); in acquisizione di sempre ulteriori sicurezze; in traiettorie nelle quali il riconoscimento pubblico di “uomo/donna di successo” e l’affermazione di sé si delineano come primarie, in una percezione di sé che si sottrae a fragilità o insuccessi».

 

Di seguito pubblichiamo invece la relazione integrale del card. Etchegaray

 

“Il servo del Signore e l’umanità degli uomini”

Verso il V Convegno nazionale della Chiesa italiana

Roma, 16 maggio 2015

 

Pensieri conclusivi di un cristiano

Dico semplicemente come un vecchio parroco italiano: cari fratelli e sorelle, niente di più. Sono felice di aver accettato l’invito di Gianfranco Brunelli e degli altri gruppi: il Gruppo Abele, il Movimento dei Focolari, l’Azione cattolica, la Caritas diocesana… camminiamo tutti insieme, specialmente verso il giubileo. A tutti dico grazie, soprattutto a Romano Prodi, che oso chiamare non un vecchio ma un giovane amico, per quanto ha fatto in Europa e anche per la sua presenza senza limiti in tutto il pianeta. Basta con le parole di saluto, adesso ascoltate il vecchio parroco che rimango tra di voi.

Vorrei menzionare, nel tema che mi è stato affidato, il bacio della misericordia alla giustizia. “Misericordia e giustizia si baceranno”. Giovanni Paolo II dopo l’attentato di Ali Agca non si è accontentato di cantare questa espressione del salmista nell’enciclica Dives in misericordia del novembre 1980: nel dicembre 1983 ne ha dato l’esempio più straordinario. L’aveva già perdonato dal suo letto d’ospedale, ma quasi nessuno vi aveva fatto caso. Per commuovere milioni di coscienze sparse in tutto il mondo è bastata un’immagine muta, fugace, sfocata: il papa all’interno del carcere dove faceva visita al suo aggressore.

Ma l’uomo moderno, così assetato di iper-giustizia, come può sopportare la scottatura del bacio dato per misericordia? Lungi dall’opporsi alla giustizia, la misericordia la postula, la esige, ma va molto più lontano, molto più a fondo. L’uomo non si oppone alla giustizia quando diventa misericordioso. L’uomo – è un’esperienza di ciascuno di noi – rivendica e insieme teme di essere giudicato. La nostra coscienza esige un giudizio che retribuisca il bene e punisca il male. Nello stesso tempo rifiutiamo però di lasciarci pesare sulla bilancia più giusta, perché siamo convinti che la nostra verità è tutta interiore e può essere colta solo dagli occhi dell’amore.

Giovanni Paolo II è arrivato addirittura a dire che l’amore provoca un rifacimento della giustizia dopo il peccato dell’uomo. L’amore di Dio si è rivestito dell’abito della misericordia, che non ha niente in comune con la pietà condiscendente, con la debolezza complice e con il calcolo interessato. La misericordia porta il suo frutto quando l’uomo, amato fino al perdono, diventa lui stesso misericordioso. Solo allora la terra diventa respirabile, abitabile, persino in una prigione.

Vi sono diverse maniere ugualmente giuste di presentarvi anche il prossimo giubileo, dirò semplicemente: Dio di tenerezza e di misericordia è la parola d’ordine che corre da un capo all’altro della terra. Dio di tenerezza e di misericordia: passatevi queste parole tra di voi e ripetetele come la realtà più meravigliosa. Accogliamo con giubilo questo nome divino, che è il primo con cui Dio si è fatto conoscere sul monte Sinai.

Vorrei che le ripeteste dopo di me: Signore, Signore, Dio di tenerezza e di misericordia, lento all’ira ma ricco di misericordia e di fedeltà!

La misericordia divina è il volto che prende l’amore di Dio quando egli è alle prese con la miseria degli uomini, con la sofferenza, con il peccato. E poiché la miseria è ovunque, in ogni uomo, fin dal primo uomo e dalla prima donna, Adamo ed Eva, Dio non può rivelarsi altrimenti che con il manto della misericordia. La misericordia di Dio è il nuovo nome di Dio, e la misericordia di Dio è infinita come il suo amore. Diciamo “Dio di misericordia”, piuttosto che “misericordia di Dio”!

Andrei ancora avanti, questa è per me una maniera di sentirmi veramente come un parroco tra il suo popolo - che bella parola, popolo di Dio, tutta la Bibbia è stata scritta con questa parola. Non so se avete conosciuto papa Roncalli, sono stato anche il suo autista nel mio piccolo paese basco. Ero segretario del mio vescovo e Roncalli era nunzio a Parigi. E’ venuto, invitato dal mio vescovo, e per almeno due giorni sono stato il suo autista, e ogni tanto mi diceva: “Bravo, bravo il mio autista!”. Non si possono mai paragonare due papi, ma di papa Roncalli non posso dimenticare un testo spirituale che forse è il più bello e il più grande, una cinquantina di pagine che durante un ritiro sulle rive del Bosforo in Turchia ha scritto come commento al Salmo 50. Vi lascio, come un regalo di papa Roncalli, questo commentario spirituale del Miserere.

Un’ultima parola appena vi voglio lasciare: condividere per misericordia divina porta più lontano nella condivisione che condividere per giustizia umana!

Card. Roger Etchegaray

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