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Sabato, 19 Ottobre 2019

Sea Watch, la Libia offre un porto per la prima volta

Per la prima volta la guardia costiera di Tripoli assegna ad una nave umanitaria un porto di sbarco in Libia. Una evidente provocazione ma anche una trappola visto che nessuna Ong porterebbe mai migranti indietro. "La Seawatch non sbarcherà i naufraghi in Libia. Tripoli non è un porto sicuro. Riportare coattivamente le persone soccorse in un Paese in guerra, farle imprigionare e torturare è un crimine. E' vergognoso che l'Italia promuova queste atrocità e che i governi UE ne siano complici".

E' Matteo Salvini ad aggiornare sui movimenti della nave. "Si sta muovendo verso la Tunisia". Ma adesso l'ultimo tracciato mostra un cambio di rotta, da ovest verso nord, prua verso Lampedusa. Le acque territoriali italiane sono lontane poco meno di cento miglia. La Ong non conferma nulla sulla sua rotta.

 Alla Sea Watch, che ieri ha soccorso 53 migranti in zona Sar libica, le autorità hanno indicato questa mattina fa il porto di Tripoli,  probabilmente di concerto con l’Italia dopo l’approvazione del decreto sicurezza bis, per la prima volta la Libia offre ad una Ong un porto di sbarco sapendo già che l’indicazione non verrà seguita.

E non a caso e’ proprio il Viminale a darne notizia annunciando che se la Sea Watch non dovesse obbedire si metterebbe nelle condizioni di dover essere sanzionata secondo le nuove norme previste dal decreto sicurezza bis. “La nave illegale, dopo aver imbarcato 52 immigrati in acque libiche, si trova ora a 38 miglia dalle coste libiche, a 125 miglia da Lampedusa, a 78 miglia dalla Tunisia e a 170 miglia da Malta. Le autorità libiche hanno assegnato ufficialmente Tripoli come porto più vicino per lo sbarco. Se la nave illegale Ong disubbidirà, mettendo a rischio la vita degli immigrati, ne risponderà pienamente”, dice il ministro dell’Interno Matteo Salvini.

Sappia che, qualora facesse rotta verso l'Italia, metterebbe a rischio l'incolumità delle persone a bordo, sottoponendole a un viaggio più lungo e disobbedendo alle indicazioni di chi coordina le operazioni di soccorso. Non vediamo l'ora di usare i nuovi strumenti del decreto Sicurezza Bis per impedire l'accesso alle nostre acque territoriali. È l'ennesima iniziativa di questo tipo da parte di SeaWatch, una vera e propria nave pirata a cui qualcuno consente di violare ripetutamente la legge".

L'avvertimento di Matteo Salvini contro i talebani dell'accoglienza della Sea Watch che vanno a caccia di gommoni è stato chiaro. Dal canto suo la nave della ong tedesca ha deciso di disattendere le disposizioni che le sono state date e di puntare dritta verso la Tuinisia.: "SeaWatch resta in attesa di indicazione di un porto sicuro, con richiesta inviata a Ly, Olanda, Mta, Ita - ha spiegato - una motovedetta libica, con mitragliatrice a prua, è sopraggiunta a trasbordo ormai concluso e ha stabilito contatto radio senza fornire indicazioni. Ha poi lasciato l'area".

Adesso però si aggiunge un nuovo tassello nella vicenda. E a dirlo è il ministro dell'Interno: “La nave illegale, dopo aver imbarcato 52 immigrati in acque libiche, si trova ora a 38 miglia dalle coste libiche, a 125 miglia da Lampedusa, a 78 miglia dalla Tunisia e a 170 miglia da Malta. Le autorità libiche hanno assegnato ufficialmente Tripoli come porto più vicino per lo sbarco. Se la nave illegale Ong disubbidirà, mettendo a rischio la vita degli immigrati, ne risponderà pienamente”. Adesso però la Sea Watch, dopo essere sostata a largo di Tripoli e aver poi preso la direzione verso la Tunisia, ha di nuovo cambiato rotta, e da ovest si dirige ora verso nord, ossia verso Lampedusa. Si evince dal monitoraggio radar della rotta della nave, il cui primo cambio di rotta, verso la Tunisia, aveva già causato l'irritazione del Viminale, che si aspettava invece che Sea Watch approdasse a Tripoli come concordato con le autorità libiche. Ora, invece, il nuovo cambio di direzione, con la nave che si trova ancora a un centinaio di miglia da Lampedusa. La Ong, al momento, non commenta ancora un'eventuale decisione in tal senso, ed è sempre possibile un ulteriore cambio di rotta nelle prossime ore.

Intanto in occasione è stata dettata dalla Giornata mondiale dei Poveri, per cui il Santo Padre ha scritto - com'è ormai prassi - un messaggio. La disamina è sempre la stessa, ma in questa circostanza a mutare è, almeno in parte, la visione prospettica del Santo Padre. Perché questa storia di "muri e ingressi sbarrati" - per Jorge Mario Bergoglio - è destinata a terminare in quanto mera "illusione". La sintesi della versione fornita dall'ex arcivescovo di Buenos Aires è stata riportata pure dall'Agi: ""Si possono costruire tanti muri e sbarrare gli ingressi per illudersi di sentirsi sicuri con le proprie ricchezze a danno di quanti si lasciano fuori - ha scritto il Papa regnante - . Non sarà così per sempre," ha poi sentenziato il papa della Chiesa cattolica.

Il testo del pontefice argentino non può non riguardare la politica. Quando si tratta di situzioni economico-sociali, come quelle proprie della povertà, e di gestione dei fenomeni migratori, il come ci si occupa della cosa pubblica diviene, per necessità argomentativa, oggetto dell'analisi: "Come dimenticare - ha proseguito infatti il vescovo di Roma - i milioni di immigrati vittime di tanti interessi nascosti, spesso strumentalizzati per uso politico, a cui sono negate la solidarietà e l'uguaglianza? E tante persone senzatetto ed emarginate che si aggirano per le strade delle nostre città?". Sembra quasi di poter dire che i due fenomeni, per il Santo Padre, siano destinati ad accadere in maniera simultanea: la caduta delle barriere e la fine della strumentalizzazione politica degli ultimi e dei penultimi. Poi il monito lanciato nei confronti di chi, detenendo ricchezza, "bracca" l'umanità posta ai margini: "In una condizione come questa - ha sottolineato ancora Bergoglio - il cuore di tanti si chiude, e il desiderio di diventare invisibili prende il sopravvento".

E ancora un approfondimento in grado di metterci tutti dinanzi alle nostre responsabilità morali: "Insomma - si legge ancora nel messaggio per la terza Giornata Mondiale dei Poveri -, riconosciamo una moltitudine di poveri spesso trattati con retorica e sopportati con fastidio. Diventano come trasparenti e la loro voce non ha più forza nè consistenza nella società. Uomini e donne sempre più estranei tra le nostre case e marginalizzati tra i nostri quartieri". Il Santo Padre ha poi accusato alcune distorsioni della società contemporanea, che continuano a perseguire, senza intervenire con efficacia, la diseguaglianza economica. Bergoglio è arrivato a rimarcare come la storia non sia stata recepita nonostante gli insegnamenti profusi.

Intanto negli ultimi giorni, il presidente degli Stati Uniti ha proseguito nel suo assedio all’Unione europea. Non solo Brexit, non solo sostegno ai governi euroscettici, non solo asse con il governo italiano o i movimenti sovranisti, adesso l’attacco di Trump ha raggiunto uno dei punti fondamentali di questa Ue: l’euro. La moneta unica è da sempre oggetto delle attenzioni dell’attuale amministrazione americana. Lo è stato sin dalle prime battute della presidenza di The Donald. E lo è stato anche prima, in campagna elettorale. Ma è tornato in auge soprattutto in questi giorni, con l’attacco diretto da parte del presidente americano che, attraverso un tweet, ha colpito due dei suoi obiettivi strategici: la politica della Federal Reserve e la la moneta europea. L’attacco del leader Usa è nato da un articolo di Bloomberg in cui veniva spiegato il boom di turismo in Europa come conseguenza del basso valore dell’euro. Ispirato da questo articolo, Trump ha messo nel mirino la Fed per non abbassare i tassi (storica battaglia del capo della Casa Bianca) e di conseguenza l’euro come moneta “pericolosa” per le casse americane. Un attacco che a noi europei interessa particolarmente, visto che potrebbe orientare la strategia americana verso un aumento della pressione contro l’Eurozona.

Ed e Giallo nel golfo dell'Oman: due petroliere a fuoco. La Quinta Flotta della Marina americana, infatti, ha fatto sapere di aver prestato assistenza a due petroliere, rispondendo a due richieste. I media locali parlano di esplosioni e incendi su entrambe le imbarcazioni. Gli equipaggi sono stati evacuati. L'Iran ha soccorso 44 membri dell'equipaggio, stando a quanto riferiscono media ufficiali iraniani citati anche da media internazionali.

Almeno una delle due petroliere sarebbe stata «colpita da un siluro», ha annunciato il ministro del Commercio nipponico Hiroshige Seko aggiungendo che le due petroliere trasportavano carichi «collegati al Giappone». «Ho avuto informazioni che le due navi con carico collegato al Giappone erano state attaccate vicino allo Stretto di Hormuz», ha detto Seko, proprio quando Shinzo Abe è in Iran come primo premier giapponese in visita dal 1979. La nave in questione è la Front Altair, di proprietà norvegese. L'altra petroliera, la Kokuka Courageous, è stata danneggiata in un «sospetto attacco» che ha aperto uno squarcio nello scafo sopra la linea di galleggiamento.

Almeno una delle due petroliere attaccate oggi nel Golfo di Oman sarebbe stata "colpita da un siluro": lo riporta il quotidiano britannico Telegraph, che cita la compagnia petrolifera statale taiwanese.

In precedenza, il ministro del Commercio giapponese Hiroshige Seko aveva confermato che le navi sono state attaccate sottolineando che le imbarcazioni trasportavano carichi "collegati al Giappone". Seko aveva inoltre precisato che le due navi sono state "attaccate vicino allo Stretto di Hormuz" proprio quando Shinzo Abe è in Iran come primo premier giapponese in visita dal 1979.

La nave che sarebbe stata colpita dal siluro è la Front Altair, di proprietà norvegese. L'altra petroliera, la Kokuka Courageous, è stata danneggiata in un "sospetto attacco" che ha aperto uno squarcio nello scafo sopra la linea di galleggiamento, riporta sempre il Telegraph.

Media locali avevano parlano inizialmente di esplosioni e incendi su entrambe le imbarcazioni.

L'Iran ha annunciato di avere soccorso 44 membri  dell'equipaggio a bordo delle due navi e il portavoce della Quinta Flotta della Marina Usa, il comandante Joshua Frey, ha fatto sapere di avere prestato assistenza alle imbarcazioni. Le due petroliere che hanno preso fuoco nel Golfo di Oman, secondo quanto è stato riferito, sono state attaccate, ha aggiunto Frey.

"Siamo consapevoli di quanti accaduto nel Golfo di Oman e stiamo valutando la situazione": questo il commento della portavoce della Casa Bianca Sarah Sanders dopo che almeno una petroliera e' stata colpita da un siluro.

L'Arabia Saudita accusa l'Iran di essere colpevole "da 40 anni di morte, distruzione e caos" nella regione. Lo ha detto il vice ministro della difesa saudita, il principe Khalid ben Salman. I commenti del vice ministro, figlio del re Salman, giungono all'indomani di un attacco missilistico degli insorti yemeniti Huthi contro l'aeroporto saudita di Abha, nel sud del paese, e nel giorno in cui sono giunte notizie di un non meglio precisato attacco marittimo a due petroliere nel Golfo dell'Oman.

 

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