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Domenica, 07 Marzo 2021

Il mondo della cooperazione ai raggi x

Don Giorgio Occhipinti e la Madonna di Fatima

 

E’ cominciato ieri pomeriggio, nella sede di via Martoglio dell’Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili per la circoscrizione del Tribunale di Ragusa, il nuovo percorso portato avanti dall’Ordine per fare conoscere più da vicino il mondo della cooperazione sotto i vari aspetti che interessano il professionista. “E ciò è stato possibile – ha detto Paolo Mollura, consigliere dell’Ordine, introducendo i lavori – grazie alla collaborazione instaurata con Confcooperative e Legacoop a livello provinciale che ci ha permesso di attivare un ciclo di incontri a tema nel corso dei quali illustreremo in maniera compiuta le varie voci del mondo della cooperazione che meritano la massima attenzione”. All’apertura dei lavori anche il presidente provinciale Confcooperative Ragusa, Gianni Gulino, e il presidente provinciale Legacoop Ragusa, Roberto Roccuzzo, che hanno convenuto sulla bontà del percorso concertato assieme perché orientato a fornire una informazione più dettagliata su quella che è l’identità cooperativa. A scendere più nel dettaglio è stata la relatrice, Angela Maria Peruca, responsabile regionale dell’area tecnica e finanziaria di Legacoop Sicilia. “Molto spesso – ha spiegato – la società cooperativa non viene considerata neanche una società, piuttosto una Srl anormale oppure una Spa anormale. Molto spesso non risultava neppure classificata come azienda. Oggi, con la riforma del diritto societario, datata 2003, questa tipologia di società assume una identità giuridica ben definita, che la colloca tra le società che hanno chiaramente un fine mutualistico, cosa ben diversa rispetto all’essere una società di stampo capitalistico il cui fine ultimo è la speculazione dell’attività gestionale e quindi praticamente di soddisfare le esigenze finanziarie dei soci che hanno remunerato il capitale. Al contrario di quello che accade nella cooperativa in cui si mira, piuttosto, a remunerare l’apporto di lavoro di chi contribuisce a realizzare quell’attività”. Peruca si è poi soffermata sulla funzione anticiclica della cooperazione che, esistente dal 1844, è capace di resistere ai periodi di crisi, come quello attuale. “Questo accade – aggiunge – perché, chiaramente, quando si realizza l’utile in cooperativa (ed è stato dunque sfatato il mito secondo cui in cooperativa non si devono realizzare utili perché se non si fa utile non si ha la potenzialità di accantonare e reinvestire nel successivo esercizio e quindi non si possono produrre nuovi investimenti, realizzare nuove attività, assicurare nuovo lavoro) non ci sono fini speculativi da parte dei soci. E viene dunque fornita la possibilità di potere contare su questo utile come patrimonio proveniente dalle precedenti generazioni. Anche se oggi, considerato che si tratta di un periodo di crisi che ci portiamo appresso da cinque anni, le grandi coop cominciano a soffrire l’aspetto della crisi economico-finanziaria in quanto si stanno depauperando le riserve e quindi il patrimonio si erode”.

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