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Sabato, 02 Luglio 2022

Berlusconi, le condizioni della condanna di interdizione

Silvio Berlusconi ''è stato ritenuto ideatore, organizzatore del sistema (...) creato anche per poter più facilmente occultare l'evasione''. Lo ribadiscono i giudici della Corte d'Appello di Milano nelle motivazioni della sentenza con cui il Cavaliere è stato condannato a 2 anni di interdizione dai pubblici uffici per il caso Mediaset.

Nelle motivazioni Maria Rosaria Mandrioli, il giudice estensore della Terza Corte d'Appello presieduta da Arturo Soprano, in linea con i giudizi di primo, di secondo grado e della stessa Cassazione ha sostenuto che l'ex premier è stato ''ideatore'' e ''organizzatore del sistema'' creato per frodare il Fisco e ''operante in vaste aree del mondo, attraverso numerosi soggetti, società fittizie di proprietà di Berlusconi o di fatto facenti capo a Fininvest''. Per i magistrati ''l'oggettiva gravità del fatto deriva dalla complessità'' di tale sistema.

Il processo-bis, fissato eccezionalmente di sabato, fu assai rapido: un'ora tra relazione,requisitoria,difese e camera di consiglio. E altrettanto veloce è stato il giudice Arturo Soprano nello scrivere le motivazioni della condanna: dieci giorni appena, cinque in meno del tetto minimo consentito dal codice. Da questo momento per i difensori di Berlusconi iniziano a decorrere i termini per ricorrere in Cassazione, ultimo scoglio prima che la interdizione del Cavaliere dalle cariche pubbliche divenga definitiva.

La Corte d'appello spiega anche perchè ha rifiutato di sospendere il processo in attesa che sia deciso il ricorso del Cavaliere alla Corte europea dei diritti dell'uomo contro la legge Severino, che prevede anch'essa la decadenza dalle cariche pubbliche e che rischia di costituire un doppione della interdizione inflitta in sede penale: "In questa sede non si verte sull’applicazione o meno della disciplina della cd. legge Severino che, peraltro ha un ambito di applicazione distinto, ben diverso e certamente non sovrapponibile con quello del presente giudizio". Entrambe le questioni di costituzionalità sollevate dalla difesa di Berlusconi nel corso dell'udienza del 19 ottobre vengono liquidate come "irrilevanti" e comunque "infondate".

Per motivare la interdizione la Corte d'appello afferma che "la condotta ascritta all’imputato consiste in una complessa attività finalizzata a realizzare un’imponente evasione fiscale". Nel corso dei processi sarebbe stata accertata la "particolare intensità del dolo dell’imputato nella commissione del reato contestato e perseveranza in esso"; "a ciò si deve anche aggiungere che il ruolo pubblicamente assunto dall’imputato, non più e non solo come uno dei principali imprenditori incidenti sull’economia italiana, ma anche e soprattutto come uomo politico, aggrava la valutazione della sua condotta".

"Alla luce di tali considerazioni si ritiene che anche la durata della pena accessoria della interdizione dai pubblici uffici debba essere commisurata alla oggettiva gravità dei fatti contestati e quindi non possa attestarsi sul minimo della pena", concludono le motivazioni depositate questa mattina.
''Il ruolo pubblicamente assunto dall'imputato (...) e soprattutto come uomo politico, aggrava la valutazione della sua condotta'': e' un passaggio delle motivazioni della sentenza con cui per Silvio Berlusconi è stata disposta l'interdizione dai pubblici uffici per due anni nell'ambito del processo sul caso Mediaset. I giudici della Terza Corte d'Appello di Milano, nelle dieci pagine di motivazioni, hanno sostenuto, in linea con le sentenze di primo e secondo grado, che la sentenza con cui la Cassazione ha condannato il Cavaliere a 4 anni di carcere per frode fiscale ''ha definitivamente accertato che Berlusconi è stato l'ideatore e l'organizzatore negli anni Ottanta della galassia di società estere, alcune delle quali occulte, collettrici di fondi neri e - per quanto qui interessa - apparenti intermediarie nell'acquisto dei diritti televisivi''.

Gli accertamenti nella sentenza definitiva sul caso Mediaset ''dimostrano la particolare intensità del dolo'' di Silvio Berlusconi ''nella commissione del reato contestato e perseveranza in esso''. E' quanto si legge nelle motivazioni con cui la Corte d'Appello di Milano ha disposto 2 anni di interdizione per il Cavaliere.

Non c'è ''prova alcuna'' che Silvio Berlusconi abbia estinto il suo ''debito tributario'' per il caso Mediaset ma si è limitato a formulare ''una mera 'proposta di adesione' alla conciliazione extra giudiziale''. Lo si legge nelle motivazioni della sentenza con cui l'ex premier è stato condannato a 2 anni di interdizione dai pubblici uffici.

La legge Severino ''ha un ambito di applicazione distinto, ben diverso e certamente non sovrapponibile'' con quello del processo penale con al centro il caso Mediaset. E' quanto si legge nelle motivazioni con cui la Corte d'Appello di Milano ha disposto 2 anni di interdizione dai pubblici uffici per Silvio Berlusconi.

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