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Sabato, 11 Luglio 2020

Tutta la verità sul processo Mediaset

Il nostro collaboratore Giorgio Lambrinopulos ha ricevuto questo comunicato inviato dal Gruppo del Pdl alla Camera che con piacere pubblichiamo:

 

TUTTA LA VERITÀ SUL PROCESSO MEDIASET

non diamo qui una diffusa trattazione. Ci limitiamo ad appunti di verità che mostrano l’assoluta predeterminazione delle sentenze, con una coerenza interna spaventosa.

Una macchina aliena montata con cura maniacale, con un navigatore satellitare che disegna l’itinerario perfetto della condanna e l’equipaggio su misura per il compito.

(1.A) LA STORIA DEL PROCESSO

TRIBUNALE, PRIMO GRADO DI GIUDIZIO: 3 (tre) giudici su 3 (tre), cento per cento, di estrema sinistra, appartenenti a Magistratura Democratica. Il risultato è ovvio. Con un’anomalia supplementare: la sentenza non contempla solo il dispositivo, ma vengono contestualmente lette anche le motivazioni che normalmente prendono almeno 60 (sessanta) giorni. Qui neanche un minuto. 26 ottobre del 2012.

CORTE D’APPELLO, SECONDO GRADO DI GIUDIZIO: 3 (tre) su 3 (tre), cento per cento, giudici di estrema sinistra. Fissato a velocità da record nel gennaio del 2013. Stesso ritmo innaturale, con la negazione in primo come in secondo grado di 171 testimoni a difesa, violando le norme del diritto europeo del giusto processo (articolo 6 della Convenzione europea dei diritti umani, art. 111 della Costituzione

CORTE DI CASSAZIONE, TERZO GRADO DI GIUDIZIO: 3 (tre) giudici su 5 (cinque) di estrema sinistra + uno di essi impacciato dall’incerta sorte del figlio magistrato. Questa corte non è il “giudice naturale”. Per poter predeterminare questi giudici la Corte d’Appello di Milano segnala che la prescrizione interverrà il 1° agosto 2013, quando nella realtà la data è quella del 26 settembre.

Questa “fantasia” giuridica consente di assegnare la pratica alla Sezione Feriale (composta all’uopo), evitando che il processo sia messo a ruolo dalla Terza Sezione, specializzata in reati fiscali, la quale aveva il torto di aver già assolto Berlusconi dinanzi ad accuse basate su medesimi argomenti (inesistenti) di prova già il 6 marzo

STRANEZZA ULTERIORE. Le motivazioni della condanna sono firmate da tutti i cinque membri della Corte. Perché? L’esperienza forense spiega questa firma in blocco con il fatto che il relatore non condivideva sentenza e motivazioni.

LA CASSAZIONE TRADISCE SE STESSA, salta a piè pari, contraddicendo la propria natura e il proprio dovere, le questioni gravi di diritto esposte dalla difesa. Nessuna risposta è stata data alle eccezioni dei legali di Berlusconi.

La sequenza drammatica qui esposta si spiega soltanto con l’intenzione preordinata di portare a compimento un’operazione politica; Un iter classico per un accanimento giudiziario teso a eliminare il leader del centrodestra dalla scena politica così da lasciare campo libero per l’ascesa

indisturbata al potere della sinistra.

(1.B) BERLUSCONI “SOCIO OCCULTO AL 50%” DI FRANK AGRAMA?

FALSO!

1. Agrama ha testimoniato sotto giuramento che Berlusconi non .è mai stato suo socio.

2. Agrama ha dichiarato di aver incontrato una sola volta Berlusconi negli anni ottanta.

3. Agrama ha sostenuto che Berlusconi non ha mai partecipato a nessuna trattativa di compravendita di diritti televisivi.

4. Nessun passaggio di denaro da Agrama a Berlusconi risulta dalle indagini effettuate dalla Procura di Milano in numerose banche europee.

5. Quelle stesse indagini hanno reperito invece conti di Agrama dove risultano gli utili derivanti dalla sua attività imprenditoriale di acquisto-vendita diritti.

6. Per Berlusconi, socio attraverso Fininvest al 50% di Mediaset, e socio occulto (sic!) di Agrama al 50%, sarebbe stato indifferente qualsiasi spostamento di prezzo dei diritti a danno o a favore di Agrama o Mediaset.

7. Se Berlusconi fosse stato socio di Agrama, questi si sarebbe rivolto a lui invece che pressantemente a dirigenti di Mediaset per ottenere la continuità del rapporto.

8. Il capo dell’ufficio acquisti di Mediaset ha preteso e ottenuto una tangente del 10 per cento da Agrama. Se Berlusconi fosse stato il socio, ne sarebbe stato informato, e il dirigente sarebbe stato immediatamente licenziato e denunciato.

Da questi chiari dati emerge come, attraverso Fininvest, Silvio Berlusconi sia parte lesa a causa del comportamento di un dirigente Mediaset infedele.

Questa è una determinazione cui è giunta la Corte di Cassazione stessa. Infatti nella sentenza del 18 magio 2012 la Seconda Sezione Penale della Suprema Corte, e dunque passata in giudicato, ha escluso espressamente che Silvio Berlusconi potesse essere stato socio di Frank Agrama (pag. 9 della sentenza).

In questa sentenza la Corte di Cassazione ha stabilito che:

1. Frank Agrama aveva una azienda di compravendita diritti ed era, quindi, un intermediario tra Paramount e Mediaset vero e non fittizio.

2. Il profitto realizzato da Agrama era un profitto “normale” e non “anomalo”.

3. I prezzi praticati a Mediaset erano prezzi di mercato e non prezzi illecitamente gonfiati.

4. Berlusconi non aveva poteri di intervento gestionale su Mediaset e non aveva comunque mai effettuato alcun intervento. Berlusconi quindi era ed è completamente estraneo al rapporto Agrama-Mediaset.

Questa sentenza definitiva della Corte di Cassazione è stata contraddetta dalla Corte della sezione feriale. La quale, per arrivare a condannare Silvio Berlusconi, ha malamente opacizzato le evidenze fattuali e logiche della Sezione penale. E cioè:

1. Frank Agrama è stato creato da Berlusconi per farne fittiziamente il mediatore a suo uso.

2. I profitti di Agrama erano esagerati.

3. I prezzi di vendita dei diritti a Mediaset erano gonfiati.

4. Berlusconi imponeva a Mediaset di acquistare i diritti di Agrama.

Perché questo rovesciamento? Vedi “Storia del processo Mediaset” come episodio culminante della “guerra dei vent’anni” condotta contro Silvio Berlusconi.

(1.C) I VERI RAPPORTI TRA BERLUSCONI E MEDIASET. TOTALE

TRASPARENZA

Quante bugie inventate e diffuse sul tema… Qualche nota utile a sbaraccare il castello delle menzogne ad uso della sinistra.

1. Mediaset ha sempre acquistato diritti televisivi a prezzo di mercato.

2. Mediaset ha sempre correttamente ammortizzato nei bilanci il costo dei diritti televisivi dividendolo in un numero di anni corrispondente a quello della durata dei contratti.

3. Mediaset non ha in nessun caso evaso il fisco e tantomeno operato una frode fiscale. Infatti:

a. Fedele Confalonieri, presidente di Mediaset che ne firma i bilanci, è stato assolto.

b. I componenti del Consiglio di amministrazione e del Collegio dei sindaci, l’amministratore delegato, il direttore finanziario, il direttore fiscale non sono stati mai indagati e neppure interrogati.

c. Mediaset non ha approfittato del “condono tombale “ del 2003 (governo Berlusconi), perché i vertici dell’azienda avevano pieno convincimento della propria perfetta correttezza fiscale.

Questi elementi consentono istruttive deduzioni. Silvio Berlusconi azionista di Mediaset attraverso Fininvest:

1. Non aveva e non esercitava alcun potere di gestione su Mediaset.

2. Ammesso e non concesso che avesse avuto voce in capitolo, sarebbe comunque perfettamente innocente non avendo Mediaset commesso alcun reato di evasione o frode fiscale.

3. L’incredibile invenzione di un reato ad personam da parte della Corte di Cassazione, e cioè “ideatore di frode fiscale”, è giuridicamente sballata.

4. Nella ipotesi fantasiosa del terzo tipo che un simile reato possa esistere in qualche codice di un altro pianeta, si riferirebbe ad un sistema di compravendita di diritti risalente a trent’anni fa e dunque sarebbe prescritto anche su Marte o Saturno.

 

(2)

CONCLUSIONI

 

Tutto questo è accaduto e sta accadendo in Italia, dove con l’eliminazione per via giudiziaria del nemico di sempre si sta consumando un colpo di Stato, un golpe, con le sue drammatiche conseguenze per la democrazia, senza chel’informazione dei cosiddetti giornaloni e dei Tg della Rai, di La7 e di Sky fornisca anche uno solo di questi elementi di verità.

Chi ama libertà e democrazia deve conoscere, studiare e diffondere in ogni ambiente la verità su questa tragica operazione di giustizia politica. Che non riguarda gli interessi personali di Berlusconi, ma il patrimonio di libertà e democrazia nostro e dei nostri figli.

 

 

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