Il Festival Florio 2026 prosegue la sua programmazione con un appuntamento carico di emozione: Gigi Proietti: insegnamenti e chiacchiere, in scena lunedì 29 giugno alle 21:30 presso gli ex Stabilimenti Florio, è un racconto a più voci, un viaggio nel cuore e nella mente di uno dei più grandi maestri del teatro italiano, attraverso chi lo ha conosciuto, vissuto, amato.
A oltre cinque anni dalla scomparsa di Gigi Proietti, il suo spirito ritorna sul palcoscenico grazie a chi, da lui, ha imparato non solo l’arte scenica ma anche l’arte della vita. In prima linea Claudio Pallottini, attore, autore, drammaturgo e allievo del grande mattatore romano, che firma e racconta questo tributo tratto dal suo libro dedicato a Proietti, un testo leggero, ironico, ma profondamente sincero. Con lui in scena la figlia Carlotta Proietti, attrice, cantante e regista, che ha condiviso con il padre il talento, la versatilità e la rara capacità di attraversare il teatro con profondità e ironia. A completare la compagnia, il pianista Andrea Bianchi e l’attore Ermenegildo Marciante, anche loro cresciuti artisticamente all’ombra – o forse alla luce – di Gigi.
Lo spettacolo è un fluire di parole, musica, ricordi, risate e riflessioni. Non un omaggio malinconico, ma un dialogo vivo, pieno di quell’energia che Gigi Proietti sapeva trasmettere anche con una sola pausa, con uno sguardo o con l’intonazione precisa di una battuta. Le sue lezioni di teatro diventano qui racconti di umanità, aneddoti comici, citazioni memorabili, squarci di una vita vissuta sempre in prima fila, sempre con generosità.
In scena, la voce di Gigi risuona attraverso i ricordi di chi gli è stato vicino, alternandosi a pensieri, frammenti di insegnamento, battute che ormai fanno parte del lessico affettivo del pubblico italiano. “Senza conoscere non vai da nessuna parte, giovano’!” diceva spesso, e tutto il suo lavoro – di attore, di insegnante, di narratore – è stato una forma di trasmissione: della cultura, del mestiere, della responsabilità del palcoscenico.
Carlotta Proietti, in particolare, porta con sé un’eredità luminosa. Attrice bilingue, versatile, capace di passare dalla prosa classica alla commedia musicale, dalla tragedia al teatro contemporaneo, ha già alle spalle un curriculum ricco e originale. Ha recitato Shakespeare in lingua inglese e in siciliano, lavorato con autori come Nicola Piovani, Andrea Camilleri e Alan Nielson, calcato palcoscenici italiani e internazionali, diretto spettacoli, partecipato a film e fiction, presentato serate prestigiose come i Nastri d’Argento. Ma è forse proprio in questo spettacolo, accanto a chi ha conosciuto intimamente suo padre, che si coglie la profondità del suo legame con la figura di Gigi: non solo come figlia, ma come artista forgiata da un modello, riplasmata da una passione condivisa.
Gigi Proietti: insegnamenti e chiacchiere vuole essere una dichiarazione d’amore al teatro, al mestiere dell’attore, alla cultura come bene comune. E rappresenta anche un modo per restituire alla memoria collettiva la voce di un artista che non ha mai cercato il facile consenso, ma ha sempre scelto la via più ardua e onesta: quella del lavoro quotidiano, dello studio, della dedizione assoluta al pubblico. «Dal più grande al più piccolo, da Robert De Niro a chi vuoi tu, non ce n’è uno che non soffra», diceva Proietti. E questa frase racchiude molto del suo sguardo sulla scena e sulla vita.
Fonte E.Castiglioni - Press Office & Public Relations
Dal 10 al 21 giugno, 50 artisti, tra attori, registi, tecnici e professionisti del mondo del cinema provenienti da 35 paesi di tutti i continenti, si riuniscono in Calabria per partecipare alla tredicesima edizione del laboratorio cinematografico Kino Guarimba, con l'obiettivo di realizzare cortometraggi originali in collaborazione con la comunità di Amantea (CS).
Saranno rappresentate le seguenti nazioni: Algeria, Argentina, Azerbaijan, Brasile, Bulgaria, Canada, Colombia, Finlandia, Francia, Germania, Giappone, Grecia, India, Irlanda, Italia, Kazakistan, Kuwait, Lettonia, Libano, Messico, Paesi Bassi, Pakistan, Palestina, Perù, Portogallo, Romania, Serbia, Singapore, Slovenia, Spagna, Stati Uniti, Taiwan, Tunisia, Ucraina, Ungheria.
Amantea è un piccolo comune del Tirreno cosentino che, per dodici giorni, diventerà un centro di produzione cinematografica e di formazione specializzata. Una trasformazione resa ancora più significativa dalla recente apertura del Cinema Sicoli, la prima sala cinematografica al chiuso del territorio, che segna un cambio di passo nella vita culturale della città e con cui la residenza si intreccia naturalmente.
Un laboratorio, non un festival
Il Kino Guarimba non è un evento da guardare, ma un processo da vivere. I cinquanta partecipanti — che non si conoscono tra loro prima di arrivare — vengono selezionati per portfolio, entusiasmo e voglia di mettersi in gioco. Una volta ad Amantea, formeranno liberamente i gruppi di lavoro e, partendo da zero, scriveranno, gireranno e monteranno cortometraggi originali della durata massima di 7 minuti, da presentare alla cittadinanza nell'ultima serata della residenza.
I dodici giorni si articolano in tre fasi: una prima fase di networking e formazione, con masterclass su regia, ripresa sonora, montaggio e distribuzione, e attività pedagogiche basate sui principi dell'educazione non formale e del metodo Kino; una seconda fase dedicata alle riprese nei luoghi della città; una terza fase culminante nella proiezione pubblica dei cortometraggi realizzati.
L'approccio educativo si ispira al Cooperative Learning e alla pedagogia Montessori: i tutor accompagnano i partecipanti senza sostituirsi a loro, valorizzando l'autonomia, la collaborazione e la capacità di trovare soluzioni creative in condizioni di incertezza. L'obiettivo non è produrre capolavori, ma costruire comunità.
Il casting popolare: Amantea protagonista
Il 12 giugno, al Lido Azzurro di Amantea, si terrà il casting popolare aperto a tutta la cittadinanza: chiunque voglia recitare in uno dei cortometraggi prodotti durante la residenza è invitato a presentarsi e a farsi conoscere da questa comunità internazionale. Non servono esperienze pregresse: serve solo la voglia di esserci. È uno dei momenti più autentici della residenza, in cui il confine tra artisti e comunità locale si dissolve, e Amantea smette di essere uno sfondo per diventare protagonista.
Cosa significa per il territorio
Una residenza come il Kino Guarimba non è solo un evento culturale: è un investimento nel capitale sociale di un luogo. Cinquanta persone da tutto il mondo scelgono di venire ad Amantea, di viverci per dodici giorni, di conoscerne le strade, i volti, i sapori. Portano con sé reti internazionali, visibilità, e un modo di guardare il territorio con occhi nuovi. I cortometraggi realizzati in passato hanno circolato in festival di tutto il mondo — da Berlino ad Amsterdam, da Parigi a Roma — portando il nome di Amantea e della Calabria in contesti culturali di primo piano.
Il Kino Guarimba è parte di Territorio Guarimba, presidio culturale permanente che opera tutto l'anno ad Amantea con un'arena all'aperto, una biblioteca attiva e spazi di produzione artistica. Il progetto è tra i tre vincitori nazionali del bando 2026 della Fondazione Italia Patria della Bellezza ETS, selezionato su oltre 270 candidature per il forte impatto culturale e sociale che genera nel territorio.
"Il Kino Guarimba apre la Calabria al mondo e dimostra che anche dai margini si possono generare modelli culturali solidi, continui e replicabili", dichiara Giulio Vita, direttore artistico del progetto. "Non abbiamo costruito un evento, ma un'infrastruttura culturale che vive ogni giorno."
Il 21 giugno si terrà la proiezione pubblica dei cortometraggi realizzati durante la residenza, aperta a tutta la cittadinanza, presso lo spazio culturale Il Terrenito di Amantea.
L'iniziativa è organizzata dall'Associazione Culturale La Guarimba, con il festival Caribe Atomico (Venezuela), MyAirBridge, Moleskine Foundation e Fondazione Italia Patria della Bellezza.
Dal 10 al 21 giugno, 50 artisti, tra attori, registi, tecnici e professionisti del mondo del cinema provenienti da 35 paesi di tutti i continenti, si riuniscono in Calabria per partecipare alla tredicesima edizione del laboratorio cinematografico Kino Guarimba, con l'obiettivo di realizzare cortometraggi originali in collaborazione con la comunità di Amantea (CS).
Saranno rappresentate le seguenti nazioni: Algeria, Argentina, Azerbaijan, Brasile, Bulgaria, Canada, Colombia, Finlandia, Francia, Germania, Giappone, Grecia, India, Irlanda, Italia, Kazakistan, Kuwait, Lettonia, Libano, Messico, Paesi Bassi, Pakistan, Palestina, Perù, Portogallo, Romania, Serbia, Singapore, Slovenia, Spagna, Stati Uniti, Taiwan, Tunisia, Ucraina, Ungheria.
Amantea è un piccolo comune del Tirreno cosentino che, per dodici giorni, diventerà un centro di produzione cinematografica e di formazione specializzata. Una trasformazione resa ancora più significativa dalla recente apertura del Cinema Sicoli, la prima sala cinematografica al chiuso del territorio, che segna un cambio di passo nella vita culturale della città e con cui la residenza si intreccia naturalmente.
Un laboratorio, non un festival
Il Kino Guarimba non è un evento da guardare, ma un processo da vivere. I cinquanta partecipanti — che non si conoscono tra loro prima di arrivare — vengono selezionati per portfolio, entusiasmo e voglia di mettersi in gioco. Una volta ad Amantea, formeranno liberamente i gruppi di lavoro e, partendo da zero, scriveranno, gireranno e monteranno cortometraggi originali della durata massima di 7 minuti, da presentare alla cittadinanza nell'ultima serata della residenza.
I dodici giorni si articolano in tre fasi: una
Dal 10 al 21 giugno, 50 artisti, tra attori, registi, tecnici e professionisti del mondo del cinema provenienti da 35 paesi di tutti i continenti, si riuniscono in Calabria per partecipare alla tredicesima edizione del laboratorio cinematografico Kino Guarimba, con l'obiettivo di realizzare cortometraggi originali in collaborazione con la comunità di Amantea (CS).
Saranno rappresentate le seguenti nazioni: Algeria, Argentina, Azerbaijan, Brasile, Bulgaria, Canada, Colombia, Finlandia, Francia, Germania, Giappone, Grecia, India, Irlanda, Italia, Kazakistan, Kuwait, Lettonia, Libano, Messico, Paesi Bassi, Pakistan, Palestina, Perù, Portogallo, Romania, Serbia, Singapore, Slovenia, Spagna, Stati Uniti, Taiwan, Tunisia, Ucraina, Ungheria.
Amantea è un piccolo comune del Tirreno cosentino che, per dodici giorni, diventerà un centro di produzione cinematografica e di formazione specializzata. Una trasformazione resa ancora più significativa dalla recente apertura del Cinema Sicoli, la prima sala cinematografica al chiuso del territorio, che segna un cambio di passo nella vita culturale della città e con cui la residenza si intreccia naturalmente.
Un laboratorio, non un festival
Il Kino Guarimba non è un evento da guardare, ma un processo da vivere. I cinquanta partecipanti — che non si conoscono tra loro prima di arrivare — vengono selezionati per portfolio, entusiasmo e voglia di mettersi in gioco. Una volta ad Amantea, formeranno liberamente i gruppi di lavoro e, partendo da zero, scriveranno, gireranno e monteranno cortometraggi originali della durata massima di 7 minuti, da presentare alla cittadinanza nell'ultima serata della residenza.
I dodici giorni si articolano in tre fasi: una prima fase di networking e formazione, con masterclass su regia, ripresa sonora, montaggio e distribuzione, e attività pedagogiche basate sui principi dell'educazione non formale e del metodo Kino; una seconda fase dedicata alle riprese nei luoghi della città; una terza fase culminante nella proiezione pubblica dei cortometraggi realizzati.
L'approccio educativo si ispira al Cooperative Learning e alla pedagogia Montessori: i tutor accompagnano i partecipanti senza sostituirsi a loro, valorizzando l'autonomia, la collaborazione e la capacità di trovare soluzioni creative in condizioni di incertezza. L'obiettivo non è produrre capolavori, ma costruire comunità.
Il casting popolare: Amantea protagonista
Il 12 giugno, al Lido Azzurro di Amantea, si terrà il casting popolare aperto a tutta la cittadinanza: chiunque voglia recitare in uno dei cortometraggi prodotti durante la residenza è invitato a presentarsi e a farsi conoscere da questa comunità internazionale. Non servono esperienze pregresse: serve solo la voglia di esserci. È uno dei momenti più autentici della residenza, in cui il confine tra artisti e comunità locale si dissolve, e Amantea smette di essere uno sfondo per diventare protagonista.
Cosa significa per il territorio
Una residenza come il Kino Guarimba non è solo un evento culturale: è un investimento nel capitale sociale di un luogo. Cinquanta persone da tutto il mondo scelgono di venire ad Amantea, di viverci per dodici giorni, di conoscerne le strade, i volti, i sapori. Portano con sé reti internazionali, visibilità, e un modo di guardare il territorio con occhi nuovi. I cortometraggi realizzati in passato hanno circolato in festival di tutto il mondo — da Berlino ad Amsterdam, da Parigi a Roma — portando il nome di Amantea e della Calabria in contesti culturali di primo piano.
Il Kino Guarimba è parte di Territorio Guarimba, presidio culturale permanente che opera tutto l'anno ad Amantea con un'arena all'aperto, una biblioteca attiva e spazi di produzione artistica. Il progetto è tra i tre vincitori nazionali del bando 2026 della Fondazione Italia Patria della Bellezza ETS, selezionato su oltre 270 candidature per il forte impatto culturale e sociale che genera nel territorio.
"Il Kino Guarimba apre la Calabria al mondo e dimostra che anche dai margini si possono generare modelli culturali solidi, continui e replicabili", dichiara Giulio Vita, direttore artistico del progetto. "Non abbiamo costruito un evento, ma un'infrastruttura culturale che vive ogni giorno."
Il 21 giugno si terrà la proiezione pubblica dei cortometraggi realizzati durante la residenza, aperta a tutta la cittadinanza, presso lo spazio culturale Il Terrenito di Amantea.
L'iniziativa è organizzata dall'Associazione Culturale La Guarimba, con il festival Caribe Atomico (Venezuela), MyAirBridge, Moleskine Foundation e Fondazione Italia Patria della Bellezza.
prima fase di networking e formazione, con masterclass su regia, ripresa sonora, montaggio e distribuzione, e attività pedagogiche basate sui principi dell'educazione non formale e del metodo Kino; una seconda fase dedicata alle riprese nei luoghi della città; una terza fase culminante nella proiezione pubblica dei cortometraggi realizzati.
L'approccio educativo si ispira al Cooperative Learning e alla pedagogia Montessori: i tutor accompagnano i partecipanti senza sostituirsi a loro, valorizzando l'autonomia, la collaborazione e la capacità di trovare soluzioni creative in condizioni di incertezza. L'obiettivo non è produrre capolavori, ma costruire comunità.
Il casting popolare: Amantea protagonista
Il 12 giugno, al Lido Azzurro di Amantea, si terrà il casting popolare aperto a tutta la cittadinanza: chiunque voglia recitare in uno dei cortometraggi prodotti durante la residenza è invitato a presentarsi e a farsi conoscere da questa comunità internazionale. Non servono esperienze pregresse: serve solo la voglia di esserci. È uno dei momenti più autentici della residenza, in cui il confine tra artisti e comunità locale si dissolve, e Amantea smette di essere uno sfondo per diventare protagonista.
Cosa significa per il territorio
Una residenza come il Kino Guarimba non è solo un evento culturale: è un investimento nel capitale sociale di un luogo. Cinquanta persone da tutto il mondo scelgono di venire ad Amantea, di viverci per dodici giorni, di conoscerne le strade, i volti, i sapori. Portano con sé reti internazionali, visibilità, e un modo di guardare il territorio con occhi nuovi. I cortometraggi realizzati in passato hanno circolato in festival di tutto il mondo — da Berlino ad Amsterdam, da Parigi a Roma — portando il nome di Amantea e della Calabria in contesti culturali di primo piano.
Il Kino Guarimba è parte di Territorio Guarimba, presidio culturale permanente che opera tutto l'anno ad Amantea con un'arena all'aperto, una biblioteca attiva e spazi di produzione artistica. Il progetto è tra i tre vincitori nazionali del bando 2026 della Fondazione Italia Patria della Bellezza ETS, selezionato su oltre 270 candidature per il forte impatto culturale e sociale che genera nel territorio.
"Il Kino Guarimba apre la Calabria al mondo e dimostra che anche dai margini si possono generare modelli culturali solidi, continui e replicabili", dichiara Giulio Vita, direttore artistico del progetto. "Non abbiamo costruito un evento, ma un'infrastruttura culturale che vive ogni giorno."
Il 21 giugno si terrà la proiezione pubblica dei cortometraggi realizzati durante la residenza, aperta a tutta la cittadinanza, presso lo spazio culturale Il Terrenito di Amantea.
L'iniziativa è organizzata dall'Associazione Culturale La Guarimba, con il festival Caribe Atomico (Venezuela), MyAirBridge, Moleskine Foundation e Fondazione Italia Patria della Bellezza.
Si è conclusa con grande successo la tournée americana del soprano Dominika Zamara, protagonista di un lungo viaggio artistico durato oltre un mese attraverso gli Stati Uniti. Un percorso musicale che ha toccato cinque importanti tappe tra lo Stato di New York, il Wisconsin, il Texas e l’Ohio, per poi chiudersi nuovamente a New York, confermando ancora una volta il forte legame dell’artista con il pubblico americano.
La tournée si è trasformata in un vero e proprio ponte culturale tra Europa e Stati Uniti, un viaggio capace di unire tradizioni musicali differenti attraverso il linguaggio universale dell’arte.Ogni concerto ha rappresentato un’occasione di incontro tra culture, sensibilità e generazioni diverse.
L’accoglienza calorosa ricevuta in ogni città ha evidenziato l’affetto e la stima che il pubblico statunitense nutre nei confronti della Zamara, artista che da anni si esibisce con continuità sui palcoscenici americani. Grazie alla sua voce, alla presenza scenica e a un repertorio raffinato e ricercato, il soprano è riuscito nel tempo a conquistare gli appassionati di musica classica oltreoceano.
Il tour è iniziato nella città simbolo della cultura internazionale, New York. Nella Grande Mela, Dominika Zamara si è esibita presso l’Istituto Italiano di Cultura accompagnata al pianoforte dal Maestro Clipper Erickson. Per l’occasione il soprano ha presentato un progetto originale da lei ideato, dedicato alla valorizzazione delle opere di Vincenzo Bellini e Frédéric Chopin, due figure centrali della musica romantica europea.
Sempre a New York City, l’artista ha inoltre partecipato a un evento organizzato dal New York Composer Circle, prestigiosa realtà dedicata alla diffusione della musica contemporanea della quale la Zamara è Performing Artist dal 2023. Durante questa esibizione il soprano ha interpretato due prime mondiali insieme ai musicisti Craig Ketter e Jakub Polaczyk, ricevendo grande apprezzamento da parte del pubblico e degli addetti ai lavori.
La seconda tappa della tournée ha portato il soprano nel Wisconsin, a Milwaukee, dove si è esibita presso il Polish Center of Wisconsin accompagnata dal pianista Juan Pablo Horcasitas. Anche in questa occasione il concerto ha riscosso notevole successo, consolidando ulteriormente il rapporto dell’artista con le comunità culturali europee presenti negli Stati Uniti.
Successivamente il tour è approdato in Texas. La prima esibizione si è svolta ad Austin, nella Concert Hall della radio KMFA Classical 89.5, insieme al pianista Kevin Koehler. In seguito, Dominika Zamara ha raggiunto Corpus Christi per partecipare al Festival Chopin organizzato dalla Fryderyk Chopin Society of Texas, accompagnata dalla pianista Maria Parrini.
La tournée è poi proseguita in Ohio, nella città di Toledo, dove il soprano si è esibito insieme alla pianista Vanessa Kwiatkowski Nicholas, proponendo un repertorio che ha unito tradizione lirica e sensibilità contemporanea.
Gran finale ancora nello Stato di New York, questa volta a Buffalo e Niagara Falls, dove Dominika Zamara ha preso parte a un’imponente esibizione insieme a un coro composto da cento persone, regalando al pubblico un evento di forte impatto artistico ed emotivo.
A suggellare il successo della tournée è arrivato anche un importante riconoscimento: a Buffalo il soprano è stato insignito del premio “Polish Singer Alliance of America”, ulteriore attestato di stima per un’artista che continua a portare la tradizione musicale europea sui più prestigiosi palcoscenici internazionali.
Sarà il grande sinfonismo romantico, dagli albori beethoveniani ancora intrisi di classicismo fino agli esiti estremi e divergenti di Mahler e Rachmaninov, il protagonista indiscusso della XXXV stagione del Settembre dell’Accademia a Verona, che questo anno si svolgerà dall’8 al 30 settembre 2026, portando ancora una volta sul palco scaligero alcune delle maggiori orchestre internazionali.
In questi 35 anni, oltre centotrentaquattro tra orchestre, ensemble e cori, centotrentacinque direttori e centottantotto solisti hanno calcato il palcoscenico del Teatro Filarmonico, proponendo oltre trecentocinquanta composizioni di più di cento autori e facendo del Festival veronese diretto da Luigi Tuppini uno dei più rinomati e ambiti appuntamenti nel calendario concertistico nazionale.
Così, l’apertura della stagione quest’anno è già un manifesto di eccellenza con un “evento nell’evento” e una rara occasione: due concerti consecutivi l‘8 e il 9 settembre, affidati entrambi al acclamata bacchetta di Daniele Gatti, invitato a una sorta di mini-residenza alla guida della “sua” Sächsische Staatskapelle Dresden.
Il primo appuntamento è con la drammatica e appassionata Sinfonia n. 6 “Tragica” di Gustav Mahler, dirompente e tesa con il famoso martello finale che il Fato usa per annichilire il protagonista; mentre il giorno successivo l’orchestra sassone e il Maestro Gatti presenteranno al pubblico del Teatro veronese la Sinfonia n. 2 in re maggiore di Johannes Brahms e di Beethoven la famosa ouverture dell’Egmont e il Quarto concerto per pianoforte.
Ad affiancare l’ensemble la straordinaria Beatrice Rana che, reduce dal successo riscosso lo scorso anno sul palcoscenico del Filarmonico, prosegue la sua riflessione sul connubio pianoforte-orchestra nell’opera del geniale compositore tedesco.
Il viaggio musicale proposto dall’Accademia Filarmonica di Verona – che, istituita nel 1543, può vantarsi d’essere la più antica accademia musicale d’Europa ancora in attività - prosegue con un confronto tra due giganti del pieno Romanticismo, interpreti di visioni estetiche opposte: Brahms e Čajkovskij.
Il 16 settembre la Bergen Philharmonic Orchestra presenta - sotto la guida di Dima Slobodeniouk e con il raffinato pianismo di Leif Ove Andsnes - il Secondo concerto per pianoforte di Brahms e la Quarta Sinfonia di Čajkovskij, mentre, invertendo il rapporto, la Baltic Sea Philharmonic con il suo direttore ospite principale Robert Treviño, il 23 settembre eseguirà le Variazioni su un tema rococò per violoncello e orchestra Op. 33 di Čajkovskij e la Prima Sinfonia di Brahms.
Da scoprire nell’occasione, al violoncello, la stella nascente Charlotte Melkonian (classe 2013) definita un vero prodigio.
Chiude l’edizione 2026 del “Settembre dell’Accademia” un'altra storica e amata istituzione musicale: l’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, sotto la bacchetta di Stanislav Kochanovsky e con solista Nikolai Lugansky.
Il 30 settembre saranno protagonisti di un concerto monografico dedicato a Sergej Rachmaninov che prevede la Seconda Sinfonia e il Concerto per pianoforte e orchestra n. 3 in re minore.
In occasione del 35° anni del Settembre dell’Accademia, al fine di avvicinare sempre nuovo pubblico al mondo della musica sinfonica e classica l’Accademia Filarmonica ha attivato una speciale convenzione per la sottoscrizione di abbonamenti a prezzo agevolato alle titolari e ai titolari Carta Effe Feltrinelli, alle socie e ai soci degli Amici dei Musei Civici di Verona, GAFiRi – Giovani per l’Arena, il Filarmonico e il Ristori, Associazione Amici dell’Orchestra di Padova e del Veneto, Amici dell'Associazione Orchestra da Camera di Mantova, e alle dipendenti e ai dipendenti di AMIA Verona S.p.A. e Gruppo Feltrinelli.
IL CARTELLONE
Il legame tra il direttore Daniele Gatti e la musica di Gustav Mahler costituisce uno dei sodalizi interpretativi più acclamati e profondi della musica sinfonica contemporanea.
Gatti è considerato a livello internazionale un interprete di riferimento per il repertorio mahleriano, tanto che, scelto dagli stessi orchestrali per guidare dal 2024 al 2030 la Sächsische Staatskapelle Dresden, una delle più antiche compagini musicali fondata nel 1548 dal principe elettore Moriz von Sachsen - diretta nel tempo, tra gli altri, da Carl Maria von Weber, Richard Wagner, Richard Strauss, Karl Böhm e Rudolf Kempe - ha subito avviato con l’orchestra sassone il progetto dell’esecuzione dell’integrale delle Sinfonie di Gustav Mahler: una “sfida” per lui e i musicisti, tanto più che è la prima volta di un Ciclo di Mahler nella storia secolare della Staatskapelle.
Ora è la volta – ed è un’assoluta prima - della Sinfonia n. 6 in la minore “Tragica” (GMV 46) in programma al “Settembre dell’Accademia” l’8 settembre: una composizione drammatica, monumentale e innovativa, che spinge al limite il linguaggio tonale; la lotta disperata dell’individuo contro il destino schiacciante, un pessimismo che è parso una sorta di presagio del compositore, che pure vivendo un periodo felice della vita (1903 – 1904), di lì a poco avrebbe subito la morte della primogenita Maria Anna, all’età di soli cinque anni, l’imminente rottura nei confronti dell’Opera di Stato di Vienna e la malattia che lo avrebbe condotto pochi anni dopo la prematura morte (1911).
Poter ammirare la celebre orchestra di Dresda e il grande direttore milanese - già alla guida dell’Orchestra di Santa Cecilia, della Royal Philharmonic di Londra, dell Orchestre National de Frances e del Concertgebouw di Amsterdam - in due concerti consecutivi non è cosa abituale, e sarà un’occasione imperdibile per il pubblico ascoltarli eseguire un repertorio che ci propone due composizioni agli antipodi.
Il 9 settembre infatti sarà la volta di un altro caposaldo della musica romantica tra fine Ottocento e inizio Novecento, ma totalmente opposto per atmosfere: Brahms scrive la Sinfonia n. 2 in re maggiore (dopo la lotta per comporre la prima sinfonia) in estate a Pörtschach sul lago, 26 anni prima del lavoro mahleriano: una musica solare, dall’atmosfera pastorale, in cui tutto scorre e, anche nei momenti di tensione, nulla si rompe.
La luce d’estate in Austria, rispetto alla notte prima del crollo dell’impero dell’opera di Mahler.
Brahms è considerato sicuramente l’erede spirituale e musicale di Beethoven e dunque l’accostamento in programma con il Concerto per pianoforte e orchestra n. 4 in sol maggiore Op. 58 di Ludwig van Beethoven e l’ouverture dell’Egmont è perfetto. Per l’occasione un'altra star internazionale, Beatrice Rana, giunge a coronare due serate di eccellenze: al Teatro Filarmonico di Verona – che ha dato spazio alla folgorante carriera della Rana fin dagli esordi – la pianista salentina affronterà quello che è ritenuto uno dei suoi cavalli di battaglia e tra le interpretazioni più mature. E il modo insolito per l'epoca, con cui si apre il brano, con il pianoforte solo che introduce il tema principale in totale intimità, non può che esaltare il tocco lirico e profondo della Rana.
Lo scorso anno ha salutato il pubblico del Teatro Filarmonico di Verona sotto uno scrosciare di applausi (alla guida allora della Dresdner Philarmonie con Mozart e Sibelius in programma); ora torna nella città scaligera con la Bergen Philharmonic Orchestra, nominata Orchestra dell’Anno 2025 dalla rivista Gramophone: Dima Slobodeniouk, russo naturalizzato finlandese, particolarmente apprezzato per la direzione dinamica e le interpretazioni coinvolgenti, è oggi tra i direttori d’orchestra più stimati in ambito internazionale, ove collabora con alcune dei più importanti ensemble.
Nella stagione 2025/26 è tornato negli Stati Uniti per dirigere la New York Philharmonic e le orchestre sinfoniche di Boston, Pittsburgh, San Francisco e Houston, oltre a debuttare con la St. Louis Symphony Orchestra. In questa edizione de “Il Settembre dell’Accademia”, Slobodeniouk il 16 settembre dirigerà la Sinfonia n. 4 in fa minore Op. 36 di Pëtr Il’ič Čajkovskij (1840 – 1893), capolavoro del musicista russo e prima sinfonia della cosiddetta “Trilogia del destino”, e il Concerto per pianoforte e orchestra n. 2 in si bemolle maggiore Op. 83 di Johannes Brahms.
Ad accompagnarlo al pianoforte lo straordinario Leif Ove Andsnes, acclamato dal Wall Street Journal come «uno dei musicisti più dotati della sua generazione».
Il celebre pianista norvegese che ha una discografia con oltre 50 titoli, spaziando dal repertorio barocco fino alla musica contemporanea, ha ottenuto undici candidature ai Grammy, sette Gramophone Awards e numerosi altri riconoscimenti internazionali.
Un altro momento atteso di grande musica.
Con la sua tecnica straordinaria, famoso per le interpretazioni ricercate, Andsnes affronterà il Concerto n. 2 di Brahms (1881), considerato uno dei più difficili di tutto il repertorio correntemente eseguito.
Un attesa presenza, che prospetta piacevoli sorprese, è invece l’appuntamento del 23 settembre, con la Baltic Sea Philharmonic, orchestra fondata solo nel 2008 da Kristjan Järvi, che come direttore musicale ha plasmato l’ensemble con una visione artistica audace e una programmazione davvero inusuale. L’orchestra, una delle realtà più stimolanti della scena musicale contemporanea, fortemente impegnata anche in campo educativo, si esibisce interamente senza spartiti, eseguendo qualsiasi composizione a memoria: il movimento nasce dall’ascolto e il suono diventa qualcosa di condiviso.
Successo e riconoscimenti sono stati crescenti e dal 2025 la compagine baltica collabora con Robert Treviño come principale Direttore Ospite, rafforzando ulteriormente il suo profilo artistico e la presenza internazionale.
Treviño si è infatti affermato come uno dei direttori americani più talentuosi e innovativi della sua generazione. Attualmente ricopre il ruolo di Direttore Ospite Principale dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI ed è stato Direttore Principale della Basque National Orchestra fino al 2025. Con la stagione 2026/27 assumerà la carica di Direttore Principale della George Enescu Philharmonic Orchestra.
Il programma del concerto del 23 settembre continua a indagare il filone romantico, proponendo oltre alla particolarità dell’Interludio della cantata Sången Op. 44 del compositore svedese Wilhelm Stenhammar (1871 – 1927), ancora Cajkovskij e Brahms con le Variazioni su un tema rococò per violoncello e orchestra Op. 33 del musicista russo – che vedrà esibirsi Charlotte Melkonian, nata nel 2013 in Germania, autentica enfant prodige e già stella affermata - e la Sinfonia n. 1 in do minore Op. 68 del compositore tedesco.
Ancora all'inizio degli anni Settanta dell’Ottocento Brahms confidava all'amico Hermann Levi: «Non comporta mai una sinfonia. Non puoi avere alcuna idea di cosa si provi sentendosi marciare alle spalle un simile gigante».
Il gigante era Beethoven e la Prima Sinfonia di Brahms ultimata diversi anni dopo, nel 1876, non poteva non richiamarsi alla sfera spirituale beethoveniana, salutata - troppo velocemente - come «Decima Sinfonia» tout court.
In realtà sono molteplici le innovazioni e i motivi di distacco di una sinfonia che, per la prima volta, liberatosi da un timore reverenziale durato mezzo secolo, poteva continuare Beethoven proprio in ragione della sua maturata diversità.
Il congedo dell’edizione 2026 del prestigioso festival veronese è affidato all’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, amatissima dal pubblico di Verona, impeccabile e travolgente compagine musicale impegnata in un programma interamente dedicato a Rachmaninov, uno dei più importanti compositori tardo romantici, nato a Novgorod nel 1873 e morto a Beverly Hills in California nel 1943, di cui verranno eseguiti il Concerto per pianoforte e orchestra n. 3 in re minore Op. 30 e la Sinfonia n. 2 in mi minore Op. 27, quella che risanò l’insuccesso della sua prima composizione, portandola al trionfo. .
Sul podio e al pianoforte due eccezionali musicisti russi, che ben possono rileggere lo spirito del compositore emigrato in America all’indomani della rivoluzione bolscevica: Stanislav Kochanovsky, Direttore Principale della NDR Radiophilharmonie di Hannover, e l’incredibile Nikolai Lugansky internazionalmente riconosciuto per le sue interpretazioni di Prokof’ev, Chopin, Debussy e Rachmaninov, che gli hanno valso numerosi riconoscimenti: dal Premio Abbiati al Diapason d’Or.
Nel 2023 Kochanovsky ha omaggiato il 150° anniversario della nascita di Rachmaninov eseguendo tutte le principali opere solistiche del compositore russo in un ciclo di tre concerti al Théâtre des Champs-Élysées di Parigi e alla Wigmore Hall di Londra, insieme ad altre esibizioni singole in tutta Europa, tra cui alla Konzerthaus di Vienna e Berlino, al Bozar di Bruxelles, al Rudolfinum di Praga e al Concertgebouw di Amsterdam. Descritto da Gramophone come “l’esecutore più innovativo e fulmineo di tutti”, Nikolai Lugansky si propone ora di incantare e conquistare la città di Giulietta, la città romantica per eccellenza.
Tancredi di Gioachino Rossini torna dopo ventidue anni al Teatro dell’Opera di Roma. Il melodramma eroico in due atti su libretto di Gaetano Rossi, tratto da Voltaire, è in scena dal 19 al 29 maggio 2026 al Costanzi: martedì 19 in diretta su Radio3 e giovedì 21 in prima serata su Rai5. L'opera è proposta nella sua versione tragica, in un nuovo allestimento firmato da Emma Dante. «Quando entri nel mondo rossiniano, entri in una specie di luogo fatato, in cui succede di tutto, ma in cui tutto ha un suo filo logico. C'è una logica schiacciante. Le trame rossiniane sono piene di suspense, di intrecci, di mistero. Tancredi in questo senso è pieno di stimoli, spunti, allegorie; è una grande favola che ho ambientato in questo luogo molto artificiale, con questi fondali dipinti propri dell'opera dei pupi.
È una storia che ha a che fare con qualcosa di universale, non prettamente collocato geograficamente; è molto vera, molto umana, molto contemporanea.» La regista palermitana, Leone d’Oro alla carriera 2026 della Biennale di Venezia, rilegge così il mito di Tancredi immaginandolo in un'opera di pupi siciliani. Alla guida dell'Orchestra del Teatro dell'Opera di Roma Michele Mariotti, che affronta per la prima volta il titolo e sceglie di affidare il ruolo del protagonista al controtenore Carlo Vistoli. Amenaide è il soprano in grande ascesa Martina Russomanno, al debutto al Costanzi. Carmine Maringola firma le scene, Emma Dante e Chicca Ruocco i costumi, Luigi Biondi le luci, Manuela Lo Sicco i movimenti coreografici. Il Coro del Teatro dell’Opera di Roma è diretto da Ciro Visco.
Composta da Rossini nel 1813, a soli 21 anni, l’opera racconta il conflitto tra virtù e sentimento, in cui trova spazio la vicenda dell’eroe esiliato Tancredi, — ruolo originariamente affidato a un contralto en travesti — che torna in patria a Siracusa per difendere la città dagli invasori e riconquistare l’amata Amenaide, ingiustamente accusata di tradimento. Eros e Thanatos, lirismo e tensione drammatica, attraversano la scrittura rossiniana incontrando la forza visiva di Emma Dante in uno scontro fra umano e simbolico.
Emma Dante affronta Tancredi proseguendo un percorso di collaborazione col lirico capitolino iniziato nel 2016 con La Cenerentola di Rossini (poi ripresa nel 2019) a cui sono seguiti L’angelo di fuoco di Prokof’ev (2019) e Les dialogues des Carmélites di Poulenc, opera che ha inaugurato la stagione 2022/23. Regista, drammaturga, cineasta e attrice palermitana, ha ricevuto negli anni diversi riconoscimenti: nel 2001 il Premio Scenario con mPalermu, nel 2004 il Premio Gassman come miglior regista e due premi Ubu, uno per Carnezzeria (2003) e il secondo per Le sorelle Macaluso (2014), fino al recente Leone d’Oro alla carriera del 2026.
«Poco più che ventenne, Rossini riesce a coniugare un sentimento puro e istintivo con un perfetto controllo classico, in un equilibrio continuo tra apollineo e dionisiaco. Sullo sfondo della guerra, Tancredi e Amenaide vivono il loro amore in modo assoluto, con una gelosia e una passione che però ostacolano il dialogo. Nonostante due lunghi duetti, infatti, i giovanissimi amanti non riescono mai a comprendere davvero.
Musicalmente disarmante è invece il finale tragico che abbiamo scelto di eseguire, che descrive con pagine rarefatte e stranianti l’allontanarsi progressivo del corpo e dell’anima di Tancredi.» Michele Mariotti, descrive con queste parole la sua visione sulla partitura. Direttore musicale del Teatro dell’Opera di Roma dal 2022 e interprete rossiniano internazionalmente riconosciuto, con Tancredi firma il suo primo incontro romano con questo titolo. Opera del primo Rossini caratterizzata dalla presenza di un doppio finale — uno lieto, quello originario veneziano del 1813, e uno tragico, composto poco dopo per Ferrara —, è proposta al Costanzi nella versione tragica.
Tancredi è Carlo Vistoli, tra i controtenori italiani più affermati sulla scena internazionale. A Roma ha legato il suo nome a produzioni di grande rilievo: nel 2019 è stato Orfeo nell’Orfeo ed Euridice di Gluck diretto da Gianluca Capuano con la regia di Robert Carsen, mentre nel 2023 è stato Tolomeo in Giulio Cesare in Egitto di Händel nella nuova produzione di Damiano Michieletto per la quale ha vinto il Premio Abbiati come miglior cantante. A ottobre 2026 Vistoli tornerà a interpretare Rossini, ancora con Michele Mariotti sul podio, nella Petite messe solennelle, proposta sia nella versione per orchestra sia in quella originale con un pianoforte e percussioni.
Nel ruolo di Amenaide debutta al Costanzi il soprano Martina Russomanno. Dopo la formazione all’Académie de l’Opéra national de Paris e la partecipazione al Young Singers Project del Salzburg Festival nel 2022, si è affermata su un repertorio che spazia da Mozart a Rossini fino al primo Ottocento italiano. Tra gli impegni recenti figurano il debutto come Violetta ne La traviata all’Opéra national du Rhin (2025) e come Donna Anna in Don Giovanni alla Staatsoper Stuttgart e alla Semperoper Dresden. Ha interpretato Madama Cortese ne Il viaggio a Reims alla Deutsche Oper Berlin. Si è inoltre esibita al Teatro alla Scala, al Teatro Regio di Torino e al Rossini Opera Festival. Si alterna con Russomanno, il 26 maggio, Giuliana Gianfaldoni.
Veste i panni di Argirio Enea Scala che torna all’Opera di Roma dopo aver cantato Gennaro in Lucrezia Borgia nel 2025. In alternanza con Scala, il 26 maggio, Antonino Siragusa. Luca Tittoto veste i panni di Orbazzano, già interprete per l’Opera di Roma nel 2022 in Alceste di Gluck. Completano il cast Ekaterine Buachidze (Isaura) e Maria Elena Pepi (Roggiero) giovani artiste del progetto "Fabbrica" Young Artist Program del Teatro dell'Opera di Roma
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