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Sabato, 11 Luglio 2026

Quirinale, Meloni apre al centrodestra

Quirinale, Meloni apre al centrodestra: «Perché non un presidente della Repubblica della nostra area?». Scoppia lo scontro con le opposizioni

L'ipotesi che in futuro il Quirinale possa essere guidato da una figura riconducibile all'area del centrodestra accende il confronto politico. A rilanciare il tema è stata la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che nel corso di un'intervista a Nicola Porro, andata in onda su 10 minuti su Retequattro, ha sostenuto che non esista alcun motivo per cui questa prospettiva debba essere considerata un tabù.

«Perché no? In fondo la nostra Costituzione non obbliga il Parlamento a eleggere un capo dello Stato di sinistra», ha affermato la leader di Fratelli d'Italia, sottolineando come la questione possa ormai essere affrontata apertamente nel dibattito politico.

Le dichiarazioni della premier si inseriscono in una riflessione che, secondo il centrodestra, prende le mosse anche dalla storia repubblicana. Finora, infatti, nessun esponente politico proveniente dall'area della destra è mai stato eletto presidente della Repubblica. Negli ultimi anni il Colle è stato occupato prima da Giorgio Napolitano e successivamente da Sergio Mattarella, entrambi indicati dalle opposizioni come figure di garanzia, mentre dal centrodestra si evidenzia come le dinamiche parlamentari abbiano finito per favorire candidature sostenute prevalentemente dall'area progressista.

Le parole di Meloni hanno però provocato una dura reazione delle opposizioni, che accusano la presidente del Consiglio di voler ricondurre la più alta carica dello Stato a una logica di appartenenza politica.

Tra i primi a intervenire è stato Nicola Fratoianni di Alleanza Verdi e Sinistra, secondo cui la Presidenza della Repubblica rappresenta un'istituzione che non può essere oggetto di spartizione politica, essendo il principale presidio della tenuta costituzionale e della dialettica democratica del Paese. Per Fratoianni, il fatto stesso che Meloni affronti il tema in termini di schieramento confermerebbe la volontà del centrodestra di occupare progressivamente tutte le principali cariche istituzionali, richiamando anche il dibattito sulla riforma della legge elettorale.

Sulla stessa linea Angelo Bonelli, che ha accusato la presidente del Consiglio di voler modificare le regole elettorali per consolidare il proprio potere. Secondo l'esponente di Europa Verde, l'introduzione di un ampio premio di maggioranza e un sistema che, a suo giudizio, limiterebbe la scelta dei parlamentari da parte degli elettori costituirebbero il presupposto per arrivare successivamente anche all'elezione di un presidente della Repubblica vicino alla maggioranza. Bonelli ha inoltre sostenuto che il governo sarebbe più interessato agli equilibri di potere che ai problemi concreti dei cittadini.

Ancora più severe sono state le reazioni del Partito Democratico.

Il presidente dei senatori dem Francesco Boccia ha sostenuto che dalle dichiarazioni della premier emerga come il suo principale obiettivo politico sia proprio il Quirinale. Secondo Boccia, il richiamo al diritto del centrodestra di esprimere un futuro capo dello Stato servirebbe a costruire una narrazione politica gradita all'elettorato conservatore, ma allo stesso tempo lascerebbe intravedere una strategia finalizzata a modificare gli equilibri istituzionali.

L'esponente del Pd ha ricordato che il presidente della Repubblica non viene eletto dalla sola maggioranza di governo, bensì da un Parlamento chiamato inizialmente a raggiungere la maggioranza dei due terzi e successivamente quella assoluta, proprio per garantire il carattere super partes della figura. Boccia ha inoltre criticato il riferimento ai precedenti presidenti della Repubblica, giudicando improprio ricondurli a uno schieramento politico, e ha collegato le parole della presidente del Consiglio al dibattito sulla riforma della legge elettorale, sostenendo che il centrodestra punti ad accrescere il proprio peso istituzionale dopo il rallentamento del progetto di riforma del premierato.

Sui social è intervenuto anche il senatore del Pd Filippo Sensi, che ha interpretato le dichiarazioni della presidente del Consiglio come un messaggio rivolto al proprio elettorato e alla coalizione di governo, individuando nel Quirinale un possibile obiettivo politico capace di rafforzare la coesione del centrodestra.

Dal fronte della maggioranza, invece, le parole di Meloni vengono lette come la rivendicazione della piena legittimità democratica del centrodestra ad aspirare, quando le condizioni parlamentari lo consentiranno, anche alla più alta carica dello Stato. L'argomento centrale è che la Costituzione non attribuisce alcuna appartenenza ideologica alla Presidenza della Repubblica e non preclude che possa essere eletto un candidato proveniente dall'area conservatrice, purché ottenga i voti previsti dalle norme costituzionali.

Nel dibattito politico viene inoltre sottolineato come, nella storia della Repubblica, l'elezione del capo dello Stato sia sempre stata il risultato di complesse trattative parlamentari. Da questa prospettiva, viene osservato che negli anni il Partito Democratico e le forze che lo hanno preceduto siano riusciti, attraverso accordi tra le diverse componenti parlamentari, a convergere su candidature poi approdate al Quirinale.

Per questo motivo, alcuni esponenti del centrodestra giudicano contraddittorie le accuse di voler "politicizzare" la Presidenza della Repubblica. Secondo questa lettura, se in passato le maggioranze parlamentari hanno espresso presidenti ritenuti vicini all'area progressista senza che ciò venisse definito una spartizione politica, non vi sarebbe alcuna ragione per considerare illegittima, in linea di principio, l'eventuale elezione di un capo dello Stato riconducibile al centrodestra.

Il confronto resta dunque aperto e conferma come il tema del futuro assetto delle istituzioni e dell'elezione del prossimo presidente della Repubblica sia destinato a occupare uno spazio sempre più rilevante nel dibattito politico dei prossimi anni.

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