
Il Parlamento Europeo condanna la "Patria Blu"...I deputati europei denunciano il mantenimento del casus bellis contro la Grecia, e sottolineano che la Turchia sta perdendo la "finestra di opportunità" per un riavvicinamento con l'UE e sottolineano che il paese sta scivolando verso un modello autoritario di governo
Il Parlamento europeo lancia un nuovo e severo monito alla Turchia, denunciando il progressivo deterioramento dello stato di diritto nel Paese, la deriva autoritaria del governo guidato da Recep Tayyip Erdogan e il permanere di tensioni con Grecia e Cipro. Nella risoluzione approvata oggi in plenaria a Strasburgo con 381 voti favorevoli, 107 contrari e 171 astensioni, gli eurodeputati affermano che Ankara rischia di perdere l’attuale “finestra di opportunità” per un avvicinamento all’Unione europea, proprio in una fase in cui l’allargamento dell’UE ha riacquistato centralità a causa dei nuovi equilibri geopolitici.
Secondo il Parlamento europeo, il processo di adesione della Turchia all’Unione resta sostanzialmente congelato dal 2018 e non potrà essere riattivato senza riforme profonde in materia di stato di diritto, indipendenza della magistratura, diritti fondamentali e libertà democratiche.
Il caso Imamoglu e le accuse di repressione politica
Uno dei punti centrali del rapporto riguarda la situazione interna della Turchia. Gli eurodeputati esprimono forte preoccupazione per l’arresto del sindaco di Istanbul, Ekrem Imamoglu, considerato il principale rivale politico del presidente Erdogan. Secondo il Parlamento europeo, il procedimento giudiziario nei suoi confronti presenta evidenti caratteristiche di interferenza politica e appare finalizzato a impedirne la partecipazione alla futura competizione presidenziale.
Nel documento vengono inoltre denunciate le pressioni esercitate sull’opposizione politica, sui giornalisti e sui media indipendenti, così come le limitazioni alle libertà civili e politiche. Gli eurodeputati sostengono che la Turchia stia scivolando sempre più verso un modello di governo autoritario, allontanandosi progressivamente dai valori democratici che costituiscono il fondamento dell’Unione europea.
L’ipotesi di sanzioni contro funzionari turchi
Per la prima volta il Parlamento europeo invita apertamente l’Alta rappresentante dell’UE per la politica estera, Kaja Kallas, a valutare l’introduzione di sanzioni mirate nei confronti di funzionari turchi ritenuti responsabili di gravi violazioni dei diritti umani.
Tra le misure prese in considerazione figura anche il congelamento di beni presenti sul territorio dell’Unione europea. Nel rapporto viene citato in particolare l’ex procuratore di Istanbul Akin Gürlek, indicato come una figura chiave del sistema repressivo e attualmente alla guida del Ministero della Giustizia.
Le critiche riguardano anche il funzionamento delle istituzioni locali. Il Parlamento europeo sottolinea che numerosi sindaci appartenenti all’opposizione sono stati rimossi o arrestati e, in diversi casi, sostituiti da amministratori nominati dal governo centrale, una pratica considerata un grave indebolimento della democrazia locale e una strumentalizzazione della giustizia a fini politici.
Grecia e Cipro al centro delle preoccupazioni europee
Sul piano delle relazioni regionali, gli eurodeputati riconoscono gli sforzi compiuti negli ultimi anni per mantenere aperto il dialogo tra Atene e Ankara, accogliendo positivamente gli incontri tra il primo ministro greco Kyriakos Mitsotakis e il presidente Erdogan, considerati utili alla riduzione delle tensioni nel Mediterraneo orientale.
Tuttavia, il Parlamento europeo condanna il mantenimento del cosiddetto casus belli contro la Grecia, definendolo incompatibile con i rapporti che dovrebbero esistere tra Paesi alleati. Allo stesso tempo viene criticata la continua promozione della dottrina della “Patria Blu” (Mavi Vatan), ritenuta una sfida diretta ai diritti sovrani di Grecia e Cipro.
Il rapporto segnala inoltre un aumento delle violazioni dello spazio aereo greco rispetto al 2024, l’utilizzo politico del sistema NAVTEX e i tentativi di ostacolare progetti energetici strategici di interesse europeo, tra cui il Grande Interconnettore Marittimo. Secondo gli eurodeputati, tali comportamenti rappresentano una violazione dei diritti sovrani della Grecia nella propria Zona Economica Esclusiva.
Tra gli altri elementi evidenziati figurano le reazioni turche all’istituzione del nuovo parco marino greco nell’Egeo e l’incremento delle attività di pesca illegale da parte di imbarcazioni turche nelle acque territoriali elleniche.
Il Parlamento europeo ribadisce inoltre che il memorandum marittimo firmato tra Turchia e Libia viola i diritti sovrani di Stati terzi, non rispetta il diritto internazionale del mare e non produce effetti giuridici validi.
Il nodo cipriota
Particolarmente netta è anche la posizione sulla questione cipriota. Gli eurodeputati respingono nuovamente la soluzione dei due Stati sostenuta da Ankara e riaffermano che l’unica prospettiva accettabile resta quella di una federazione bizonale e bicomunitaria, in linea con le risoluzioni delle Nazioni Unite.
La risoluzione chiede inoltre la ripresa dei negoziati dal punto in cui si erano interrotti a Crans-Montana e invita la Turchia ad abbandonare definitivamente la prospettiva della divisione permanente dell’isola.
Le posizioni degli eurodeputati greci
Durante il dibattito parlamentare, diversi eurodeputati greci hanno posto l’accento sulle questioni dell’Egeo e di Cipro. Eliza Vozemberg, esponente di Nuova Democrazia, ha chiesto una revisione dei fondi di preadesione destinati alla Turchia, sostenendo che Ankara continua a contestare i diritti sovrani degli Stati membri dell’Unione.
Manolis Kefalogiannis ha definito il casus belli incompatibile con l’acquis comunitario e ha ricordato il diritto della Grecia di estendere le proprie acque territoriali fino a dodici miglia nautiche. Dal canto suo, Yannis Maniatis del PASOK ha affermato che la Turchia si sta progressivamente allontanando dai valori europei e che una partecipazione significativa di Ankara alle iniziative di difesa dell’UE non potrà realizzarsi senza il pieno rispetto del diritto internazionale.
Critiche anche all’Unione europea
Il relatore del rapporto, lo spagnolo Nacho Sánchez Amor del gruppo dei Socialisti e Democratici, ha rivolto critiche non soltanto alla leadership turca, ma anche alle istituzioni europee.
Secondo Sánchez Amor, la Turchia continua a dirigersi rapidamente verso un sistema pienamente autoritario, mentre la risposta della Commissione europea, del Servizio europeo per l’azione esterna e degli Stati membri rimane troppo debole. A suo giudizio, il silenzio europeo di fronte all’erosione della democrazia turca rischia di compromettere la credibilità dell’Unione e di allontanare le componenti più filoeuropee della società turca.
La dura replica di Ankara
La reazione turca non si è fatta attendere. Il Ministero degli Esteri di Ankara ha respinto integralmente il rapporto, definendolo un documento basato su accuse infondate, disinformazione e valutazioni distanti dalla realtà.
Secondo il governo turco, la risoluzione sarebbe il risultato di un’agenda politica e ideologica portata avanti da alcuni membri del Parlamento europeo con l’obiettivo di oscurare i progressi compiuti nelle relazioni tra Ankara e Bruxelles. Il ministero ha inoltre accusato l’assemblea europea di offrire spazio a organizzazioni e ambienti ostili alla Turchia.
Ankara ha respinto con fermezza anche le critiche rivolte alla magistratura turca e al ministro della Giustizia, sostenendo che il sistema giudiziario nazionale rappresenta uno dei pilastri della sovranità dello Stato e non può essere oggetto di interferenze esterne.
Nella dichiarazione conclusiva, il governo turco ha espresso l’auspicio che il Parlamento europeo adotti in futuro un approccio più costruttivo, capace di favorire il dialogo e la cooperazione tra la Turchia e l’Unione europea in una fase caratterizzata da crescenti sfide globali e da un ruolo sempre più rilevante delle relazioni tra le due parti.










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