
La cooperazione culturale tra Italia e Grecia si conferma sempre più solida e strategica, trasformandosi in un modello europeo per la tutela del patrimonio storico e archeologico. La visita del Ministro della Cultura Alessandro Giuli in Grecia ha rappresentato un importante momento di confronto e collaborazione tra due Paesi uniti da radici comuni, storia millenaria e dalla volontà condivisa di difendere e valorizzare il patrimonio culturale del Mediterraneo.
Ad Atene, presso il Museo Bizantino e Cristiano, è stata inaugurata la mostra “La Grecia e le rotte per l’Occidente. Il relitto del Canale di Otranto (Italia)”, alla presenza del Ministro Alessandro Giuli, della Ministra della Cultura della Repubblica Ellenica Lina Mendoni, dell’ambasciatore d’Italia Paolo Cuculi e del Capo Dipartimento per la Tutela del patrimonio culturale Luigi La Rocca.
L’esposizione racconta una straordinaria pagina della storia dei commerci nel Mediterraneo antico attraverso i reperti recuperati dal relitto di una nave partita da Corinto e naufragata nel Canale d’Otranto nel VII secolo a.C. Il carico recuperato comprende preziose ceramiche di manifattura corinzia, tra cui contenitori utilizzati per il trasporto di derrate alimentari e raffinato vasellame destinato alla mensa.
I manufatti sono stati riportati alla luce grazie a due campagne di recupero condotte nel 2019 e nel 2025, attraverso l’impiego di sofisticate tecnologie subacquee e veicoli ROV che hanno operato a circa 780 metri di profondità. La mostra offre inoltre ai visitatori un’esperienza immersiva grazie all’utilizzo di strumenti digitali che consentono una fruizione interattiva del percorso espositivo.
L’iniziativa, visitabile fino al 15 settembre, è stata organizzata dal Dipartimento per la Tutela del patrimonio culturale, dalla Direzione Generale Archeologia Belle Arti e Paesaggio e dalla Soprintendenza Nazionale per il patrimonio culturale subacqueo, con la collaborazione dell’Ambasciata d’Italia ad Atene, della Scuola Archeologica Italiana di Atene e del Museo Bizantino e Cristiano della capitale greca.
Ma la visita del Ministro Giuli non si è limitata all’inaugurazione della mostra. A Salonicco, infatti, si è svolto un importante incontro istituzionale che ha ulteriormente consolidato la collaborazione tra Roma e Atene nella lotta al traffico illecito di beni culturali e nel recupero delle opere d’arte sottratte ai loro contesti originari.
Nel corso di una cerimonia tenutasi presso il Museo Archeologico di Salonicco sono state presentate 145 monete di bronzo rimpatriate dall’Italia alla Grecia. Contestualmente, i due ministri hanno firmato la proroga del Memorandum d’Intesa che disciplina la cooperazione bilaterale nel restauro e nella restituzione delle antichità trafugate.
L’iniziativa rappresenta la prima significativa verifica dei risultati raggiunti dal programma avviato nel giugno 2025 con la firma di un accordo ad Atene. Un progetto che non riguarda soltanto il rimpatrio dei reperti, ma comprende anche il lavoro di identificazione, catalogazione, conservazione e restauro di migliaia di frammenti archeologici recuperati dopo anni di traffici illegali.
La Ministra Lina Mendoni ha ricordato come il programma si concentri principalmente sullo studio e sul recupero di circa 70.000 frammenti ceramici rinvenuti tra i materiali riconducibili all’attività del noto commerciante d’arte Robin Symes, figura centrale in uno dei più vasti casi internazionali di traffico illecito di beni culturali degli ultimi decenni.
Le indagini greche sul caso ebbero inizio nel 2006 e, grazie a una lunga attività giudiziaria, diplomatica e scientifica, hanno consentito il ritorno in patria di centinaia di importanti reperti archeologici. Tra i risultati più significativi figura la restituzione, nel maggio 2023, di 351 opere comprendenti statue, figurine, sculture, vasi e gioielli che coprono un arco temporale che va dal Neolitico fino all’epoca bizantina.
Parallelamente sono stati rimpatriati decine di migliaia di frammenti archeologici oggi custoditi e studiati nei laboratori del Museo Archeologico di Salonicco. Un lavoro complesso che ha richiesto la collaborazione di archeologi, restauratori e specialisti provenienti da entrambi i Paesi.
Proprio il valore di questa sinergia è stato al centro delle dichiarazioni di Alessandro Giuli, che ha sottolineato come la cooperazione tra Italia e Grecia possa diventare un esempio internazionale nella tutela del patrimonio culturale. Nel suo intervento il ministro italiano ha inoltre espresso sostegno alla storica richiesta greca di riunificazione dei Marmi del Partenone, oggi conservati in parte nel Regno Unito.
«Ho riletto in questi giorni il libro di Christopher Hitchens a favore del ritorno dei Marmi del Partenone», ha affermato Giuli, auspicando che l’esperienza di collaborazione sviluppata tra Roma e Atene possa rappresentare un modello anche per altri Paesi europei.
Le sue parole assumono un particolare rilievo in una fase in cui il dibattito internazionale sul ritorno delle opere d’arte ai Paesi di origine è tornato al centro dell’attenzione. Un tema che coinvolge non soltanto aspetti giuridici e diplomatici, ma anche questioni di identità culturale e memoria storica.
Nel frattempo prosegue il lavoro degli esperti impegnati nello studio del materiale proveniente dal caso Symes. Le operazioni di catalogazione hanno restituito un quadro impressionante delle modalità con cui venivano occultati e movimentati i reperti archeologici: frammenti di ceramica nascosti in scatole comuni, materiali conservati in contenitori improvvisati e persino oggetti inviati come regali accompagnati da messaggi personali.
Nonostante le difficoltà, i risultati ottenuti sono già significativi. Sono stati organizzati cinque incontri scientifici congiunti e oltre settanta vasi antichi sono stati restaurati e ricomposti. Gli studiosi parlano di reperti di altissimo valore artistico e storico, alcuni dei quali attribuibili a importanti maestri della pittura vascolare attica.
Con la proroga del Memorandum fino al marzo 2027, Italia e Grecia confermano la volontà di proseguire insieme lungo un percorso che unisce ricerca, tutela e diplomazia culturale. Una collaborazione che rafforza i rapporti tra due nazioni storicamente legate dal Mediterraneo e che dimostra come la difesa del patrimonio culturale possa diventare uno strumento concreto di dialogo, cooperazione internazionale e giustizia storica.










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