
Il presidente turco ha definito le accuse di Israele "diffamazione" e ha sottolineato che i morti erano vittime di conflitti civili e disordini
Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha respinto con fermezza la proposta avanzata da Israele di riconoscere come genocidio lo sterminio degli armeni avvenuto durante la Prima Guerra Mondiale, trasformando il confronto in un duro scontro politico e diplomatico. Nel suo intervento, il capo dello Stato turco ha respinto ogni accusa rivolta alla Turchia e ha contrattaccato, sostenendo che sia invece Israele a dover rispondere delle proprie azioni nella Striscia di Gaza, dove migliaia di palestinesi hanno perso la vita dall'inizio del conflitto.
La questione del riconoscimento del genocidio armeno rappresenta da decenni uno dei temi più delicati della politica estera turca. Secondo la maggior parte degli storici e un numero crescente di Paesi, tra il 1915 e il 1917 fino a 1,5 milioni di armeni furono deportati e uccisi dall'Impero Ottomano in quella che viene considerata la prima grande campagna genocidaria del XX secolo. Numerosi parlamenti e governi nel mondo hanno ufficialmente riconosciuto quei massacri come un genocidio, mentre Ankara continua a contestare questa definizione.
La Turchia sostiene infatti che le vittime armene morirono nel contesto della Prima Guerra Mondiale, caratterizzata da rivolte interne, epidemie, carestie e scontri tra eserciti, e respinge la tesi secondo cui vi sarebbe stato un piano sistematico di sterminio. Per questo motivo, ogni tentativo internazionale di riconoscere formalmente il genocidio armeno viene interpretato dalle autorità turche come un attacco alla storia e all'identità nazionale.
Nel suo discorso, pronunciato al termine della riunione del Consiglio dei ministri e trasmesso dalla televisione di Stato, Erdogan ha liquidato le accuse come una campagna diffamatoria nei confronti della Turchia.
«Non prestiamo assolutamente alcuna attenzione alle calunnie contro il nostro Paese da parte di questa rete criminale, che ha nelle mani il sangue di 73.000 persone innocenti a Gaza, principalmente bambini e donne», ha dichiarato il presidente turco, puntando il dito contro Israele per le operazioni militari nella Striscia.
Erdogan ha quindi rilanciato con una dichiarazione destinata ad alimentare ulteriormente il confronto diplomatico: «Non ci sono genocidi, massacri, oppressioni e colonialismo nella nostra storia».
Le affermazioni del presidente turco si scontrano tuttavia con il consenso della maggioranza della comunità accademica internazionale, che considera il genocidio armeno un fatto storico ampiamente documentato. La questione continua inoltre a rappresentare uno dei principali ostacoli nei rapporti tra Ankara e diversi Paesi occidentali.
Accanto al genocidio armeno, numerosi storici e studiosi richiamano anche la tragedia vissuta dalle popolazioni greche dell'Impero Ottomano tra il 1913 e il 1923, nota come genocidio ellenico o genocidio dei greci del Ponto e dell'Asia Minore. Secondo diverse ricostruzioni storiche, centinaia di migliaia di greci furono uccisi, deportati o costretti alla fuga attraverso marce forzate, persecuzioni e violenze sistematiche durante gli ultimi anni dell'Impero Ottomano e nella successiva guerra greco-turca. Anche in questo caso, numerosi studiosi ritengono che gli eventi presentino le caratteristiche di un genocidio, mentre la Turchia respinge categoricamente questa interpretazione.
Sia il genocidio armeno sia quello ellenico rimangono dunque temi profondamente divisivi nella memoria storica e nei rapporti diplomatici della regione. Ankara continua a negare che vi sia stato un piano di sterminio organizzato contro queste popolazioni, sostenendo che le morti furono una conseguenza della guerra e del collasso dell'Impero Ottomano. Al contrario, gran parte della storiografia internazionale considera entrambe le tragedie parte delle più gravi persecuzioni di massa che segnarono la fine dell'Impero e l'inizio del XX secolo.
Le dichiarazioni di Erdogan arrivano in un momento di forte tensione internazionale, con il conflitto a Gaza che continua a dominare il dibattito diplomatico e ad alimentare un duro scambio di accuse tra Ankara e Tel Aviv. Il presidente turco, che negli ultimi mesi ha intensificato le critiche nei confronti del governo israeliano, continua a utilizzare la crisi mediorientale come argomento centrale della propria politica estera, respingendo al tempo stesso ogni accusa rivolta alla storia della Turchia riguardo ai massacri di armeni ed ellenici avvenuti durante il tramonto dell'Impero Ottomano.
Foto di Pablo Almeida da Pixabay










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