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Edizione N. 1

20 febbraio 2015

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Cultura

“L’incontro letterario”… a tu per tu con Silvia Denti sulle tracce di Calliope

Cultura

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Il prossimo ottobre, presso il Museo Civico di Treviso, Sala di Santa Caterina, si svolgerà la premiazione relativa alla IV Edizione del Premio Letterario “L’INCONTRO LETTERARIO” indetto ed organizzato dalla Casa Editrice “DIVINAFOLLIA”, in collaborazione con Banca Generali e sotto il Patrocinio del Comune di Treviso.

Questo concorso si suddivide in sei sezioni e il termine ultimo per l’invio degli elaborati è fissato entro la mezzanotte del 31 maggio 2015. Una delle sezioni è dedicata alla commemorazione del centenario del genocidio del popolo armeno e, nell’ambito dell’evento, sono previsti interventi di illustri ospiti di origine armena del mondo culturale e giornalistico, che porteranno la loro storia o testimonianza.

In questi giorni ho incontrato la simpaticissima Silvia Denti, una donna molto impegnata nella sua attività di editore, alla quale si aggiungono quelle di critico letterario, scrittrice e poetessa ed ho avuto il piacere di intervistarla per il Corriere del Sud.

 

D) La Casa Editrice “DIVINAFOLLIA”, della quale sei la fondatrice, ha indetto il Premio Letterario “L’INCONTRO LETTERARIO”, in collaborazione con il Comune di Treviso e Banca Generali. Vorresti spiegarmi a chi è rivolto questo concorso?

Il concorso è rivolto a tutti, poeti, romanzieri, saggisti, narratori, che abbiano compiuto i diciotto anni di età, fatta eccezione per la sezione F.

 

D) In quante sezioni si articola?

Abbiamo pensato di dedicare due sezioni alla Poesia, una per l’inedita a tema libero e l’altra, sempre per l’inedita, dedicata al tema dell’INCONTRO; due per la Narrativa, una per romanzo o racconto inedito a tema libero, l’altra per l’inedito sul tema dell’INCONTRO. La quinta sezione è dedicato al trailer, ovvero un videoclip delle proprie opere, (poesie recitate o brevi narrazioni), siano esse poesie o romanzi o fotografie, con un solo video, che dovrà pervenire come cd. I trailer non devono superare i due minuti.

 

D) Il prossimo 24 aprile 2015 ricorre il centenario del genocidio del popolo armeno e per ricordare questo tristissimo evento, quest’anno è stata aggiunta una sezione al vostro premio letterario, alla quale i concorrenti potranno partecipare con un romanzo breve oppure con poesie, legate a testimonianze dirette, come a fantasie, purchè in linea con la tematica. La partecipazione è rivolta anche agli studenti?

Si, questa la novità di quest’anno; infatti, è stata inserita nel bando una nuova sezione, la F, nella quale accettiamo gli elaborati di studenti delle scuole superiori, in questo caso anche minorenni, ben vengano i più piccini, a condizione che abbiano l’autorizzazione firmata dai genitori. Questo allo scopo di promuovere ed incentivare lo studio della questione armena, purtroppo non ancora evidenziato, come meriterebbe, nei programmi scolastici.

 

D) Recentemente è stato pubblicato dalla tua Casa Editrice il libro “AMAR ARMENIA” del famoso giornalista e scrittore Diego Cimara. Qual è stato il riscontro da parte della critica e del pubblico?

Il romanzo di Diego Cimara sta riscuotendo un grande successo, piace a tutti, è toccante, vero, una lezione di storia e nel contempo un contenitore di emozioni, riconducibili a quelle che si vivono e si toccano con mano in situazioni belliche, di lotte, sopraffazione o violazione dei diritti umani. Si percepisce la sofferenza che non dovrebbe mai più ripetersi e quel passato dovrebbe indurci ad attente riflessioni, soprattutto in considerazione di quello che ogni giorno accade in tutto il mondo. Sono certa che questo interessante libro continuerà ad essere richiestissimo e onestamente lo merita.

 

D) Com’è nata in te l’idea ed oserei dire, l’esigenza di fondare una Casa Editrice?

Questo era da sempre il mio sogno: ho scritto di tutto, dall’articolo di “nera”a quello di politica, fino a raggiungere i servizi interi, i redazionali; ovviamente, mi sto riferendo al giornalismo. Ma a casa, da sola, “disegnavo” le miei prime poesie. Qualche raccontino pubblicato sulle riviste letterarie, poi la lettura, quasi maniacale, alla ricerca di poeti moderni. Fino a portarmi ad individuare l’INQUIETANTISMO, quella corrente letteraria di cui parlo spesso nei miei saggi. Mi sono interessata alla critica e all’analisi dei testi, all’editing.

Per quanto riguarda le collaborazioni con l’editoria minore, una delusione totale, due emisferi diversi: io ci credevo, davo anima e corpo, ore notturne, sabati e domeniche, viaggi…ma ero da sola, non supportata negli ideali. Eppure erano semplici: scovare penne valide. Non ne esistono tantissime, ma ce ne sono, e vanno trattate come meritano.

Quando si arrivò a tagliare anche il mio stipendio dissi “basta”e con una schiera di persone che credevano fortemente in me, ho aperto “DIVINAFOLLIA”, del resto cosa c’è di più folle e divino di accendere un sogno? Le mie regole sono piuttosto severe, tutti possono scrivere, regalarsi dei volumi, (che io comunque correggo e diffondo), ma con l’umiltà necessaria e sapendo che le penne vere sono altre, e per quel che mi riguarda, vanno inserite su binari differenti. C’è gente che ha idee meravigliose, ma è carente in grammatica, pertanto occorre lavorarci sopra. Sistemare i file insieme a me diventa un’esperienza positiva per l’autore.

 

D) Qual è l’approccio con gli autori che si rivolgono a te per la pubblicazione di una loro opera?

Allora: leggiamo i loro manoscritti, controlliamo il senso, la narrazione e la poetica, dividiamo i vantaggi e gli svantaggi e li poniamo davanti a chi ce li ha inviati. Vale la pena pubblicare quel tal pezzo? Venderebbe? Si prova, certo, noi ce la mettiamo tutta. Ci sono libri che restano nel limbo per mesi e poi esplodono, altri che, prima ancora di uscire, vengono richiesti in grandi quantità. Dipende… Però, se escono dalle mani del mio staff, hanno sicuramente delle possibilità, (tematica, particolarità, provocazione, inquietudine, ribellione etc). Insomma, non sono mai banali!

 

D) Fra essi, c’è un autore che ti sta più a cuore?

Non voglio far torto a nessuno, davvero. Ogni autore pubblicato ha una sua personalità precisa, ma alcuni spiccano per valore naturale, come Carla Zancanaro, poetessa-narratrice mestrina, che stravince ogni concorso letterario (serio) a cui partecipa. Laura Chiarina, con una poetica unica, filosofica, scaturita negli ultimi cinque anni, spinta proprio da me, validissima. Marco De Mattia, autore di “testi ipnagogici” come ama definirli lui, ma narratore coi fiocchi, un grande. MarcoC, il mio professore preferito di fisica, coi suoi romanzi surreali, introspettivi, speciali. Ed ancora, Ivano Ciminari, che tra l’altro ha vinto persino il concorso LA FENICE. Egli è uscito proprio in questi giorni con due romanzi editi da “DIVINAFOLLIA”, primo classificato nell’INCONTRO dello scorso anno. Ma dovrei citarli tutti, Alessio Salvini, giovane poeta, appena ventenne, un classico inquieto; Salvatore Fittipaldi, credo sia uno talmente controcorrente e profondo, che resterà nella storia con le sue riflessioni poetiche, (stiamo preparando una nuova silloge), e poi Luigi Balocchi, appena pubblicato, provocatorio, talmente reale da scuotere, una penna sicura, ottima. Non da meno Alfonso Graziano, poeta dell’etere, lui parla in poesia, di tutto, è delicato, ha il dono, lo difende (e fa bene) e quando pubblica nuove raccolte riesce a stupire, sempre.

 

D) Riesci a gestire la tua articolta e complessa attività in modo autonomo, oppure hai qualche collaboratore?

Non credo avrei mai potuto reggere senza il prezioso aiuto di un’amica-sorella, che ho abbracciato in modo naturale, prima stimandola per la sua elegante scrittura, poi come persona: Laura Chiarina. E’ parte attiva e indispensabile di “DIVINAFOLLIA EDIZIONI”, ha cuore, ha voglia di fare, ha pazienza ed è capace. Lei stessa non ci ha mai creduto, ma i fatti lo dimostrano. Lei è il gancio che mi tira a terra quando sogno troppo, mi somiglia, ma ha una parte razionale in più, quella che mi serviva. Anzi, la ringrazio pubblicamente qui, alla Renato Zero, con un sonoro “grazie di esistere!” Siamo una bella squadra, a Treviso Laura e Giuseppe, in Lombardia mia figlia, (sta studiando ma mi aiuta), qualche giovane stagista, la fedele amica Viviana Ferrari con le librerie, il nostro distributore (Direct Book) e amico Angelo Amoroso ed infine io.

 

D) Cosa vorresti dire alle persone che desiderino intraprendere un percorso nell’ambito letterario?

Il percorso è difficile, questo è certo, se lo si intraprende con serietà. Ma quando c’è passione ne vale la pena. Vorrei suggerire a chi scrive di essere umile; gli autori sopracitati sono tutte persone validissime, che non hanno mai e poi mai osato affermare di “essere dei grandi”. Ma in realtà lo sono, a pieno titolo…ed io credo non sia un caso.

 

 

200 pellicole sulla Grande Guerra

Cultura

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La prima guerra mondiale nel cinema italiano. Filmografia 1915-2013 (Longo Editore, Ravenna, 2014, pp. 204 con 8 tavv. a c., € 25) è il titolo di un libro pubblicato dal Centro europeo Giovanni Giolitti per lo studio dello Stato con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Saluzzo e dell'Associazione di studi sul Saluzzese. Enrico Gaudenzi (Università di Siena e Parigi Nanterre) e Giorgio Sangiorgi (filmografo, autore de Il Risorgimento nel cinema italiano) raccolgono le schede di oltre duecento film, dai tempi del muto ai nostri giorni. Trenta pagine di indici (compresi quelli tematici e per parole chiave, dei personaggi e degli interpreti) e una vasta bibliografia fanno del volume uno strumento utile (e curiosamente insolito) per i prossimi anni di studi nel centenario della Grande Guerra.

Nell'introduzione si spiega come si sia evoluta la rappresentazione della guerra, con specifico riferimento a Trieste e al conteso confine orientale. L'appendice fotografica a colori illustra la Collezione di locandine e manifesti cinematografici di Domenico Gavella. Le schede servono tanto allo storico del cinema quanto allo studioso della società e del costume. Da rilevare la ricchezza dei dati forniti, ovviamente più abbondanti nei film parlati: dalla durata agli attori, dalla trama alla critica.

Per informazioni sul volume di Gaudenzi e Sangiorgi: www.giovannigiolitti.it.

Fare felici gli infelici

Cultura

Fare felici

“Padre Clemente Vismara (1897-1988) predicava la fede, esortava a credere in Dio ed a pregare molto, a mandare i figli a scuola (…), così sarebbe migliorata la loro vita.”

In queste poche parole si può riassumere lo spirito di un grande missionario, il segreto di una vita lunga e vittoriosa, come si legge nel sottotitolo del volume di p. Piero Gheddo, Fare felici gli infelici, edito da Emi (2014, pagg.300) con la prefazione di Roberto Beretta. “Fare felici gli infelici” dando tutto sé stesso perché solo questo convince i pagani diceva il beato.

Padre Gheddo, che ha al suo attivo moltissime biografie di santi e beati missionari, si è fatto una precisa idea del concetto di santità: il santo è un uomo felice, è un esempio di promozione umana che rende l’uomo più uomo e la donna più donna, la santità è alla portata di tutti, i santi sono la dimostrazione “che il Vangelo può essere vissuto in ogni situazione umana e in ogni tempo”.

“Fare felici gli infelici” è la storia del percorso spirituale che ha portato il beato Vismara verso la santità dopo che nella precedente biografia scritta sempre da p. Gheddo, Fatto per andare lontano, aveva descritto la sua vita come un romanzo di avventure, ma vere, non inventate.

Un percorso che parte dall’esempio dei suoi genitori che, purtroppo, presto lo lasciano orfano, ma che lo rafforzano nella virtù della fede senza la quale “sarei diventato un brigante”, dice il beato Clemente. Una grande personalità, una grande gioia di vivere che trasmetteva agli altri, ma anche una forte identità e uno spirito ribelle, forte e tenace, obbediente, fedele, metodico. Tutte caratteristiche che lo renderanno un grande missionario sempre pronto a sacrificarsi per gli altri come nell’episodio che lo vede prendere in posto di un commilitone spaventato e piangente nella trincea della Prima Guerra mondiale.

La grande fede era la sua forza e tutto faceva per la gloria di Dio e la salvezza delle anime. Per questo motivo era un grande organizzatore che faceva organizzare tutto dalla Provvidenza e per questo la seconda virtù che lo contraddistingueva era quella della speranza, segno distintivo dei cristiani (Spe salvi, 2007, n.2) tanto che una suora che aveva vissuto con lui lo chiama “santo della Divina Provvidenza”. Infatti Vismara non rifiutava mai nessuno nel suo orfanotrofio e, alla fine, il riso non mancava mai. Tutte le offerte che riceveva finivano in riso e medicine, ma non teneva nessuna contabilità.

L’attività di Vismara, missionario e pastore nell’estremo oriente (Birmania), non si limitava alla vita spirituale, ma a migliorare anche la vita materiale delle sue pecorelle: “E’ impossibile fare i cattolici a ventre vuoto” scriveva il beato, che, assieme al segno di croce insegnava come produrre da mangiare e lo insegnava agli uomini che, in quelle società tribali, facevano lavorare solo le donne e i bambini. E li trascinava al lavoro con l’esempio perché “un cristiano che lavora è un buon cristiano” diceva.

E Vismara lo era come testimoniano anche i suoi numerosi scritti senza errori in tema di morale e di dottrina, ma come ricordava san Paolo, la più grande delle sue virtù è stata la carità radicata nella fede, un fare e un far fare che lo vedrà sempre al lavoro fino all’ultimo giorno dei suoi 65 anni vissuti in Birmania.

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