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Martedì, 09 Agosto 2022

Lamezia Terme - Solidarietà senza confini: Rafi potrà camminare

Quanti pensano che la solidarietà abbia un confine o una limitazione geografica non hanno compreso appieno la  sofferenza degli altri. E a volte, purtroppo, è complicato persino far capire l'ignominia della guerra perché essa sembra così lontana che diventa qualcosa di estraneo, che non ci riguarda, si preferisce parlare di altro o con il telecomando cambiare canale televisivo quando, a volte, alcune immagini turbano la nostra coscienza. Ed invece c'è una guerra a noi vicina, "nel cuore stesso dell'Europa", ma che non fa rumore: è quella nella Regione del Donbass, Ucraina Orientale, per la quale, ai media che fanno opinione è stato imposto di non ricordarla.

Uno dei volti di questa guerra si chiama Rafi Jabar Abdullah, un giovane afghano portato nel 1989, all'età di 7 anni, nell'allora Unione Sovietica quando quest'ultima si ritirò dall'Afghanistan; lo fecero studiare per rimandarlo un giorno nel suo Paese, ma non fu cosi. Crollò il muro di Berlino, crollò l' Unione Sovietica e Rafi, dopo aver studiato, visse nella Russia meridionale, a Rostov sul Don. Nel 2014 si arruola nell'esercito della neonata Repubblica di Donetsk, che, attraverso un referendum popolare, dichiara la sua indipendenza dall'Ucraina.

La reazione del Governo di Kiev fu violenta: bombardamenti indiscriminati e massacri sulla popolazione civile diedero inizio ad una guerra d'aggressione che ha causato 1 milione e mezzo di profughi e migliaia di morti e, nel silenzio più assoluto, dura da più di 7 anni.

Nel 2017, in prima linea, in questa guerra, Rafi salta su una mina e perde entrambe le gambe.

La sua dignità e il suo coraggio, insieme alla voglia di vivere, sono toccanti. Il suo caso arriva in Italia dove 5 associazioni si impegnano, affinché a Rafi venga facilitata la sua esistenza, attraverso la raccolta fondi per l'acquisto e l'impianto delle protesi.

Le Associazioni Speranza, Cuore Russo, Madre Russia, Centro DNR di Torino e nel sud Italia  Cantiere Laboratorio, con la collaborazione di Identità Tradizionale, Azione Identitaria e Gioventù Controcorrente, raggiungono l'obbiettivo raccogliendo la somma necessaria per ridare la possibilità a Rafi di camminare.

Il 19 settembre, a Mosca, Rafi Jabar Abdullah e il Direttore della Clinica per protesi dove è in cura Rafi, Mikhail Jashin, incontrano e ringraziano il Presidente di Cantiere Laboratorio, Vittorio Gigliotti, in rappresentanza di tutte le associazioni che si sono impegnate ed occupate del caso e per il successo raggiunto.

Colpiscono la gioia, la dignità e la solarità di Rafi, la soddisfazione, la compostezza e la fierezza di Mikhail, che, attraverso la sua Clinica, dedica la sua vita ai militari menomati dalle guerre.

Lui stesso in Afghanistan ha perso la parte inferiore di una gamba e, poi, da ex Deputato della Duma, dedica la sua vita a questa nuova missione.

Una piccola opera è conclusa, ma non l'amicizia con Rafi e Mikhail che durerà per sempre.

Cantiere Laboratorio ringrazia quanti hanno contribuito al successo di questa gara di solidarietà, quanti, con il loro piccolo o grande contributo, hanno permesso a Rafi di avere entro la fine del mese corrente le sue protesi definitive e di poter iniziare a camminare di nuovo.

Ci auguriamo di vederlo, un giorno non lontano, in Italia insieme a Mikhail a raccontarci la loro storia, che è una storia di guerra e sofferenza, ma anche di amore per la vita e di coraggio, nonché per ringraziare di persona quanti, a migliaia di chilometri di distanza, hanno detto si alla solidarietà con un gesto concreto.

Vittorio Gigliotti

Presidente di Cantiere Laboratorio

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