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La televisione italiana perde uno dei suoi volti più eleganti e riconoscibili. È morta a Roma Enrica Bonaccorti, conduttrice, autrice e attrice che ha segnato un’epoca del piccolo schermo. Aveva 76 anni.

La presentatrice si è spenta questa mattina in una clinica romana, dove era ricoverata a causa delle complicazioni legate a un tumore al pancreas diagnosticato meno di un anno fa. A confermarlo alle agenzie di stampa è stato il suo agente, Andrea Quattrini, che le è stato accanto negli ultimi quindici anni. «La diagnosi era arrivata prima dell’estate del 2025 – ha ricordato – e purtroppo con quel tipo di tumore le speranze sono molto poche».

Accanto a lei fino all’ultimo la famiglia. La figlia Verdiana Bonaccorti ha scelto di restare lontana dai riflettori in queste ore di dolore, mentre nelle prossime ore verranno definiti i dettagli delle esequie e della camera ardente.

Una carriera tra televisione, teatro e musica

Attrice di teatro, cinema e prosa agli esordi, Bonaccorti è diventata negli anni uno dei volti più noti della televisione italiana. Il grande successo è arrivato negli anni Ottanta in Rai con programmi popolari come Italia Sera e Pronto, chi gioca?, erede dello storico format Pronto, Raffaella? condotto da Raffaella Carrà.

Successivamente il passaggio alle reti Fininvest, dove guidò anche la prima edizione di Non è la Rai, contribuendo a rendere il programma uno dei fenomeni televisivi dei primi anni Novanta.

Parallelamente alla carriera televisiva, Bonaccorti ha lasciato un segno anche nella musica italiana. È infatti l’autrice del testo della celebre La lontananza, interpretata da Domenico Modugno, uno dei brani più amati del repertorio del cantautore. La canzone nacque nel 1970 durante la preparazione dello spettacolo teatrale Mi è caduta una ragazza nel piatto e racconta, con tono nostalgico, il dolore di una separazione e il ricordo dell’ultimo addio.

La malattia e il racconto pubblico

Dopo la diagnosi di tumore al pancreas, Bonaccorti aveva inizialmente scelto il silenzio. Solo in un secondo momento aveva deciso di condividere sui social e in alcune interviste televisive il suo percorso di cura.

Già nel settembre 2023 aveva raccontato pubblicamente un altro momento difficile della sua salute: un delicato intervento a cuore aperto con l’inserimento di quattro bypass. In quell’occasione aveva lanciato un appello ai suoi fan: «Controllatevi il più possibile».

Funerali a Roma

L’ultimo saluto alla conduttrice si terrà sabato alle ore 15 nella Chiesa degli Artisti a Roma. La camera ardente sarà allestita nella clinica romana dove è morta e resterà aperta da venerdì mattina fino a sabato alle 12 per amici e familiari.

Il ricordo del mondo dello spettacolo

Numerosi i messaggi di cordoglio. «Enrica mia, sarai sempre con me», ha scritto su Instagram Mara Venier, condividendo una foto insieme all’amica.

Il conduttore Pierluigi Diaco ha annunciato uno speciale del programma BellaMa' su Rai, dedicato alla conduttrice: «Enrica si è distinta per passione, educazione, regalità d’animo ed eleganza, qualità che ha trasformato in una vera grammatica televisiva».

Anche la ministra del Turismo Daniela Santanchè ha voluto salutarla sui social: «Hai vissuto da protagonista. Ora sarà il cielo a godere della tua bravura e della tua bellezza».

La Rai ha ricordato Bonaccorti sottolineandone «il garbo, l’eleganza, la professionalità e il profondo rispetto per il pubblico», definendola una figura capace di attraversare con naturalezza teatro, cinema, radio e televisione.

Tra i tanti messaggi anche quelli di Caterina Balivo, Rita Pavone, Antonella Clerici e Simona Ventura, che hanno ricordato la sua ironia, l’eleganza e il coraggio dimostrato negli ultimi mesi.

Il legame con Renato Zero

Tra le amicizie più profonde della sua vita artistica quella con Renato Zero. Il loro rapporto, nato negli anni della giovinezza e inizialmente sentimentale, si è trasformato nel tempo in un legame di grande affetto e stima reciproca.

Lo stesso cantante aveva ricordato recentemente come il rapporto con Bonaccorti non si fosse mai davvero interrotto, ma semplicemente evoluto negli anni in una sincera amicizia. Un legame suggellato anche da un abbraccio sul palco durante un suo concerto romano, gesto che aveva commosso la conduttrice.

Con la scomparsa di Enrica Bonaccorti se ne va una figura poliedrica dello spettacolo italiano: una donna capace di muoversi con naturalezza tra teatro, musica e televisione, lasciando dietro di sé una lunga stagione di programmi, canzoni e ricordi che hanno accompagnato generazioni di spettatori.

È morto ieri, all’età di 93 anni, lo stilista Valentino Garavani. «Si è spento nella serenità della sua residenza romana, circondato dall’affetto dei suoi cari», si legge nella nota diffusa dalla Fondazione Valentino Garavani e Giancarlo Giammetti. La camera ardente sarà allestita presso PM 23, in piazza Mignanelli 23 a Roma, e sarà aperta al pubblico mercoledì 21 e giovedì 22 gennaio, dalle 11 alle 18.

Valentino Ludovico Clemente Garavani, noto in tutto il mondo semplicemente come Valentino (Voghera, 11 maggio 1932 – Roma, 19 gennaio 2026), è stato uno dei più grandi protagonisti dell’alta moda italiana e il fondatore dell’omonima maison. Attivo sin dagli anni Cinquanta, ha contribuito in maniera decisiva all’affermazione internazionale del Made in Italy nel secondo dopoguerra, diventando un punto di riferimento assoluto dello stile e dell’eleganza del Novecento.

Il primo importante riconoscimento arrivò con la vittoria di un concorso internazionale promosso dall’International Wool Secretariat, volto a sostenere i giovani talenti e a valorizzare la lana. Un successo che gli aprì le porte dell’atelier del couturier francese Jean Dessès. Nel 1957, quando Guy Laroche – allora illustratore nello stesso atelier – fondò la propria maison, Valentino lo seguì, lavorando con lui per circa due anni. Fu un periodo fondamentale per la sua formazione: l’influenza dell’alta moda francese, l’eleganza delle donne parigine e il loro stile di vita raffinato segnarono profondamente la sua idea di lusso e la sua estetica.

Rientrato in Italia, Valentino si stabilì a Roma, dove completò la formazione lavorando prima come allievo nell’atelier di Emilio Schuberth e successivamente collaborando con Vincenzo Ferdinandi, tra i maggiori interpreti dell’alta moda italiana dell’epoca. Nel 1959 aprì il suo primo atelier in via dei Condotti, grazie al sostegno economico del padre e di alcuni finanziatori, dando ufficialmente inizio alla sua avventura imprenditoriale.

I primi anni non furono semplici: i costi elevati e una visione orientata a un lusso estremo misero a dura prova la solidità economica della maison, tanto che alcuni soci si ritirarono. In quegli anni, però, la vita romana di Valentino non era fatta solo di lavoro. «A quel tempo volevo solo divertirmi, guidare una macchina sportiva, prendere il sole in spiaggia, indossare pantaloni di pelle e ballare», ricordava lo stilista. Fu proprio durante una serata mondana che incontrò Giancarlo Giammetti, allora studente di architettura, destinato a diventare il compagno di una vita e il partner fondamentale nella costruzione del successo della maison.

Numerosi e immediati i messaggi di cordoglio dal mondo delle istituzioni, della cultura e dello spettacolo. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni lo ha ricordato come «maestro indiscusso di stile ed eleganza e simbolo eterno dell’alta moda italiana. Oggi l’Italia perde una leggenda, ma la sua eredità continuerà a ispirare generazioni. Grazie di tutto».

Tra i ricordi più toccanti, quello di Sophia Loren, che sui social ha scritto: «Mio caro Valentino, la notizia della tua scomparsa mi addolora profondamente. Con te ho condiviso momenti di grande affetto e di sincera stima reciproca. Avevi un animo gentile, ricco di umanità. Sei stato un amico e la tua arte e la tua passione resteranno per sempre fonte di ispirazione. È stato un privilegio conoscerti e ti porterò sempre con me». L’attrice ha poi rivolto un pensiero a Giancarlo Giammetti e alla famiglia dello stilista.

Dal mondo politico, il presidente della Camera Lorenzo Fontana ha parlato di «uno dei più grandi simboli della moda italiana, un maestro di stile che ha portato nel mondo l’eleganza, la creatività e il talento del nostro Paese». Il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha sottolineato come Valentino abbia reso il Made in Italy «simbolo di stile, creatività e prestigio». Matteo Salvini lo ha definito «un maestro di eleganza, simbolo del genio italiano conosciuto in tutto il mondo».

Indissolubilmente legato al nome di Valentino è il celebre Rosso Valentino, nato da un’immagine rimasta impressa nella memoria dello stilista: una sera all’Opera di Barcellona, quando una donna vestita di rosso catturò il suo sguardo per intensità e presenza scenica. Da quel colpo di fulmine estetico nacque una scelta creativa destinata a diventare una firma.

Non un semplice rosso, ma una nuance precisa, calda e regale, riconoscibile e diversa da ogni altra. Nel tempo, come racconta un volume celebrativo, è stata declinata in oltre 550 tonalità, a dimostrazione che il Rosso Valentino è più un linguaggio che un singolo colore. Un’icona capace di attraversare passerelle e red carpet, fino a ispirare alcuni degli abiti rossi più celebri del cinema, come quelli de La signora in rosso e di Pretty Woman.

Con la scomparsa di Valentino Garavani, l’Italia perde uno dei suoi interpreti più alti e riconoscibili: un maestro che ha trasformato l’eleganza in patrimonio culturale e che continuerà a vivere nelle sue creazioni.

Si avvia al termine la stagione 2025 di Spoleto Jazz, e lo fa nel segno dell’eccellenza con un concerto attesissimo: sabato 22 novembre alle ore 21:00, il Teatro Caio Melisso ospiterà il trio di Alfredo Rodríguez, uno dei pianisti più brillanti della scena jazz internazionale, affiancato da Yarel Hernandez al basso e Michael Olivera alla batteria. Un appuntamento imperdibile che sta avviandosi verso il tutto esaurito, a conferma dell’entusiasmo crescente con cui il pubblico ha seguito l’intera rassegna. Il jazz, con il suo linguaggio universale e sfaccettato, ha saputo parlare a una città storicamente legata ad altri mondi sonori, trovando nel cuore degli spettatori una partecipazione calda, emotiva e  autentica.

Il concerto finale vedrà protagonista Alfredo Rodríguez, con un progetto che è un'esplosione di energia, ritmo e raffinatezza, capace di fondere in modo naturale le radici caraibiche con il linguaggio del jazz contemporaneo. Con il suo trio Rodríguez porta sul palco un suono inconfondibile, in cui percussioni incalzanti, armonie sofisticate e improvvisazione si intrecciano in un’alchimia travolgente.

Nato a L’Avana, Rodríguez ha iniziato il suo percorso artistico studiando pianoforte classico presso il Conservatorio della sua città. Fin da giovanissimo ha dimostrato una naturale inclinazione alla composizione e all’improvvisazione. La svolta arriva nel 2006, quando viene scoperto da Quincy Jones durante il Montreux Jazz Festival: colpito dal suo talento, il leggendario produttore decide di affiancarlo nella realizzazione del suo primo album, Sounds of Space (2012), che segna l’inizio di un percorso artistico ricco di esplorazioni timbriche e contaminazioni culturali.

Da allora, Rodríguez ha saputo conquistare pubblico e critica in tutto il mondo grazie a una discografia sempre più matura e personale. Tra i suoi lavori più significativi si segnalano Tocororo (2016), un omaggio alla diaspora cubana, The Little Dream (2018) e Dialogue (2019), realizzato in duo con il percussionista Pedrito Martínez, con cui esplora l’interazione tra ritmo, spiritualità e improvvisazione. Il suo album più recente, Coral Way (2023), rappresenta una nuova evoluzione del suo stile: un tributo vibrante alle radici afro-cubane del jazz, arricchito da influenze pop, urban e un’energia contagiosa, senza mai perdere la profondità e l’eleganza del linguaggio jazzistico.

Artista dalla versatilità straordinaria, Rodríguez ha collaborato con figure di spicco come Chucho Valdés, Robert Glasper e Jon Batiste, portando il suo pianismo in contesti artistici diversi, ma sempre coerenti con la sua visione. Nel 2015 ha ricevuto una nomination ai GRAMMY Awards per il suo arrangiamento di Guantanamera, nella categoria “Best Arrangement, Instrumental or A Cappella”, confermando anche il suo talento nella scrittura e nella rilettura creativa del repertorio tradizionale.

Il suo ritorno in Italia, in un teatro dalla bellezza intima come il Caio Melisso, rappresenta un’occasione rara per ascoltare dal vivo un artista che coniuga passione latina, virtuosismo e profondità espressiva, offrendo un’esperienza musicale capace di toccare corde universali. Un gran finale che si preannuncia memorabile.

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