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Giovedì, 28 Maggio 2020

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Riflessioni scorrette al tempo del coronavirus

Per raccogliere notizie, informazioni di “prima mano”, che non si trovano nei giornaloni di Stato bisogna avere la pazienza di cercare nella rete, e poi soprattutto leggerli. Pertanto anche questa volta propongo alcuni frammenti di qualche intervento che ci potrà aiutare a capire. Uno dei tanti motivi per preferire un servizio rispetto ad altri è quello dove vengono poste domande a fronte di un complicato problema, come nell'intervista apparsa sul Sussidiario.net al filosofo Davide Rondoni

Nel servizio, tra l'altro, ci si interroga sulla funzione degli intellettuali. «In cosa consiste questa funzione? Nel porre domande, nell’aprire questioni, nel sollecitare discussioni da un punto di vista critico e problematico, “aperto”, ma con generosità e senza calcoli, anzi, rischiando di essere fraintesi, di non essere capiti.» (Letture/ Oltre i bollettini del coronavirus c'è un paese vero che soffre e spera, intervista di Andrea Di Consoli a Davide Rondoni, 15.4.2020, sussidiario.net)

Cerco di cogliere le risposte che riguardano la complessa questione del coronavirus. Posto che in questi giorni agli italiani interessi maggiormente il vaccino e le risposte dei vari virologi e non altre riflessioni, Rondoni affronta la questione della bioetica che tanto spazio ha avuto in questi anni, in questo contesto vede però un grande fallimento della scienza, «o, meglio, della sua capacità di intervento sulla realtà. Se è vero che in una conversazione di circa dieci anni fa Bill Gates parlava già delle guerre virali future, come mai la scienza ha dormito? Come mai la tecnologia ha dormito? Uno non può sempre dare la colpa alla politica, è troppo facile». Già queste domande pongono profonde riflessioni.

Continua Rondoni, «L’organo di controllo europeo sulla salute – composto da tecnici e scienziati che ci costa 52 milioni di euro l’annoa gennaio diceva che non c’era nessun problema grave. Però abbiamo preso la decisione di inchiodare il Paese a bollettini scientifici che di scientifico non hanno nulla [...]e abbiamo visto che presunti eminenti scienziati in televisione hanno commentato l’epidemia cambiando idee molte volte dando credito a questi bollettini farlocchi. Questo fa capire quanto la scienza non possa mai fornire da se stessa una lettura ultima dell’azione della realtà. Come aveva già messo in luce l’importantissimo dialogo tra Ratzinger e Habermas di qualche anno fa».

Cambiando argomento Di Consolo, fa la domanda sulla Regione Lombardia, ora sotto attacco  dal punto di vista sanitario ma anche politico e mediatico. E' ingiusto che «una delle sanità più efficienti del mondo sta passando per una sanità gestita da cialtroni. Lo trovo ingiusto. Anche considerando il fatto che sinora decine di migliaia di meridionali hanno trovato concrete risposte mediche che al Sud non hanno trovato in ragione di una gestione spesso clientelare della sanità». Interessante la risposta di Rondoni,

«Gli italiani non sono scemi, capiscono che questa situazione si deve a una serie di fattori. Questa è una 'guerra' combattuta per sistemi sanitari. E le informazioni sono di difficile decifrazione. Figurati che il governo cinese ha ammesso solo da poco che c’è stato qualche problema in piazza Tiananmen trent’anni fa, e dunque la mia fiducia in ciò che dicono i canali ufficiali dei cinesi è pari a zero. Questa è una “guerra” che sta creando grandi spostamenti economici, che il professor Giulio Sapelli ha illuminato molto bene, e che ha messo in crisi i sistemi sanitari. Una volta si bombardavano i pozzi di petrolio o le ferrovie, ora si bombardano i sistemi sanitari [...] Insomma, qualche domanda sul perché l’epidemia sia scoppiata in Lombardia e non a Caserta io me la porrei.

Perché sarà anche un pipistrello, ma è un pipistrello molto intelligente. Certo rimane il fatto che la Lombardia esprime il meglio di un sistema sanitario generalmente fragile. E quindi dobbiamo fare tutti i conti con la perdita dell’illusione che lo Stato ci faccia godere la vita e intanto riesca a farci anche da infermiere. In altre parole: l’illusione che gli Stati con i propri sistemi sanitari (pur diversamente congegnati) e i propri sistemi politici possano farci da balia e garantire la qualità e la responsabilità della vita ha incontrato qualche problema».

Un altra risposta interessante è quella sugli anziani.

Molti oggi «hanno improvvisamente preso a cuore i vecchietti abbandonati negli ospizi sono quelli che avrebbero votato “sì” per l’eutanasia di Stato, che di quelle persone farebbe strage con applauso. Quindi io vomito di fronte a queste cose. Non credo che gli italiani stiano pendendo dalle labbra degli scienziati ma, molto saggiamente, sono disposti a qualche sacrificio per tutelare la salute dei parenti, degli amici e dei conoscenti. Ed è certo che, al di là della retorica da serie americana sui medici in prima linea – medici e personale a cui il governo però non dà aumenti – noi abbiamo visto morte reale, sacrificio reale, dolore reale».

Sulla questione delle chiese chiuse al culto, Rondoni è consapevole che viviamo un momento storico abbastanza segnato dalla scristianizzazione.

«Una civiltà che presenta come necessaria la fila al banco dei salumi e come non necessario il rito religioso fa una scelta di campo.[...] perché se sottrai a un popolo il corpo di Dio risorto mentre la realtà costringe tragicamente a qualche domanda sul senso del proprio corpo, ecco che la questione rimane aperta». Ma oggi c'è stato Papa Francesco in persona che ha ben spiegato la questione della messa.

Interessante la risposta che il filosofo dà sulla questione della vita e sul significato della nostra esistenza.

«I medici in queste settimane stanno rischiando per curare gli altri, e così dimostrano che c’è qualcosa in questa vita che vale di più della sopravvivenza del corpo. Se ognuno pensasse soltanto alla propria salute l’altro diventerebbe un rischio, un pericolo, un portatore di germi. Vogliamo questo?».

Il coronavirus vuoi o non vuoi ci ha prepotentemente introdotti nel discorso della malattia e soprattutto nella“sfida” della morte. Su questo il filosofo risponde:

«Vedo la censura della morte, ridotta a una cosa anestetizzata, a una cifra. Un amico l’altro giorno mi faceva notare che nei bollettini si parla dell’età media dei morti, che è un modo subliminale per dire “tanto muoiono solo i vecchietti” [...]Quindi la morte da una parte è censurata, dall’altro è anestetizzata con cifre e con slogan retorici come “andrà tutto bene”. Ma di fronte alle bare dire “andrà tutto bene” è uno slogan da coglioni.

Con gli slogan e con i numeri si prova a coprire il morso della morte, che però arriva feroce. È interessante osservare certi commentatori e certi giornalisti quando parlano della morte: è come se fossero in imbarazzo. È come se la morte mettesse in imbarazzo la nostra civiltà, fondata su un’idea banale di benessere».

Avevo intenzione di proporre qualche altro intervento interessante, ma per oggi mi fermo, per non stancare i miei quattro lettori.

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