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La storia della distruzione della famiglia in Italia

E' una storia che prima o poi bisognava scrivere, mi riferisco al processo di decostruzione della famiglia nel nostro Paese, l'hanno scritta Marco Invernizzi e Giancarlo Cerrelli entrambi esponenti di Alleanza Cattolica, il testo pubblicato recentemente da “SugarcoEdizioni, prende il titolo: “La Famiglia in Italia, dal Divorzio al Gender”.

Forse non è solo la storia della famiglia, ma anche di Alleanza Cattolica,  associazione di laici impegnati da oltre quarant'anni per diffondere la Dottrina Sociale della Chiesa e quindi impegnata per rendere testimonianza della bellezza, e della grande importanza sociale dell'istituto familiare. Sperando di non apparire presuntuoso, ma è anche la mia storia, avendo partecipato sempre alle attività di Alleanza Cattolica. A cominciare dalla mia adolescenza, nel lontano 1973, sono stato protagonista insieme ad altri amici con l'esperienza del giornalino parrocchiale,“Il Campanile”, qui ho pubblicato diversi articoli in difesa della famiglia e per la battaglia culturale di civiltà nel referendum contro il divorzio.

Invernizzi e Cerrelli si sono divisi i compiti: nella 1 parte, “Contro la famiglia (1970-2016), Invernizzi esamina il processo politico e culturale che ha progressivamente eroso la centralità della famiglia in Italia fino all'esplicita avversità e al considerarla come una delle possibili espressioni affettive, da famiglia a famiglie. Nella 2 parte“Il diritto come strumento per ridefinire la famiglia”, Cerrelli, affronta il percorso legislativo e giuridico con il quale la cellula fondamentale della società è diventata una semplice somma di individui.

L'avversione alla famiglia tocca il piano culturale, ma anche quello politico e giuridico.“Questo libro racconta la storia di un'aggressione culturale, politica e giuridica alla famiglia, cominciando dal Sessantotto e in particolare dall'introduzione della legge sul divorzio, per arrivare al Gender e alle unioni civili, grazie alle quali si permette di definire famiglia ciò che famiglia non può essere”.

Nella prefazione Massimo Gandolfini, promotore del Family Day del 2016 e presidente del“Comitato Difendiamo i nostri figli”, ha trovato il libro completo, non banale e neanche superficiale.“E' uno studio documentato e ponderato che, pur gettando uno sguardo completo e approfondito sul tema, ha il pregio di lasciare spazio al cuore e alla mente del lettore, proponendogli una sorta di confronto continuo fra la cultura esterna, mondana, pubblicistica e la propria personale 'visione della vita'”.

Il libro di Invernizzi e Cerrelli, descrive,“uno spazio temporale che ci ha visto tutti, in modi certamente diversificati, ma tutti protagonisti”. Per Gandolfini, c'è un “filo rosso” che collega i vari fatti dal 1970 ai nostri giorni, contrassegnati da scelte culturali, politiche e sociali, che il Santo Padre Francesco, ha definito “una guerra mondiale contro la famiglia”.

Il conflitto che mira a distruggere la famiglia per Gandolfini fa parte di una strategia universale globale per combattere“il sentimento religioso dell'uomo” e quindi il cristianesimo. Certe forze politiche libertarie non possono tollerare l'esistenza della famiglia “chiesa domestica”, specchio di ben altra “famiglia”, quella di Nazareth. Per questo la famiglia,“va combattuta, annichilita, destrutturata, banalizzata...Famiglie e non più famiglia, progetti polimorfi di aggregazioni affettive e non più società naturale, fluide convivenze frutto di convenienze momentanee e non più progetti esistenziali stabili, luoghi di relazioni sessuali e non più 'santuari della vita', accettata e trasmessa”.

A qualcuno potranno sembrare esagerazioni, delle farneticazioni millenaristiche, ma non è così, il libro, ben documentato, fornisce,“tutti i mattoni necessari per giungere alla costruzione del nostro personale convincimento”, che ci stiamo avviando come scrive la sociologa e saggista tedesca, Gabriele Kuby a “un attacco mondiale all'ordine della creazione e, per questo, all'intera umanità”. Scrive Kuby, “l'obiettivo è distruggere il fondamento della famiglia, per ridurre la crescita della popolazione su questa pianeta. Inoltre, sono in pochi a essere coscienti che dietro si cela una strategia delle élite di potere, dall'ONU all'Unione Europea, all'alta finanza”.

Ritornando al lavoro alla 1 parte del libro, Invernizzi inizia con una precisazione importante:“la famiglia non nasce con il cristianesimo. Il matrimonio, che fonda la famiglia, viene benedetto dalla Chiesa attraverso il sacerdozio, ma il matrimonio è un istituto naturale e la sua indissolubilità non è tale per volontà della Chiesa, ma in sè”. La Chiesa in pratica riconosce il fatto pubblico del matrimonio. L'argomento è importantissimo, perchè le forze culturali e politiche libertarie cercano ogni volta di far passare il matrimonio indissolubile come qualcosa di religioso, di fede, legato alla Chiesa. E' stato così per il referendum del divorzio, per l'aborto e ora per l'eutanasia. Altra ulteriore precisazione di Invernizzi è che i primi ad intuire il “nuovo che avanza”, cioè quello spirito sovversivo, in tema di famiglia, che avrebbe messo in crisi il rapporto figli-genitori e poi quello tra gli stessi coniugi e che poi sarebbe esploso nella Rivoluzione “culturale” del 1968, furono alcuni pedagogisti.

Invernizzi li ricorda doverosamente per questione di giustizia, e perché sono meritevoli di essere studiati. Sono Augusto Baroni, il filosofo neotomista Mario Casotti e il filosofo personalista Luigi Stefanini. Bene, posso aggiungere che sono completamente sconosciuti nel mio mondo scolastico e quindi anche negli studi universitari, almeno i miei. Non potevano emergere nell'Italia del dopoguerra egemonizzata  dal Pci di Palmiro Togliatti. Erano ben altri gli studiosi e intellettuali a cui faceva riferimento la scuola e la società italiana. Intellettuali che odiano la realtà. “Il rifiuto del reale”, sarà il bigliettino da visita dei vari pedagogisti, filosofi, psicologi e intellettuali, accecati dall'ideologia dell'odio di classe, della “nuova sinistra”, che “privilegerà la lotta all'interno della famiglia, fra genitori e figli, o dentro la scuola e le università, combattendo l'autoritarismo dei professori e del sistema educativo in generale”. Successivamente poi nascerà e si svilupperà il femminismo, che a sua volta si trasformerà, privilegiando l'”odio di genere”, denunciando prima una spesso reale prepotenza maschilista e, poi, auspicando l'assenza di qualsiasi ruolo, nella difficile ricerca di un'identità femminile coerente con il processo rivoluzionario”.

Sostanzialmente, scrive il reggente nazionale di Alleanza Cattolica, tutti, “saranno uniti da un profondo odio contro la realtà, non tanto quella storica - la società borghese in fondo era il frutto di rivoluzioni di classe precedenti e giudicate positive, come aveva spiegato Marx nel Manifesto del partito Comunista - ma la realtà come risulta dal senso comune, che è quel modo di guardare il reale privo di ideologismi di qualunque sorta”. Sono riflessioni importanti da tenere in considerazione, quando andremo ad affrontare la questione del “nuovo marxismo”, il Gender. 

In questa prospettiva emerge un odio verso la famiglia e verso la scuola come istituzioni, “verso il marito e il padre, infine verso il padrone, qualunque fosse la sua appartenenza ideologica”. Ricordiamoci che lo slogan dei rivoltosi parigini del 68, era: “Né Dio, né padre, né padrone”.

Con l'aborto e con la procreazione medicalmente assistita, si manifesta, non solo l'odio contro la realtà, ma anche contro quelle costruzioni che la realtà non rende possibili. In pratica si tende a cambiare il mondo per farlo nuovo, una rivolta contro il creatore, che l'aveva fatto male. Per il filosofo e sociologo tedesco-americano Eric Voegelin, si ritorna all'antico gnosticismo, questa volta però è di massa.

Rimosso il Muro di Berlino e la fine dell'URSS, “il disprezzo per la realtà – scrive Invernizzi - sarebbe continuato in una prospettiva relativistica, che si coniugherà con le potenzialità, impensabili prima, della tecnica”.

Comincia così la stagione, ancora in corso, “delle grandi battaglie sul fronte della bioetica che mireranno a una completa autodeterminazione dell'uomo nella costruzione del suo futuro, prescindendo cioè da qualsiasi limitazione morale: tutto ciò che è tecnicamente possibile diventerà anche moralmente lecito”.

Tutto inizia con il Sessantotto', la IV Rivoluzione, secondo lo schema del pensatore cattolico brasiliano professore Plinio Correa de Oliveira, è l'ultima tappa del processo di disgregazione del mondo occidentale. Dopo l'aggressione alla Religione, allo Stato e alla Proprietà ora la Rivoluzione con la IV fase, tenta di distruggere l'uomo. Invernizzi ne ripercorre i vari passaggi di questa rivoluzione a partire dai referendum del divorzio e poi dell'aborto.

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