Zelensky: «Pronto a incontrare Putin in qualsiasi momento»

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky si dice pronto a incontrare il presidente russo Vladimir Putin «in qualsiasi momento» e rilancia la proposta di un vertice trilaterale con la partecipazione di Ucraina, Russia e Stati Uniti. L'obiettivo, ha spiegato, è creare un confronto diretto tra i leader per affrontare le questioni più delicate della guerra e cercare una strada concreta verso la sua conclusione.

La dichiarazione è arrivata il 23 settembre, dopo l'incontro di circa 40 minuti avuto da Zelensky con il presidente americano Donald Trump a margine dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York. Secondo il presidente ucraino, proprio l'organizzazione di un vertice a tre rappresenterebbe una delle iniziative più importanti che Trump potrebbe promuovere nell'ambito degli sforzi diplomatici.

«Sì, sono pronto a incontrare Putin in qualsiasi momento. Penso che dovremmo tutti muoverci il più rapidamente possibile» per porre fine alla guerra, ha detto Zelensky, sottolineando che, se il dialogo viene indicato come lo strumento per arrivare alla pace, allora è necessario che i protagonisti del conflitto si incontrano e discutono direttamente.

Il presidente ucraino ha insistito sulla necessità di superare anche le profonde ostilità esistenti tra le parti. «Se si dice che dobbiamo porre fine alla guerra attraverso il dialogo, significa che dobbiamo incontrarci e parlare», ha affermato, aggiungendo che questo dovrebbe avvenire anche «nonostante l'odio». 

Il vertice a tre e il ruolo degli Stati Uniti

La proposta di Kiev prevede dunque un incontro tra Zelensky, Putin e Trump. Secondo il presidente ucraino, il coinvolgimento diretto degli Stati Uniti potrebbe essere decisivo per riportare Mosca al tavolo dei negoziati. Zelensky ha indicato inoltre il possibile ruolo del capo di gabinetto della Casa Bianca nell'organizzazione di un eventuale vertice.

Al momento, tuttavia, non risultano accordi concreti per un incontro di questo tipo. Il Cremlino ha infatti ribadito il 23 settembre che non esistono ancora le condizioni per avviare un nuovo percorso di negoziati di pace, pur dichiarando che Mosca resta aperta alla possibilità di colloqui. La posizione russa è stata espressa dal portavoce Dmitry Peskov alla vigilia del previsto incontro a New York tra il segretario di Stato americano Marco Rubio e il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov. 

Peskov ha inoltre confermato che la posizione del Cremlino sull'eventualità di un incontro diretto tra Putin e Zelensky non è cambiata. Secondo quanto riferito dal portavoce, Zelensky potrebbe recarsi a Mosca e ricevere le necessarie garanzie di sicurezza. Kiev, tuttavia, ha ripetutamente escluso l'ipotesi di un incontro nella capitale russa, proponendo invece un Paese neutrale come sede di eventuali colloqui diretti. 

La proposta di una tregua energetica

Nel colloquio con Trump, Zelensky ha affrontato anche la possibilità di una tregua nel settore energetico, dopo l'intensificarsi degli attacchi contro le infrastrutture energetiche e petrolifere russe e ucraine.

Il presidente ucraino ha dichiarato che Kiev è pronta a un accordo reciproco per sospendere gli attacchi contro gli obiettivi energetici. La proposta, nella formulazione ucraina, prevede uno stop agli attacchi russi contro le infrastrutture energetiche dell'Ucraina in cambio della sospensione degli attacchi ucraini contro le strutture energetiche russe. 

Zelensky ha però escluso che durante il colloquio con Trump sia stata discussa una rinuncia unilaterale da parte ucraina agli attacchi contro le raffinerie russe. La questione è particolarmente sensibile perché Trump ha ripetutamente criticato le operazioni ucraine contro il settore petrolifero russo, collegandole anche alla pressione sui prezzi internazionali dei carburanti. 

La disponibilità ucraina a una tregua energetica si inserisce quindi in un tentativo più ampio di individuare misure limitate di de-escalation che possano, almeno nelle intenzioni di Kiev, aprire la strada a un negoziato più ampio.

Patriot e difesa aerea

Nel confronto con Trump è stata affrontata anche la questione del rafforzamento delle capacità di difesa aerea ukraine. Zelensky ha riferito che Trump si è mostrato favorevole all'accelerazione delle licenze necessarie per consentire all'Ucraina di avviare la produzione di missili intercettori Patriot.

Kiev ha già avviato contatti con RTX, l'azienda statunitense produttrice dei Patriot, ricevendo secondo Zelensky un segnale di disponibilità alla cooperazione. Il presidente ucraino ha indicato in circa un anno o un anno e mezzo il possibile periodo necessario per avviare la produzione. L'obiettivo, ha spiegato, è rafforzare nel tempo la capacità autonoma ucraina nel settore della difesa antimissilistica, mantenendo comunque i Patriot tra i sistemi considerati necessari. 

Nel comunicato ufficiale della presidenza ucraina, Zelensky ha inoltre riferito che durante l'incontro con Trump sono stati discussi un possibile percorso di de-escalation, la produzione di intercettori Patriot in Ucraina e un pacchetto di difesa aerea per l'inverno. 

Mosca: «Non ci sono ancora le condizioni»

A fronte dell'apertura dichiarata da Zelensky, la risposta del Cremlino resta prudente. Peskov ha affermato che «al momento» non esistono i presupposti per avviare un percorso negoziale di pace con l'Ucraina, pur ribadendo che la Russia rimane disponibile a discutere.

La distanza tra le due posizioni resta quindi evidente. Kiev propone un incontro diretto tra Zelensky, Putin e Trump e insiste sulla necessità di accelerare il confronto diplomatico; Mosca sostiene invece che non siano ancora maturate le condizioni per un nuovo negoziato e mantiene la richiesta che Zelensky si rechi a Mosca per un eventuale incontro con Putin. 

Il vertice trilaterale proposto dall'Ucraina resta dunque, per ora, un'ipotesi politica e diplomatica. Zelensky ha comunque ribadito la propria disponibilità a parteciparvi, collegandola direttamente all'obiettivo di porre fine alla guerra: «Sono pronto per una riunione trilaterale. Questo significa che accetto di fermare la guerra».

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