
Il ricercatore bresciano è accusato di aver organizzato le manifestazioni delle ultime settimane. Nel mirino degli investigatori i canali social, i messaggi agli attivisti e i presunti collegamenti con una rete di finanziatori di Hamas. Venerdì attese nuove mobilitazioni in diverse città italiane.
Lunedì è prevista l'udienza di convalida del fermo di Youssef Siher, il ricercatore bresciano di 30 anni, giornalista italo-marocchino, detenuto con l'accusa di essere tra i principali organizzatori delle manifestazioni che hanno interessato Milano e altre città italiane nelle ultime due settimane. Gli inquirenti lo indicano come fondatore del cosiddetto Movimento 17 ottobre, una rete nata sui social e accusata di aver promosso iniziative di protesta sfociate, in alcuni casi, in episodi di violenza. Le manifestazioni milanesi hanno richiamato migliaia di giovani, mentre le autorità seguono con attenzione l'evoluzione della mobilitazione.
Le accuse riguardano anche la moglie di Siher, Sagia Hammoud, mediatrice culturale nata e residente a Como, con origini palestinesi e libanesi. A entrambi viene contestata l'istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo, oltre alla violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche, fattispecie recentemente introdotta nel codice penale.
Secondo il pubblico ministero, la coppia avrebbe dato vita a un «progetto finalizzato a porre in essere atti delittuosi, con finalità eversive», come riportato nel decreto di fermo. L'inchiesta si estende inoltre ai presunti rapporti con una rete di finanziatori di Hamas, già oggetto di indagini. Hammoud, che fa parte del gruppo Giovani Palestinesi di Milano, risulta indagata a piede libero.
I canali social e le indicazioni agli attivisti
Al centro dell'indagine c'è il Movimento 17 ottobre, costituito, secondo gli investigatori, da diversi profili su Telegram, Instagram e WhatsApp creati la sera del 18 ottobre, dopo le prime manifestazioni. Attraverso questi canali sarebbero stati diffusi messaggi rivolti a oltre 50 mila seguaci, con appelli alla mobilitazione e inviti a colpire le banche, descritte come «emblema di corruzione e capitalismo», accompagnati da espressioni come «vanno assaltate» e dall'esortazione a organizzarsi per far «crollare tutto il sistema».
Le piattaforme avrebbero ospitato anche indicazioni operative sulle occupazioni delle piazze, sulle modalità per evitare le forze dell'ordine e sulle nuove misure di sicurezza adottate dal governo. Tra i messaggi rivolti direttamente all'esecutivo figura la frase: «Meloni dichiara guerra al futuro di questo Paese e noi dichiariamo guerra a questo presente infame».
Nel decreto di fermo vengono riportate anche istruzioni attribuite a Siher per coordinare i partecipanti durante le manifestazioni. Il ricercatore avrebbe invitato gli attivisti a creare gruppi Signal con diversi amministratori, scelti casualmente, per scambiarsi informazioni sugli spostamenti delle forze dell'ordine e coordinare le iniziative sul territorio. Nei messaggi si raccomandava inoltre di cancellare i gruppi al termine delle proteste, così da non lasciare tracce delle comunicazioni.
Gli investigatori ritengono che queste indicazioni fossero state raccolte in un vademecum intitolato Rivoluzione, istruzioni, ispirato all'esperienza della primavera araba del 2011 in Egitto.
Indagini in corso e nuove mobilitazioni
Siher, ricercatore specializzato nello studio dell'islamismo politico in ambito universitario e con un passato nella politica studentesca milanese in una lista moderata, è stato fermato sabato. Secondo quanto riportato, non avrebbe risposto alle domande degli inquirenti. In attesa della decisione del giudice sulla convalida del provvedimento, la polizia prosegue gli accertamenti sulla rete di contatti e sulle attività online, con il coinvolgimento della Digos e della Polizia postale.
L'attenzione degli investigatori riguarda anche la possibilità che il movimento possa continuare a mobilitarsi attraverso una rete più ampia di partecipanti, della quale Siher potrebbe rappresentare soltanto una componente. Nuove manifestazioni sono già state annunciate per venerdì prossimo da sindacati di base e organizzazioni studentesche.
Un ulteriore appuntamento è previsto per il 20 novembre, quando la CGIL proclama uno sciopero generale. Tra le preoccupazioni delle autorità c'è l'eventualità che le rivendicazioni dei giovani possano intrecciarsi con le proteste contro il caro-vita, alimentando nuove iniziative spontanee. Una dinamica che richiama, per alcuni aspetti, le mobilitazioni dei mesi scorsi legate alla causa palestinese e alla guerra nella Striscia di Gaza.
L'indagine dovrà ora chiarire le responsabilità individuali, la struttura effettiva della rete e l'eventuale esistenza di collegamenti organizzativi e finanziari, mentre il calendario delle nuove proteste mantiene alta l'attenzione delle forze dell'ordine.
Fonte Euronews