Il "no" egiziano alla questione turco-libica durante l'incontro tra Abdelati e Fidan

Secondo il Cairo, il ministro degli Esteri turco ha mostrato comprensione, un giorno dopo "alcune persone reagiscono perché si sentono obbligate"

Il rifiuto della Camera dei Rappresentanti libica di approvare il memorandum d’intesa tra Turchia e Libia del 2019 continua ad alimentare le tensioni diplomatiche nel Mediterraneo orientale. La posizione contraria all’accordo è stata ribadita dal ministro degli Esteri egiziano, Badr Abdelati, durante un incontro con il suo omologo turco, Hakan Fidan. Nel corso del colloquio, il capo della diplomazia del Cairo ha confermato la ferma opposizione dell’Egitto al memorandum, mentre la parte turca ha manifestato comprensione per le preoccupazioni egiziane, sottolineando la necessità di proseguire le consultazioni per affrontarle.

Secondo quanto riferito in un comunicato egiziano pubblicato dopo l’incontro, Fidan ha preso atto delle riserve espresse dal Cairo e ha riconosciuto l’importanza di mantenere aperto il dialogo tra i due Paesi. Il testo fa riferimento al memorandum del 2019, sottoscritto dalla Turchia e dall’allora governo libico guidato da Fayez al-Sarraj, con sede a Tripoli. Si tratta di un’intesa che continua a suscitare forti divergenze regionali, soprattutto per le sue implicazioni sulle delimitazioni marittime e sugli interessi strategici nel Mediterraneo orientale.

L’Egitto aveva già espresso formalmente la propria posizione contraria all’accordo. In una dichiarazione diffusa mercoledì, il ministero degli Esteri egiziano aveva definito il memorandum invalido e privo di effetti giuridici, contestando la legittimità. Il nuovo intervento di Abdelati conferma quindi la linea del Cairo, che considera la questione un elemento rilevante per la tutela dei propri interessi nel Mediterraneo e per gli equilibri regionali.

La presa di posizione egiziana è arrivata dopo le dichiarazioni rilasciate da Hakan Fidan a Bruxelles, dove il ministro turco aveva commentato le reazioni suscitate dall’annuncio del Cairo. In un’intervista all’agenzia Anadolu, il capo della diplomazia di Ankara aveva affrontato direttamente le critiche rivolte all’intesa, sostenendo che le diverse reazioni rispondono a motivazioni differenti.

«Sappiamo perché stanno reagendo. Alcune persone reagiscono perché si sentono costrette a reagire. Alcune hanno veri problemi strategici con la questione», aveva dichiarato Fidan, distinguendo tra le posizioni dettate da circostanze politiche e quelle riconducibili a preoccupazioni strategiche concrete.

Il ministro turco aveva inoltre difeso con fermezza la validità dell’accordo, affermando: «Si tratta di un accordo completamente legale, sia dal punto di vista giuridico sia da quello politico. Non dobbiamo parlarne». Parole che evidenziano la determinazione di Ankara a sostenere la propria interpretazione del memorandum, nonostante le obiezioni sollevate dall’Egitto e le controversie che continuano a circondarne l’applicazione.

Fidan aveva anche definito la decisione della Camera dei Rappresentanti libica un successo diplomatico della politica estera del presidente turco Recep Tayyip Erdogan. Secondo la ricostruzione del ministro, gli avvocati turchi ritengono che l’accordo sia in vigore dal 2019 e che l’atto adottato dal Parlamento libico debba essere interpretato come un’accettazione dell’intesa, piuttosto che come una nuova ratifica.

Questa distinzione giuridica rappresenta un punto centrale nella posizione turca: Ankara sostiene infatti che il memorandum abbia già una propria validità e che la decisione parlamentare libica non costituisca una condizione necessaria per la sua entrata in vigore. Una lettura che si contrappone alle obiezioni del Cairo e alle contestazioni relative alla legittimità dell’intesa.

Nel delineare gli obiettivi della Turchia nel Mediterraneo orientale, Fidan ha infine ribadito l’intenzione del governo di proseguire lungo la linea intrapresa, impegnandosi a offrire al popolo turco «successi simili». Una dichiarazione che conferma il valore strategico attribuito da Ankara al memorandum con la Libia e la volontà di difendere i risultati della propria politica regionale.

Il confronto tra Egitto e Turchia dimostra come l’intesa del 2019 continui a rappresentare un punto di frizione nei rapporti tra gli attori del Mediterraneo orientale. Da una parte, il Cairo ribadisce l’invalidità giuridica del memorandum; dall’altra, Ankara ne difende la legittimità e considera gli sviluppi parlamentari libici un risultato diplomatico. Le consultazioni tra Abdelati e Fidan indicano la volontà di mantenere aperto il canale diplomatico, ma le differenti interpretazioni dell’accordo restano al centro di una controversia che coinvolge interessi politici, giuridici e strategici nella regione.

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