
Il Professor Angelo Franzini, neurochirurgo, durante la conferenza “Arte e Cervello – Anatomia della creatività” che si è svolta alla Società Economica di Chiavari, in provincia di Genova, ha analizzatole strutture cerebrali e le interconnessioni neuronali. “Il cervello è composto da due strutture, una si chiama corteccia, che è essenzialmente come la corteccia di un albero, e riveste tutta la superficie del cervello. In questa corteccia ci sono i neuroni, cioè le cellule che possiedono una attività autonoma e che generano gli impulsi elettrici. Questi neuroni sono nella corteccia cerebrale che riveste la sostanza che si chiama “sostanza bianca” ed è importantissima perché contiene tutte le connessioni, come se fossero tantissimi cavi che uniscono tanti computer. Possiamo paragonare i neuroni a dei computer e la sostanza bianca a un insieme di cavi e di connessioni. Questa corteccia si chiama anche mantello perché i latini la chiamavano pallium che vuol dire sia mantello sia corteccia perché, oltre che avere le caratteristiche di rivestire la sostanza bianca, è come un mantello che penetra nelle pieghe: perciò significa sia mantello sia corteccia cerebrale – prosegue il Professor Franzini - “Ci sono anche dei nuclei di cellule all’interno della “sostanza bianca”, ma questi servono per le funzioni elementari, per le funzioni psichiche superiori al movimento e sono tutti nello strato superficiale della corteccia distribuiti nei vari lobi. L’uomo si è sempre chiesto dove siano le zone del cervello che sottendono alle varie funzioni cerebrali: esiste una zona che è quella legata ai movimenti costituita dai neuroni, tutti abbastanza omogenei, che sono quelli da cui, attraverso le connessioni e i nervi, muovono i muscoli. Quindi è stata localizzata quest’area abbastanza vasta composta da neuroni che servono a comandare il movimento. I primi studi per capire dove fossero localizzati i neuroni che sottendevano alle varie funzioni sono stati fatti all’inizio dell’800 tramite l’autopsia effettuata sui cadaveri. Così, in base a questi dati, facendo una mappa delle funzioni elementari e questa metodica non poteva certo essere applicata alla creatività artistica o alle emozioni perché è impossibile risalire a qualcosa di astratto, mentre al movimento è possibile. In questo modo, facendo delle autopsie, si è arrivati alla elaborazione delle prime mappe delle funzioni cerebrali. Da questa mappatura in negativo, cioè partendo da lesioni e perdita di funzione, siamo passati, negli ultimi 100 anni, a una mappatura in positivo, cioè stimolando quell’area specifica, si otteneva il movimento. Quindi, in un cervello sano, effettuando questi interventi neurochirurgici si è visto che, stimolando l’area motoria come la localizzazione delle funzioni cerebrali, era richiesta l’apertura della scatola cranica o delle autopsie o dei pazienti epilettici. La grossa innovazione che caratterizza gli ultimi 20-30 anni è quella che si chiama la risonanza magnetica funzionale, cioè effettuata a scatola cranica chiusa dove il paziente alza la mano e così vediamo che si attiva l’area della mano, come se si accendesse sulla mappa della sua risonanza per vedere che cosa si attiva. Si è così provato a vedere”.





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