
Le assaggiatrici è un film del 2025 diretto da Silvio Soldini e tratto dall’omonimo romanzo di Rosella Postorino, ispirato alla vera storia di Margot Wölk. Solo in tarda età, la donna confessò di essere stata, da giovane, una delle assaggiatrici di Adolf Hitler.
La sceneggiatura riprende fedelmente il libro di Postorino (Ellenika Grammata), che ricostruisce l’esistenza nascosta – e tragica – delle donne costrette ad assaggiare il cibo del Führer per verificare che non fosse avvelenato. Ogni giorno, nei pressi del famigerato “Nido del Lupo”, la base di Hitler in Prussia Orientale, queste giovani consumavano i suoi piatti vegetariani sotto la minaccia delle armi. Nessuna di loro è più in vita. Solo una, Margot Wölk, trovò il coraggio di raccontare ciò che aveva visto e subito: una testimonianza sconvolgente, così come lo furono gli eventi che la attesero dopo la fine della guerra.
“Un quotidiano gioco con la morte”
Margot Wölk (27 dicembre 1917 – 2014) era una segretaria tedesca e una delle quindici giovani selezionate nel 1942 per assaggiare il cibo destinato a Hitler nel quartier generale della Wolfsschanze, dove il dittatore trascorse oltre 800 giorni tra il 1941 e il 1944. Fu l’unica delle quindici a sopravvivere alla guerra. Il suo passato venne alla luce soltanto nel 2012, quando, nel giorno del suo 95° compleanno, lo rivelò in un’intervista alla Berliner Zeitung.
Nata a Wilmersdorf, nel cuore di Berlino, Margot aveva rifiutato di aderire al Bund Deutscher Mädel, la sezione femminile della Gioventù Hitleriana; suo padre era stato persino condannato per non aver voluto iscriversi al Partito Nazista. Sposata e segretaria allo scoppio del conflitto, nel 1941 lasciò l’appartamento dei genitori — distrutto dai bombardamenti — per trasferirsi nella casa della suocera a Gross-Partsch, in Prussia Orientale.
A pochi chilometri da lì sorgeva il “Nido del Lupo”, costruito per l’Operazione Barbarossa. Poco dopo il suo arrivo, Margot e altre quattordici giovani vennero reclutate dal sindaco e condotte nelle caserme di Krausendorf, dove i cuochi preparavano i pasti destinati a Hitler. Ogni giorno, un autobus delle SS la prelevava per portarla alla degustazione, che si svolgeva puntualmente tra le 11 e le 12.
Menù impeccabile, terrore costante
Il cibo veniva disposto su un grande tavolo di legno: piatti vegetariani, verdure freschissime, riso, insalate, frutta esotica. “Il cibo era ottimo,” ricordò Wölk. “Ma non potevamo goderne. Avevamo paura: se fosse stato avvelenato, oggi non sarei qui.” Le SS attendevano che tutte assaggiassero ogni portata prima di trasportarla al quartier generale.
Dopo il fallimento dell’attentato del colonnello Stauffenberg, nel luglio 1944, la sicurezza attorno alla Wolfsschanze fu ulteriormente rafforzata. Le assaggiatrici non poterono più tornare a casa e vennero alloggiate in una scuola vuota, sorvegliate giorno e notte. Hitler, che Margot non vide mai di persona, era noto per abitudini alimentari severe: vegetariano, amante degli asparagi, dei peperoni, dei piselli, dei piatti di pasta; secondo testimonianze dell’epoca, mangiava rapidamente e con scarse maniere.
Il crollo del Reich e la tragedia personale
Nel tardo 1944, con l’Armata Rossa ormai vicina al complesso, un tenente delle SS allontanò Margot mettendola su un treno diretto a Berlino. Le altre assaggiatrici, raccontò lo stesso ufficiale dopo la guerra, furono probabilmente giustiziate dai sovietici.
Ma la salvezza non portò pace. Dopo la caduta di Berlino, Margot cadde nelle mani dei soldati sovietici: fu violentata ripetutamente per due settimane, riportando ferite tali da impedire per sempre di avere figli. “Mi portarono nell’appartamento di un medico e mi violentarono per 14 giorni,” raccontò. “Il maggiore che guidava il gruppo si faceva chiamare ‘Berlin’.”
Nel 1946 si riunì al marito Karl, anch’egli segnato dalla guerra e dalla prigionia. Vissero insieme fino alla morte di lui, nel 1980. Per decenni, Margot non rivelò a nessuno il suo passato a Gross-Partsch. Quei ricordi riaffiorano solo nei sogni.
Fu soltanto nel 2012, a 95 anni, che decise di rompere il silenzio. Morì nel 2014.
Fonti: Military News e agenzie varie.


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