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Sabato, 11 Luglio 2026

Regno Unito, Keir Starmer annuncia le dimissioni: Andy Burnham favorito per la successione alla guida del Labour e del governo

Il Regno Unito si prepara a una nuova fase politica dopo l'annuncio delle dimissioni del primo ministro e leader laburista Keir Starmer. In un discorso alla nazione pronunciato davanti al numero 10 di Downing Street, Starmer ha confermato la decisione di lasciare sia la guida del Partito Laburista sia quella del governo britannico, ponendo fine a una leadership sempre più contestata e segnata da un progressivo calo di consensi nell'opinione pubblica e all'interno dello stesso Labour.

L'uscita di scena del premier apre ora la strada all'ascesa di Andy Burnham, ex sindaco della Greater Manchester e principale favorito per assumere la leadership del partito e, di conseguenza, del governo. La svolta politica arriva in un momento particolarmente simbolico per il Regno Unito, mentre il Paese ricorda il decimo anniversario del referendum sulla Brexit, celebrato il 23 giugno 2016.

Poche ore dopo l'annuncio di Starmer, attorno a mezzogiorno, Burnham ha ufficializzato la propria candidatura alla leadership laburista. Nel suo primo intervento pubblico ha voluto rendere omaggio al premier uscente.

«Keir ha reso un enorme servizio al nostro Paese e voglio ringraziarlo per la sua guida e dedizione in un periodo così difficile», ha dichiarato Burnham, considerato da osservatori e dirigenti laburisti il candidato con le maggiori possibilità di raccogliere l'eredità politica di Starmer.

Nel suo discorso di addio, Starmer ha riconosciuto apertamente le difficoltà che hanno caratterizzato gli ultimi mesi della sua leadership. Ha spiegato che la domanda che il partito si sta ponendo riguarda la sua capacità di guidare il Labour alle prossime elezioni generali e ha affermato di aver ascoltato il giudizio espresso dalla dirigenza e dai parlamentari del partito.

«Ho sentito la risposta e la accetto con serenità», ha dichiarato, aggiungendo che ogni decisione presa durante il suo mandato è stata guidata dalla volontà di mettere «al primo posto il Paese che amo». Da qui la decisione di dimettersi dalla leadership del Partito Laburista.

Prima di formalizzare il proprio passo indietro, Starmer ha rivendicato il lavoro svolto negli anni alla guida del Labour e del governo. Ha ricordato di aver ereditato un partito che ha definito «politicamente, finanziariamente e moralmente in bancarotta», respingendo le critiche di chi sosteneva che il Labour fosse ormai destinato all'irrilevanza.

Secondo il premier uscente, la sua leadership ha consentito di trasformare profondamente il partito, eliminando il problema dell'antisemitismo, ristabilendo la fiducia degli elettori nei confronti delle politiche economiche e rafforzando la credibilità del Labour sui temi della difesa e della sicurezza nazionale.

Starmer ha inoltre elencato quelli che considera i principali risultati ottenuti dal suo governo: investimenti pubblici garantiti, nuove infrastrutture in fase di realizzazione, la fine delle politiche di austerità, una significativa riduzione delle liste d'attesa del Servizio Sanitario Nazionale e il più importante rafforzamento dei diritti dei lavoratori e degli inquilini degli ultimi decenni.

Tra i risultati rivendicati figura anche il consistente aumento della spesa militare, definito dal premier come il più rilevante dai tempi della Guerra Fredda.

Particolare attenzione è stata dedicata anche al tema dell'immigrazione. Starmer ha sostenuto che il governo sia riuscito a ridurre gli attraversamenti illegali della Manica, a chiudere numerose strutture alberghiere utilizzate per ospitare richiedenti asilo e a rendere più efficace la gestione dei flussi migratori.

Il premier dimissionario ha inoltre ricordato le nuove misure adottate per la tutela dei minori online, tra cui la legge che impedirà ai ragazzi sotto i 16 anni di accedere ai social network. Ha poi sottolineato come, a suo giudizio, le politiche economiche e sociali del governo abbiano contribuito a sottrarre circa mezzo milione di bambini alla povertà.

La parte finale del discorso è stata segnata dall'emozione. Secondo diversi media britannici, Starmer è apparso visibilmente commosso e vicino alle lacrime. Rivolgendo un pensiero alla moglie Victoria, definita la sua «roccia», ha affermato che dopo aver lasciato l'incarico più importante del Paese intende dedicare più tempo alla famiglia.

«Quando lascerò questo ruolo, mi concentrerò sul lavoro più importante di tutti: essere il miglior marito possibile per mia moglie Vic e il miglior padre possibile per i miei figli, che rappresentano il mio orgoglio e la mia gioia», ha dichiarato.

Con il passo indietro di Starmer, tutti gli occhi sono ora puntati su Andy Burnham. Cinquantasei anni, ex sindaco della Greater Manchester, Burnham è una delle figure più popolari del Partito Laburista. Considerato esponente dell'ala moderata e progressista del movimento, ha costruito la propria immagine politica come rappresentante delle comunità del Nord dell'Inghilterra, guadagnandosi il soprannome di "King of the North".

Nato tra Liverpool e Manchester, figlio di un dipendente della British Telecom e di un'assistente amministrativa, Burnham ha studiato all'Università di Cambridge prima di entrare in Parlamento nel 2001. Nel corso della sua carriera è stato ministro nei governi laburisti di Gordon Brown, ricoprendo gli incarichi di Segretario alla Salute e di responsabile per Bambini, Scuole e Famiglie.

Già candidato alla leadership del Labour nel 2010 e nel 2015, senza successo, ha trovato una nuova popolarità durante il suo mandato alla guida della Greater Manchester, iniziato nel 2017.

La sua recente vittoria nelle elezioni suppletive di Makerfield, il 18 giugno 2026, è stata interpretata come il segnale di una forte domanda di cambiamento all'interno del partito. Molti deputati vedono infatti in Burnham la figura più adatta per rilanciare il Labour e contrastare l'ascesa di Reform UK guidato da Nigel Farage.

Sul piano istituzionale, la transizione dovrebbe avvenire senza particolari scosse. Starmer potrebbe rimanere a Downing Street fino a settembre per garantire continuità all'azione di governo e consentire al futuro leader di definire la propria squadra e le priorità programmatiche.

Gli scenari possibili sono sostanzialmente due. Il primo, considerato il più probabile, vedrebbe Burnham ottenere la leadership senza una reale opposizione interna, diventando rapidamente leader del partito e primo ministro grazie al sostegno della maggioranza dei parlamentari laburisti.

In questo caso, il governo uscente continuerebbe a gestire gli affari correnti e la preparazione della legge di bilancio autunnale, lasciando tuttavia al nuovo leader la definizione delle principali scelte politiche.

Il secondo scenario prevede invece l'emergere di uno o più candidati alternativi, con la conseguente apertura di una competizione interna che potrebbe coinvolgere anche gli iscritti al partito. In tal caso, il processo di successione potrebbe richiedere da alcune settimane fino a diversi mesi, facendo slittare il passaggio di consegne oltre l'estate.

Nel frattempo, Starmer resterebbe formalmente alla guida del governo, seppur con margini d'azione inevitabilmente ridotti. Il premier potrebbe comunque tentare di approvare alcuni provvedimenti significativi nel tentativo di lasciare un'eredità politica positiva prima dell'uscita definitiva dalla scena.

Per molti osservatori, tuttavia, il fallimento della leadership di Starmer appare soprattutto personale. La vittoria di Burnham in un collegio dove il Labour aveva recentemente perso terreno a favore di Reform UK viene letta come il segnale che l'elettorato laburista non ha necessariamente abbandonato il partito, ma ha progressivamente perso fiducia nel suo leader. Un messaggio che potrebbe ora aprire una nuova fase per il Labour e per l'intera politica britannica.

Intanto le dimissioni del premier stanno già producendo effetti anche sul piano internazionale. L'Unione Europea sta infatti valutando la possibilità di rinviare il vertice con il Regno Unito previsto per il 22 luglio. L'incontro rappresenta uno dei pilastri della strategia di Starmer per rilanciare le relazioni economiche tra Londra e Bruxelles a dieci anni dal referendum sulla Brexit.

Secondo quanto riportato dal Financial Times, un funzionario europeo ha confermato che Bruxelles sta discutendo con le autorità britanniche l'opportunità di mantenere o meno l'appuntamento nelle attuali circostanze politiche. La data del vertice era stata annunciata soltanto la scorsa settimana, sorprendendo già allora diversi Stati membri dell'Unione.

Ora, negli ambienti comunitari, prende corpo l'ipotesi di attendere l'elezione del nuovo leader laburista prima di procedere con un vertice considerato cruciale per il futuro delle relazioni tra Regno Unito e UE. Il processo di successione all'interno del Labour prenderà ufficialmente il via il 9 luglio, mentre la presentazione delle candidature dovrebbe concludersi entro il 16 luglio.

 

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