
Il blitz della polizia negli uffici del PSOE al governo e le nuove accuse contro i suoi funzionari aggravano la crisi politica in Spagna
L’inchiesta giudiziaria che coinvolge l’ex primo ministro spagnolo José Luis Rodríguez Zapatero, figura storica del Partito Socialista e stretto alleato politico di Pedro Sánchez, aggiunge una nuova e delicata dimensione alla crisi che sta investendo il governo di Madrid.
L’iscrizione di Zapatero nell’indagine relativa al salvataggio pubblico della compagnia aerea Plus Ultra aumenta ulteriormente la pressione sul premier spagnolo, già alle prese con una serie di procedimenti giudiziari che coinvolgono il PSOE e persone vicine al suo nucleo familiare. Secondo numerosi osservatori politici, il nodo centrale riguarda ormai l’effetto cumulativo degli scandali sulla tenuta della maggioranza che sostiene l’esecutivo socialista.
A complicare ulteriormente il quadro è arrivato il blitz della polizia presso la sede centrale del PSOE a Madrid, nell’ambito di un’indagine su un presunto sistema di finanziamento illecito. L’operazione ha aggravato la posizione politica di Sánchez, alimentando un nuovo scontro con l’opposizione. Mentre il centrodestra chiede apertamente elezioni anticipate e gli alleati di governo assumono posizioni sempre più prudenti, il premier si trova ad affrontare una delle fasi più difficili del suo mandato, pur ribadendo di non voler riportare il Paese alle urne prima del 2027.
Nella giornata di ieri gli agenti dell’agenzia anticorruzione si sono recati nella sede del Partito Socialista per acquisire documenti e prove nell’ambito delle indagini che, secondo il quotidiano “El Confidencial”, riguardano presunte irregolarità nella gestione della SEPI, l’ente pubblico che controlla le partecipazioni statali nelle aziende strategiche. Nel caso risulta coinvolta anche l’ex funzionaria socialista Leire Díez. Contestualmente è stata annunciata l’incriminazione di Ana Fuentes, responsabile delle finanze del PSOE dal 2021, accusata di un presunto ruolo nel piano e in altre attività fraudolente.
“Non posso convocare elezioni per interesse di partito, ma soltanto nell’interesse generale dei cittadini”, ha dichiarato Sánchez rispondendo alla richiesta di dimissioni avanzata dal leader del Partito Popolare, Alberto Núñez Feijóo.
Secondo quanto riportato da “Politico”, anche i partner parlamentari che nel 2023 avevano consentito la nascita del governo di coalizione di sinistra stanno assumendo toni più cauti. Enrique Santiago, deputato di Sumar, ha definito i finanziamenti irregolari una “linea rossa” per il suo partito, il principale alleato minore dell’esecutivo, precisando che la formazione lascerebbe il governo qualora le accuse contro i socialisti venissero confermate.
Sulla stessa linea anche Aitor Esteban, leader del Partito Nazionalista Basco, secondo cui Sánchez dovrebbe indire elezioni anticipate entro la fine dell’anno, sostenendo che sarebbe “molto difficile” arrivare fino alla conclusione naturale della legislatura. “Ci sono già nove casi aperti, e ora anche Zapatero”, ha dichiarato.
Anche Gabriel Rufián della Sinistra Repubblicana di Catalogna, altro alleato chiave del premier, ha indicato la corruzione come una “linea rossa” invalicabile.
Nel frattempo, le prossime settimane si preannunciano particolarmente tese per Sánchez, la sua famiglia e il governo. Oggi il fratello minore del premier, David Sánchez, dovrà rispondere alle accuse di aver ottenuto nel 2017 un incarico lavorativo creato appositamente per lui dal comune socialista di Badajoz, in un periodo in cui Pedro Sánchez guidava già il PSOE ma non era ancora presidente del governo.
Parallelamente prosegue anche l’inchiesta che riguarda la moglie del premier, Begoña Gómez. Il giudice che indaga sul caso l’ha convocata per il 9 giugno per chiarire le accuse secondo cui avrebbe sfruttato la propria posizione per ottenere sponsorizzazioni destinate a un master universitario da lei diretto e utilizzato fondi pubblici per spese personali legate alla sua assistente.
Sia David Sánchez sia Begoña Gómez hanno respinto ogni accusa di illecito. Entrambi sono finiti sotto indagine a seguito delle denunce presentate da “Manos Limpias”, organizzazione sindacale autodefinitasi indipendente ma considerata vicina all’estrema destra, nota per aver promosso numerose azioni legali contro avversari politici.
Il primo ministro spagnolo ha denunciato quella che definisce “un’operazione di molestie e intimidazione” orchestrata dai suoi oppositori politici e mediatici, sostenendo con forza l’innocenza dei suoi familiari.
Anche Zapatero dovrà comparire davanti ai giudici il 18 e 19 giugno. L’ex premier ha dichiarato che “tutte le mie attività pubbliche e private sono sempre state svolte nel pieno rispetto della legge”, mentre la magistratura sarà chiamata a valutare la fondatezza delle accuse.
Nonostante il crescente clima di tensione politica, il sistema istituzionale spagnolo e la complessa rete di alleanze parlamentari rendono difficile prevedere gli sviluppi futuri. Il premier può essere sfiduciato solo attraverso una mozione parlamentare, mentre un eventuale governo guidato da Feijóo avrebbe bisogno del sostegno sia dell’estrema destra di Vox sia di partiti regionali come i nazionalisti baschi o i separatisti catalani di Junts.
Fonte varie agenzie










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