
Ciro Iovine è imprenditore e ambasciatore della pizza napoletana a New York. Originario del quartiere di Fuorigrotta. La sua pizzeria Song’ E Napule ha celebrato il suo decimo anniversario di attività, confermandosi come un vero e proprio angolo genuino di Napoli nel cuore della Grande Mela.
1) Nella tua pizzeria a New York c’è «piazzetta Maradona». Cosa ha significato per te, da giovanissimo, questo eroe del calcio e non solo?
Sono di Fuorigrotta avevo quattro anni quando Maradona venne a Napoli. All’epoca lo stadio era una famiglia. Siamo otto tra fratelli e sorelle e andare allo stadio era una festa. Che bei tempi! Non ritrovo, nelle nuove generazioni, lo stesso entusiasmo e la stessa unione. Maradona ha fatto un miracolo. Ha riscattato la mia città. Quando il Napoli giocava in casa ci portavamo il cibo allo stadio; mangiavamo tutti insieme. Era una festa. Non potevo non dedicare questo spazio a lui.
2) Sei ambasciatore della pizza napoletana a New York. Pluripremiato. Tre Spicchi in guida Top Italia Restaurants del Gambero Rosso. Nel 2019 Song’ E Napule è stata premiata, sempre dal Gambero Rosso, come pizzeria dell’anno. Cosa non deve mai mancare ad un imprenditore di successo?
Preferisco definirmi ambasciatore di Napoli a New York. Non dimentico da dove vengo. Mio nonno mi diceva sempre che «l’essere umili è importante». Mai perdere la testa e mai dimenticare le proprie origini.
3)Sei molto attivo sui social e vediamo spesso le tue pedalate. Mens sana in corpore sano?
Tre anni fa ho avuto problemi di salute. Lavorare nei locali non è facile. Lo stress porta danni al corpo e il mio corpo mi ha mandato segnali di allarme. Pesavo circa 160 chilogrammi. Ho scelto di prendermi cura di me e il ciclismo è diventato la mia passione. Gareggio anche. Dedicarmi al mio benessere è fondamentale. Dio mi ha dato la forza e la motivazione. I miei amici mi hanno dato la grinta per rimettermi sulla via della salute.
4)La tua è una famiglia numerosa. Quanto conta e ha contato l’amore nel tuo percorso professionale?
Tutto. Da quando mi sveglio la mattina a quando vado a dormire. Ho cinque figli, sono la mia vita. Mi reputo molto fortunato. Mia moglie Austria è la mia forza, sia nella vita privata che nel lavoro. È stata lei a dare il nome alla pizzeria: Song’ E Napule. Quando l’ho conosciuta le ripetevo sempre questa frase! Mi ha regalato cinque figli. Non c’è cosa più bella della famiglia.
5)Sei il fondatore e l'anima di Song' E Napule, un'insegna nata nel 2015 a Manhattan. Prima del fare c’è sempre una visione, un sogno. Quali sono gli ingredienti per realizzarlo?
Ingredienti che portiamo da bambini nel cuore. Desideravo diffondere la tradizione napoletana nel mondo. E la fede. A ventiquattro anni mi sono avvicinato al Signore e sono molto credente. La fede mi dà la forza ogni giorno per fare cose buone e migliorare me stesso.
6)Qual è il sapore che ti ricorda casa più di tutti gli altri?
La mozzarella di bufala. Quella che arriva a New York non è buonissima. Mi ricorda tante cose, soprattutto mia nonna. Quando andavamo a trovarla mangiavamo sempre la mozzarella di bufala tiepida. Quando torno a Napoli vado subito in cerca di quella buona.
7) A maggio 2026, con il progetto "Pizza for a Smile" sei sbarcato su Fox News, sfornando oltre 2.000 pizze per beneficenza a New York. Raccontaci questo progetto.
È un progetto voluto dal tenore italoamericano Luciano Lamonarca e da un amico comune. Una grande bella iniziativa per aiutare chi ha bisogno. Faccio tante cose, comunque, che non menziono e che non pubblicizzo sui social. La beneficenza va fatta con il cuore e non per marketing. «Fate opere di carità» è un precetto di Nostro Signore.










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