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Lunedì, 11 Maggio 2026

Per l'avvocato generale il Protocollo Italia-Albania sui migranti è legale

Il protocollo tra Italia e Albania sulla gestione dei flussi migratori può essere considerato compatibile con il diritto europeo, ma solo a precise condizioni. È quanto emerge dalle conclusioni dell’avvocato generale Nicholas Emiliou, secondo cui l’accordo voluto dal governo guidato da Giorgia Meloni rispetta in linea di principio le norme dell’Unione, a patto che siano pienamente garantiti i diritti dei richiedenti asilo.

Nel suo parere, Emiliou sottolinea che il diritto dell’UE non vieta a uno Stato membro di istituire centri di trattenimento per i rimpatri al di fuori del proprio territorio. Ciò significa che l’Italia può legittimamente aprire e gestire strutture in Albania, come previsto dal protocollo firmato nel novembre 2023. Tuttavia, la responsabilità resta interamente italiana: Roma dovrà assicurare ai migranti accesso all’assistenza legale e linguistica, la possibilità di contattare familiari e autorità competenti, nonché tutte le garanzie previste dalla normativa europea.

Un punto cruciale riguarda la tutela effettiva dei diritti: in caso di trattenimento illegittimo, le autorità italiane dovranno intervenire rapidamente, trasferendo i migranti in Italia e disponendone la liberazione. Particolare attenzione è richiesta per minori e soggetti vulnerabili, che devono poter beneficiare di tutte le misure di protezione previste dal sistema d’asilo, comprese assistenza sanitaria e accesso all’istruzione.

Gli Stati membri sono inoltre tenuti a predisporre adeguate misure organizzative e logistiche per garantire l’effettivo esercizio dei diritti, incluso l’accesso a un giudice e a un rapido riesame giurisdizionale contro eventuali trattenimenti illegittimi. Allo stesso tempo, il diritto europeo non riconosce automaticamente ai richiedenti asilo il diritto di essere riportati nel territorio dello Stato membro durante l’esame della domanda.

In questo quadro, la sostenibilità giuridica dell’accordo dipenderà dall’applicazione concreta: eventuali carenze nell’attuazione potrebbero esporre l’Italia a violazioni delle norme europee in materia di asilo.

Intanto il piano entra nella sua fase operativa. È previsto per mercoledì l’arrivo in Albania del primo gruppo di migranti: 16 uomini, di nazionalità egiziana e bangladese, attualmente a bordo della nave militare italiana Libra. Con il loro trasferimento prenderà ufficialmente il via il nuovo sistema di gestione dei flussi migratori promosso dal governo Meloni.

Il meccanismo prevede che ogni mese una parte dei richiedenti asilo soccorsi in acque internazionali venga trasferita in Albania, dove resterà in attesa della valutazione della domanda presentata in Italia. L’obiettivo dichiarato è duplice: alleggerire la pressione sui centri di accoglienza italiani e scoraggiare le partenze via mare. Tuttavia, diversi esperti mettono in dubbio l’efficacia deterrente della misura, soprattutto nei confronti di chi ha già affrontato viaggi lunghi e complessi prima di imbarcarsi verso l’Europa.

L’accordo con Tirana prevede la costruzione di strutture interamente finanziate dall’Italia, con uno stanziamento iniziale di 65 milioni di euro e costi di gestione destinati a salire fino a circa 120 milioni annui dal 2025. Il protocollo riguarda esclusivamente i migranti soccorsi dalle autorità italiane nel Mediterraneo centrale, mentre restano esclusi quelli recuperati dalle navi delle ONG.

Dopo un primo screening a bordo delle unità della Guardia Costiera o della Guardia di Finanza, i migranti vengono trasferiti sulla nave Libra, posizionata nella zona SAR italiana a sud di Lampedusa. Qui avviene una seconda selezione: solo gli uomini adulti, non vulnerabili e provenienti da paesi considerati “sicuri” vengono destinati ai centri in Albania. Donne, minori, famiglie e persone fragili restano invece nel sistema di accoglienza italiano.

Una volta arrivati nel porto di Shengjin, i migranti sono sottoposti alle procedure di identificazione in una struttura gestita dalla polizia italiana. Successivamente vengono trasferiti a Gjader, nell’entroterra, dove sorgono un centro di prima accoglienza da 880 posti e un Centro di permanenza per il rimpatrio (CPR) da 144 posti, destinato a chi riceverà un diniego della protezione internazionale.

Le procedure restano sotto la giurisdizione italiana: i provvedimenti di trattenimento saranno emessi dalla questura di Roma e convalidati dal tribunale civile della capitale. Le domande d’asilo dovranno essere esaminate entro 28 giorni, nell’ambito della procedura accelerata prevista per i cittadini di paesi ritenuti sicuri, una classificazione che resta però oggetto di forti contestazioni.

Restano infine molte incognite operative, soprattutto sui rimpatri: non è chiaro se avverranno direttamente dall’Albania o dopo un eventuale trasferimento in Italia. A ciò si aggiungono i dubbi sulla reale capacità del sistema di rispettare i tempi previsti, in particolare nei periodi di maggiore pressione migratoria.

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