
L’amministrazione di Donald Trump ha annunciato una sospensione temporanea di 60 giorni del Jones Act, la normativa che da oltre un secolo regola il trasporto marittimo interno imponendo l’utilizzo di navi costruite, registrate e gestite negli Stati Uniti. La misura punta ad attenuare l’aumento dei prezzi energetici e le difficoltà nelle forniture causate dal conflitto con l’Iran.
A comunicarlo è stata la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt, che in un messaggio su X ha spiegato come la decisione rappresenti un intervento urgente per sostenere il mercato nel breve periodo, mentre le operazioni militari statunitensi proseguono nell’ambito dell’Operazione Epic Fury.
La deroga consentirà per due mesi un flusso più rapido e flessibile di risorse strategiche — tra cui petrolio, gas naturale, fertilizzanti e carbone — verso i porti americani, aggirando temporaneamente i vincoli logistici imposti dalla legge. L’obiettivo dichiarato è rafforzare le catene di approvvigionamento e contenere le tensioni sui prezzi.
L’impennata dei costi dell’energia rappresenta infatti un rischio politico per l’amministrazione Trump e per i repubblicani, che hanno più volte indicato il contenimento del prezzo dei carburanti come una priorità. I prezzi della benzina negli Stati Uniti sono saliti sensibilmente dall’inizio degli attacchi congiunti di Washington e Israele contro Teheran, avviati il 28 febbraio. Il conflitto ha inciso in particolare sul traffico nello Stretto di Hormuz, snodo da cui transita circa un quinto delle forniture globali di petrolio e gas naturale liquefatto.
Le tensioni hanno inoltre compromesso le catene di distribuzione dei fertilizzanti, alimentando le preoccupazioni del settore agricolo statunitense.
In questo contesto, il Jones Act — storicamente sostenuto dai sindacati marittimi ma criticato per i suoi effetti restrittivi sul numero di navi disponibili — viene temporaneamente sospeso per ampliare la capacità di trasporto interno e ridurre le pressioni sui prezzi.
Sul fronte europeo, il caro carburanti resta al centro del dibattito politico. Il vicepremier e ministro dei Trasporti Matteo Salvini ha ribadito l’obiettivo di portare il prezzo del diesel sotto 1,90 euro al litro, intervenendo prima di un incontro a Milano con le compagnie petrolifere. Salvini ha indicato tra le possibili misure un tetto ai prezzi, una revisione delle accise e un confronto a livello europeo su strumenti fiscali come il sistema ETS, criticando inoltre l’attuale impostazione del Green Deal.
Le prossime decisioni del governo italiano, attese in Consiglio dei ministri, si inseriscono in un quadro internazionale segnato da forti tensioni geopolitiche e da una crescente volatilità dei mercati energetici.





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