
Dopo 423 giorni di detenzione in Venezuela, Alberto Trentini e Mario Burlò sono finalmente rientrati in Italia. Questa mattina, intorno alle 8.30, il Falcon del XXXI Stormo dell’Aeronautica militare, partito da Caracas, è atterrato all’aeroporto militare di Ciampino riportando a casa il cooperante veneto e l’imprenditore torinese, arrestati e detenuti per oltre quattordici mesi.
Ad accoglierli sulla pista c’erano la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il ministro degli Esteri e vicepremier Antonio Tajani. Un rientro atteso e carico di emozione, che chiude una lunga e dolorosa vicenda umana e diplomatica. «Bentornati a casa», ha scritto Meloni sui social, pubblicando un video dell’arrivo e sottolineando la necessità di lasciare spazio al tempo da recuperare con le famiglie dopo una separazione così lunga e forzata.
Entrambi hanno ringraziato Meloni e il governo. “Sono libero e desidero ringraziare il presidente del Consiglio, il governo italiano, il ministro degli Esteri Tajani, il corpo diplomatico che si è attivato e ha portato a termine la liberazione mia e di Mario Burlò. E allo stesso tg anche Burlò ha affidato le prime parole dopo la liberazione: “Sono finalmente libero dopo 14 mesi trascorsi in un carcere venezuelano, ingiustamente. Voglio ringraziare il governo, l’ambasciatore, l’arcivescovo e tutte le autorità che hanno portato me e Alberto in libertà. Vi ringrazio moltissimo e non vedo l’ora di tornare in Italia e riabbracciare la mia famiglia”.
“Sappiamo che il lavoro non è ancora finito. Nelle carceri del Venezuela abbiamo ancora 42 detenuti italiano-venezuelani. Quelli con passaporto solo italiano sono stati tutti rilasciati. I detenuti politici sono 24. Il nostro obiettivo è che siano liberati tutti”. Lo ha affermato il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, nel corso di un’informativa al Senato. “Abbiamo sempre detto che avremmo lavorato senza sosta per riportare i nostri connazionali a casa. Lo abbiamo fatto. Continueremo a farlo, mantenendo un dialogo costante con le autorità venezuelane e con i nostri partner”, ha concluso.
All’uscita dallo scalo romano, l’avvocata Alessandra Ballerini ha letto una dichiarazione condivisa da Alberto Trentini e dalla sua famiglia. «Siamo felicissimi, ma la nostra felicità ha un prezzo altissimo. Non si possono cancellare questi interminabili 423 giorni», si legge nel messaggio, che chiede rispetto e silenzio dopo il clamore mediatico, per consentire ai due uomini e ai loro cari di ritrovare una quotidianità fatta di serenità e libertà.
Pur non avendo subito violenze fisiche, come hanno entrambi assicurato, la detenzione ha lasciato segni profondi soprattutto sul piano psicologico. Mario Burlò ha raccontato il peso di non aver potuto parlare con i figli per quasi un anno: «Ho perso trenta chili, ma non importa: l’importante è essere tornato e aver riabbracciato i miei ragazzi», ha detto, descrivendo una prigionia segnata da sofferenze invisibili ma durature.
La liberazione di Trentini e Burlò non chiude però il capitolo dei connazionali detenuti in Venezuela. Antonio Tajani ha ricordato che restano 42 italiani nelle carceri del Paese, di cui 24 detenuti per motivi politici, molti con doppia cittadinanza italo-venezuelana. «Continuiamo a lavorare per riportarli tutti a casa», ha assicurato il ministro, rivendicando l’impegno costante della diplomazia e della rete consolare in un contesto complesso e delicato.
La notizia del rientro ha suscitato reazioni trasversali nel mondo politico. Angelo Bonelli, di Alleanza Verdi e Sinistra, ha espresso soddisfazione per la liberazione dei due italiani, riconoscendo il ruolo delle istituzioni, ma inserendo la vicenda in un più ampio dibattito sulle politiche internazionali e sull’uso strumentale dei diritti umani nei conflitti globali.
Nel giorno del ritorno in patria non è mancato anche il gesto del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha telefonato alla madre di Alberto Trentini per condividere la gioia dopo mesi di sofferenza, sottolineando la vicinanza dello Stato non solo sul piano istituzionale, ma anche umano.



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