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Lunedì, 19 Gennaio 2026

La cucina italiana patrimonio dell'umanità

La cucina italiana è patrimonio dell'umanità. Questo il verdetto, atteso da due anni, del Comitato Intergovernativo dell'Unesco, che a Nuova Delhi ha iscritto la tradizione culinaria del nostro Paese nella Lista Rappresentativa del Patrimonio Culturale Immateriale. 

La decisione è stata assunta all'unanimità dal Comitato intergovernativo riunito a New Delhi, in India, dove la candidatura italiana è stata accolta tra gli applausi della sala. Il provvedimento valorizza un insieme di pratiche quotidiane radicate nella storia del Paese, basate sulla condivisione del cibo, sulla trasmissione dei saperi gastronomici e sul rispetto degli ingredienti, elementi considerati dall'Unesco fondamentali per la coesione delle comunità e per il consolidamento del patrimonio immateriale.

Di un "riconoscimento storico che ci onora e celebra la nostra identità" ha parlato il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in un messaggio video trasmesso durante la cerimonia, alla quale era presente il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, che ha salutato un "grande successo" frutto di un "lavoro di squadra" dove "tutti hanno fatto il massimo" :

Buongiorno a tutti!

Voglio condividere con voi una notizia che ci riempie d’orgoglio.
Oggi l’UNESCO ha riconosciuto la Cucina italiana Patrimonio dell’Umanità.
Siamo i primi al mondo ad ottenere questo riconoscimento, che onora quello che siamo e la nostra identità. Perché per noi italiani la cucina non è solo cibo o un insieme di ricette. È molto di più: è cultura, tradizione, lavoro, ricchezza.
La nostra cucina nasce da filiere agricole che coniugano qualità e sostenibilità. Custodisce un patrimonio millenario che si tramanda di generazione in generazione. Cresce nell’eccellenza dei nostri produttori e si trasforma in capolavoro nella maestria dei nostri cuochi. E viene presentata dai nostri ristoratori con le loro straordinarie squadre.

È un primato che ci inorgoglisce, e ci consegna uno strumento formidabile per valorizzare ancor di più i nostri prodotti e proteggerli con maggiore efficacia da imitazioni e concorrenza sleale. Già oggi esportiamo 70 miliardi di euro di agroalimentare, e siamo la prima economia in Europa per valore aggiunto dell’agricoltura. Questo riconoscimento imprimerà al Sistema Italia un impulso decisivo per raggiungere nuovi traguardi.

Il Governo ha creduto fin dall’inizio in questa sfida e ha fatto la sua parte per raggiungere questo risultato, e ringrazio prima di tutto i Ministri Lollobrigida e Giuli per aver seguito il dossier. Ma è una partita che non abbiamo giocato da soli.

Abbiamo vinto questa sfida insieme al popolo italiano, insieme ai nostri connazionali all’estero, insieme a tutti coloro che nel mondo amano la nostra cultura, la nostra identità e il nostro stile di vita.

Oggi celebriamo una vittoria dell’Italia. La vittoria di una Nazione straordinaria che, quando crede in sé stessa ed è consapevole di ciò che è in grado di fare, non ha rivali e può stupire il mondo.

Viva la cucina italiana!

Viva l’Italia!

 

Un riconoscimento che valorizza identità e comunità

L’iscrizione della cucina italiana nella Lista del Patrimonio Immateriale dell’Unesco sancisce il valore di un sistema culturale che va ben oltre il semplice ambito alimentare. Secondo il Comitato, le preparazioni, i rituali domestici, l’attenzione per gli ingredienti e la convivialità costituiscono un vero e proprio tessuto sociale, capace di esprimere identità, appartenenza e memoria collettiva.

Il “cucinare all’italiana”, sottolinea l’Unesco, è un gesto che implica cura verso sé stessi e verso gli altri, generando legami, relazioni e un passaggio costante di saperi fra generazioni. La centralità della tavola, l’incontro tra ricette tradizionali e conoscenze locali e il ruolo fondamentale delle famiglie nella trasmissione delle tecniche culinarie delineano un patrimonio vivo e in continua evoluzione.

Le motivazioni dell’Unesco

Nella delibera approvata a New Delhi, l’Unesco definisce la cucina italiana una “miscela culturale e sociale di tradizioni culinarie”, capace di mettere in relazione le comunità, permettendo loro di condividere la propria storia e interpretare il mondo circostante.

Le pratiche gastronomiche – si legge nella decisione – promuovono inclusione sociale, rafforzano i legami familiari e favoriscono un apprendimento continuo tra generazioni. L’organizzazione sottolinea inoltre la centralità di alcuni principi: la lotta agli sprechi, la valorizzazione degli ingredienti, il rispetto della stagionalità. Elementi strutturali di una tradizione che si è trasformata nel tempo senza mai perdere la propria identità.

La cucina italiana viene così riconosciuta come una pratica aperta e partecipativa, in cui i ruoli si intrecciano e si scambiano, offrendo a chiunque – indipendentemente dal contesto culturale – la possibilità di vivere un’esperienza autenticamente condivisa.

Il dossier che ha sostenuto la candidatura è stato redatto dal giurista Pier Luigi Petrillo, già protagonista di numerosi altri riconoscimenti Unesco per l’Italia. La documentazione presentata mette in luce il lavoro svolto dalle comunità italiane negli ultimi sessant’anni, con il supporto di istituzioni e realtà culturali impegnate nella tutela e nella diffusione delle tradizioni gastronomiche.

Tra i soggetti citati dall’Unesco figurano La Cucina Italiana, l’Accademia Italiana della Cucina e la Fondazione Casa Artusi, considerate esempi significativi dell’impegno nel preservare e tramandare conoscenze, tecniche e valori legati al cibo.

Il contributo congiunto di queste realtà ha permesso di evidenziare il carattere partecipativo, capillare e profondamente condiviso delle pratiche culinarie italiane, offrendo una rappresentazione ampia e strutturata del patrimonio immateriale associato alla cucina nazionale.

Fonte Pal.Chigi e varie agenzie

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