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Martedì, 09 Dicembre 2025

Scandalo alla BBC: discorso manipolato di Trump e dimissioni ai vertici

La BBC è finita nel mirino dell’opinione pubblica dopo essere stata scoperta a trasmettere un servizio manipolato sul presidente americano Donald Trump. L’emittente pubblica britannica è accusata di aver montato in modo scorretto un discorso dell’ex presidente, alterandone il senso originario. Lo scandalo è costato il posto ai massimi dirigenti dell’azienda.

A rivelare il caso è stato The Telegraph, che ha smascherato il montaggio parziale alla base del documentario “Trump: A Second Chance?”. Il filmato combinava due discorsi distinti di Trump, dando l’impressione che il 6 gennaio 2021 egli avesse incitato i suoi sostenitori all’assalto di Capitol Hill. La parte omessa, invece, conteneva l’appello dell’ex presidente a manifestare “in modo pacifico e patriottico” contro quella che considerava una frode elettorale.

Le conseguenze non si sono fatte attendere. Come riportato dall’ANSA, l’amministratore delegato Tim Davie e la responsabile delle News Deborah Turness hanno presentato le dimissioni. Entrambi hanno parlato di “errori editoriali”, una giustificazione che in molti ritengono persino più grave dell’accaduto.

Trump, dal canto suo, ha reagito con durezza,ha lanciato un ultimatum alla Bbc: ritrattazione pubblica o una causa da un miliardo di dollari. Il motivo lo conosciamo: un montaggio, diciamo così “creativo”, di un suo discorso del 2021, tagliato e cucito in modo da far sembrare che avesse incitato l’assalto a Capitol Hill. In poche parole, la solita manipolazione da salotto radical chic, quella che si giustifica in nome del “bene superiore della democrazia”. e ha ringraziato The Telegraph per averli “smascherati”. Il presidente ha inoltre minacciato una causa da un miliardo di dollari, a meno che la rete non pubblichi una smentita ufficiale.

Anche la Casa Bianca è intervenuta: la portavoce Karoline Leavitt ha accusato la BBC di essere diventata una “macchina di propaganda di sinistra”. Critiche analoghe sono arrivate dall’ex premier Boris Johnson e da esponenti conservatori britannici, che hanno parlato di “tradimento del principio di imparzialità” da parte del servizio pubblico.

A rendere il tutto ancora più sospetto è la tempistica: il documentario incriminato era andato in onda a una settimana dalle presidenziali americane del 2024, circostanza che molti hanno giudicato tutt’altro che casuale. Da tempo, infatti, la BBC è accusata di parzialità, non solo nella copertura della politica americana, ma anche in quella della guerra di Gaza e in altri temi legati alla cultura “woke”.

Solo pochi giorni prima dello scandalo, l’emittente aveva richiamato la giornalista Martine Croxall per aver corretto in diretta la formula “persone incinte” con l’espressione “donne incinte”, gesto considerato “non inclusivo”.

Il caso conferma un copione ormai noto: le grandi testate progressiste si ergono a paladine della verità, ma solo quando conviene. E quando qualcuno – che si tratti di Trump o di un politico – osa mettere in discussione la loro narrazione, scatta il vittimismo e la difesa del “giornalismo libero”.

In realtà, ciò che la BBC deve difendere oggi non è la libertà di stampa, ma la propria credibilità. E dopo questa vicenda, quella credibilità sembra valere molto meno del miliardo di dollari evocato da Trump.

 

Fonte varie agenzie 

 

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