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La guerra in Ucraina e l'attivismo della diplomazia turca

Il Consiglio di sicurezza dell'Onu terrà oggi una riunione d'emergenza, riferiscono fonti diplomatiche. Oggi anche riunioni d'emergenza dei ministri degli Esteri di Nato, G7 e Ue sull'Ucraina. Alla riunione europea ci sarà anche il segretario di Stato americano Blinken. "Stiamo lavorando per portare Putin al tavolo", afferma il ministro degli Esteri Di Maio. Il presidente del Consiglio, Mario Draghi, condanna l'attacco scellerato da parte della Russia alla centrale nucleare di Zaporizhzhia. Putin ha avvertito coloro che si oppongono alle azioni della Russia in Ucraina di "non esacerbare la situazione" imponendo ulteriori sanzioni al suo Paese.

L'offensiva militare russa prosegue senza sosta, con bombardamenti e città sotto assedio. Al centro della battaglia anche la centrale nucleare di Zaporizhzhia, la più grande d'Europa: per qualche ora si teme un disastro molto più grave di quello di Chernobyl, poi le autorità di Kiev fanno sapere che l'impianto è in sicurezza. E anche l'Aiea rassicura: "Nessuna fuga di radiazioni". Con un messaggio su Twitter il presidente ucraino Zelensky torna a rivolgersi all'Europa: "È l'unica che può fermare la guerra"

L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite scrive N.Locatelli su Limes ha approvato una risoluzione che chiede il ritiro completo, immediato e incondizionato delle truppe russe dai confini internazionalmente riconosciuti dell’Ucraina: 141 voti a favore, 5 contrari (Russia naturalmente compresa), 35 astenuti.

Il ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani ha dato il via libera all'adesione dell'Italia alla proposta, su base volontaria, di rilascio coordinato di una quota delle proprie scorte petrolifere promossa dall'Iea, l'Agenzia internazionale dell'Energia, con un contributo di 2,041 milioni di barili - pari a 68,7 barili al giorno per 30 giorni - con l'obiettivo di ridurre il picco di prezzi a cui stiamo assistendo a seguito dell'invasione russa dell'Ucraina. La decisione arriva a conclusione della riunione straordinaria della Iea di cui l'Italia fa parte insieme ad altri 30 paesi.

Perché conta: La risoluzione non avrà alcun impatto sull’andamento della guerra, ma fotografa gli schieramenti.
Il fronte a guida Usa è abbastanza compatto: Nordamerica, Unione Europea, Nato, Five Eyes, petromonarchie del Golfo, Giappone, Corea del Sud e buona parte del Sudest asiatico hanno condannato Mosca. Gli Emirati Arabi Uniti sono saliti a bordo dopo essersi astenuti su una risoluzione più blanda al Consiglio di Sicurezza venerdì scorso. Le due astenute eccellenti della scorsa settimana non si sono smosse: India e Cina cercano di stare alla larga da questa guerra. Delhi sinora ci sta riuscendo grazie al disinteresse – solo apparente – degli Stati Uniti. La Cina non ci sta riuscendo per il motivo opposto, ossia perché gli Stati Uniti vogliono metterla in imbarazzo e cercare di creare qualche crepa nell’amicizia tra Pechino e Mosca.

E il fronte russo? Tra gli alleati spudorati – Bielorussia, Siria, Corea del Nord ed Eritrea – non ci sono pesi massimi, ma c’è pur sempre la potenza nucleare di Kim Jong-Un. Nel giardino di casa degli Usa, l’America Latina, ai soliti astenuti si è aggiunto El Salvador. Con l’eccezione della Libia, i paesi africani in cui opera il Wagner Group non hanno condannato l’invasione.

Il segnale più preoccupante per Mosca è arrivato da un alleato storico nei Balcani: la Serbia ha votato a favore della risoluzione, citando la sua attenzione per il rispetto dell’integrità territoriale. Non avendo mai accettato (al pari della Russia) la secessione del Kosovo, il voto di Belgrado è per molti versi inevitabile. A parte la Bielorussia, su questa guerra all’Onu Putin ha tutta l’Europa contro. Letteralmente.

Nuove sanzioni Usa: il tesoro americano mette nella blacklist 11 media controllati dall'intelligence russa e i loro dirigenti per la diffusione di disinformazione volta a giustificare l'invasione dell'Ucraina. La mossa segue le restrizioni varate dalle società social come Meta, Google e Twitter  contro gli account di Rt e Sputnik
(finanziati dal governo russo) in Europa e in Ucraina. Oggi però il tesoro Usa non ha incluso questi ultimi due media nella sua lista..

Palazzo Chigi ha deciso di aiutare Kiev inviando mezzi ed equipaggiamenti militari per un valore stimato tra i 100 e i 150 milioni di euro. Si tratta di lanciatori Stinger, mortai da 120 mm, mitragliatrici pesanti e leggere e anche elmetti e giubotti: finora sarebbero stati inviati kit di sopravvivenza per i soldati, mentre non sono ancora partite le armi

In questi giorni il presidente turco non ha perso occasione per una sferzata all'Ue, che ha aperto all'integrazione dell'Ucraina dopo il discorso di Zelensky al Parlamento Europeo. "Li hanno tenuti in attesa per anni e ora si ricordano dell'Ucraina, forse aspettano che qualcuno invada la Turchia per farci entrare in Europa", ha dichiarato Erdogan

La probabilità di default della Russia torna su livelli di guardia: stamani i credit-default swap (Cds) in dollari sul debito russo a cinque anni sono volati a 1.584, un valore che implica una probabilità implicita di default del 67% secondo fonti di mercato.  Fiammata anche per il rischio default del settore privato: Sberbank, una delle principali banche colpite dalle sanzioni, stamani ha visto volare i contratti Cds, che fungono da assicurazione dal rischio default, a quasi 2.400, da circa 750 dov'erano a inizio mese.

Il ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu ha affermato che vorrebbe organizzare un incontro in Turchia tra l'omologo russo Serghei Lavrov e l'omologo ucraino Dmytro Kuleba "se vengono trovate le condizioni". Lo fa sapere l'agenzia Anadolu, secondo cui l'occasione sarebbe il forum diplomatico in programma nella località turca di Antalya dall'11 al 13 marzo. Ankara aveva tentato di mediare tra Russia e Ucraina già prima dell'invasione da parte di Mosca e il presidente Recep Tayyip Erdogan aveva cercato di organizzare un incontro tra gli omologhi Volodymyr Zelensky e Vladimir Putin in Turchia.

Il vice segretario di Stato americano Wendy Sherman scrive l Agi è impegnata in una serie di visite ufficiali che la porteranno in Turchia, Spagna, Marocco, Algeria ed Egitto. Un viaggio di una settimana, reso urgente e necessario dagli sviluppi della situazione in Ucraina, che costituisce il principale tema in agenda soprattutto degli incontri previsti ad Ankara e Madrid.

Un incontro come sottolinea Agi che arriva a poche ore da una telefonata del ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu con il collega americano Anthony Blinken. La Turchia è stato forse il Paese più attivo nella ricerca di una mediazione che evitasse l'attacco russo. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha visitato il collega ucraino Volodimir Zelensky lo scorso 3 febbraio e ribadito piu' volte il sostegno della Turchia all'integrità territoriale e alla sovranità dell'Ucraina.

Erdogan scrive l Agi ha ripetutamente invitato il presidente russo Vladimir Putin a Istanbul per un faccia a faccia con Zelensky. Idea naufragata a causa del diniego di Mosca. A conflitto iniziato l'Ucraina ha chiesto alla Turchia di chiudere il passaggio degli stretti del Bosforo e Dardanelli al passaggio di navi da guerra russe, in base a quanto stabilito dal trattato di Montreux del 1936, che riconosce ad Ankara questa facoltà.

Facoltà di cui Ankara si è avvalsa, permettendo solo il passaggio di navi militari registrate presso i porti del Mar Nero (come stabilito dal trattato), solo una da quando è iniziato il conflitto e negando il nulla osta a 3 navi dirette verso le basi navali russe.

Una decisione sicuramente dura dal punto di vista politico e non militare, considerando che navi e sottomarini russi erano passati nelle settimane precedenti il conflitto. Nelle stesse ore la Turchia si è astenuta dalle sanzioni decise dal Consiglio d'Europa nei confronti di Mosca e non ha chiuso lo spazio aereo alla Russia, due decisioni su cui pesa anche l'importanza del turismo russo per l'economia turca (5-6 milioni di russi visitano la Turchia ogni anno).

Sul no alle sanzioni è intervenuto Cavusoglu, che le ha definite 'inutili e controproducenti ai fini del dialogo'. Proprio il dialogo è la strada su cui Erdogan continua a insistere, il presidente turco e' da giorni impegnato in una fitta serie di scambi diplomatici e insiste per parlare e possibilmente vedere Putin.

Fonti Limes / Repubblica / skytg24 /Agi

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