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Giovedì, 13 Agosto 2026

L'architettura del genio ibleo: Gianluca Caputo al Premio Ragusani nel Mondo

Il firmamento del talento ibleo torna a risplendere in Piazza Libertà a Ragusa dove, sabato 25 luglio 2026, si celebrerà la XXXI edizione del prestigioso "Premio Ragusani nel Mondo”.
La kermesse - promossa dall'omonimo sodalizio - si fa ancora una volta custode e messaggera delle virtù di figli di questa terra capaci di imporsi nello scenario globale.
Tra le cinque eccellenze - oltre al Premio Speciale - dell'edizione 2026, spicca la figura di Gianluca Caputo, architetto vittoriese che ha eletto Parigi a propria officina creativa, ponendo la firma sui templi della cultura e delle arti europee.
Nato a Vittoria nel 1979 e formatosi tra il rigore del Liceo Classico “S. Cannizzaro” e i fermenti dello Iuav di Venezia, Caputo ha saputo fondere una sensibile matrice umanistica alla più rigorosa ricerca progettuale.
Il suo debutto internazionale si compie già nel 2004 alla IX Biennale di architettura di Venezia; nel 2011 il trasferimento all'ombra della Tour Eiffel, dove il sodalizio con il celebre studio Clé Millet architectes lo conduce rapidamente dal ruolo di collaboratore a quello di associato, partecipando alla realizzazione di importanti interventi nel settore culturale.
Il novero delle sue opere si configura come un vero e proprio compendio del monumentale: dal restauro delle Folies Bergère alla rifondazione del Théâtre Marigny sugli Champs-Élysées, fino al ricupero della sala ad acustica variabile dell’IRCAM, originaria gemma di Renzo Piano.
Il suo raggio d'azione si estende all’Opéra Bastille, al Conservatorio Nazionale di Masica e Danza parigino e al Théâtre National de la Danse de Chaillot, culminando nel recente e ambizioso successo al concorso per la ristrutturazione della torre scenica del Palais Garnier.
La sua linea d'azione si orienta sulla solida triade di qualità, flessibilità e sostenibilità, tesa a governare complessi strutturali in cui convergono arte, memoria e tecnologia. Teorico e divulgatore stimato, Caputo custodisce un legame viscerale mai reciso con la Sicilia e l'orizzonte ibleo, eletti a perenne e nativa musa ispiratrice del suo operare.

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