Login to your account

Username *
Password *
Remember Me

Create an account

Fields marked with an asterisk (*) are required.
Name *
Username *
Password *
Verify password *
Email *
Verify email *
Captcha *
Reload Captcha
Lunedì, 19 Gennaio 2026

Nuove scoperte sull’edilizia romana

Un cantiere romano antico straordinariamente ben conservato a Pompei ha fornito la prova più chiara finora di come i costruttori romani realizzavano il loro celebre e durevole opus caementicium, confermando che impiegavano un approccio di “hot‑mixing” che intrappolava clasti di calce reattiva nel materiale e poneva le basi per secoli di autoriparazione.  La notizia è stata riportata in un articolo scientifico oggi pubblicato sulla autorevole rivista Nature Communications.

Il team della Massachusetts Institute of Technology (MIT), in collaborazione con il team del Parco di Pompei e l'Università degli Studi del Sannio, ha campionato nella Regio IX cumuli di materie prime pre‑miscelate a secco, un muro in corso d’opera e persino riparazioni antiche, il tutto all’interno di un unico contesto di officina sigillato dall’eruzione del 79 d.C. All’interno di quei cumuli di materie prime, il gruppo ha trovato frammenti di quello che all'origine era calce viva: la prova inequivocabile che i Romani macinavano calce viva a la miscelavano a secco con la pozzolana prima di aggiungere l’acqua direttamente in cantiere.
“È una collaborazione internazionale di altissimo profilo- ha dichiarato il Direttore del Parco, Gabriel Zuchtriegel- che dimostra che i parchi archeologici italiani sono anche enti di ricerca di primo ordine.”

Il contributo di Pompei è straordinario poiché il sito conserva strumenti, cumuli di materie prime e muri in più fasi all’interno della stessa area di lavoro, così ancorando la tecnologia a un tempo e a una pratica precisi, invece che a frammenti isolati di strutture finite. Quell’«officina congelata» trasforma l’ipotesi in dimostrazione: hot‑mixing non era soltanto possibile nel mondo romano — veniva messo in pratica, sul campo e su larga scala, nel 79 d.C. La capacità di autoriparazione, resa possibile dall’approccio di hot‑mixing e dai componenti vulcanici reattivi, apre la strada a materiali più durevoli e a tecniche di restauro più efficaci e sostenibili.

Recenti scavi nella Regio IX di Pompei hanno portato alla luce un antico sito di costruzione intatto, secondo la  rivista Nature Communications. secondo offrendo spunti sulle tecniche edilizie romane all'epoca dell'eruzione del Vesuvio nel 79 d.C. L'analisi microstrutturale e chimica dei materiali raccolti da muri già costruiti, muri in costruzione e cumuli di materia prima secca adiacenti mostra in modo inequivocabile come la calce viva sia stata premiscelata con il pozzolan secco prima di aggiungere acqua nella creazione del calcestruzzo romano. Questo metodo costruttivo, noto anche come miscelazione a caldo, provoca una reazione esotermica all'interno della malta e la formazione di clasti calcari, fattori chiave che contribuiscono all'auto-guarigione e alla reattività post-pozzolanica delle malta idrauliche. 

L'analisi dei bordi di reazione attorno agli aggregati vulcanici dimostra rimodellamento interfacciale aggregato/matrice, dove gli ioni calcio derivanti dalla dissoluzione di clasti calcari diffondono e rimineralizzano, producendo fasi amorfe e vari polimorfi di carbonato di calcio (inclusi calcite e aragonite). Inoltre, la scoperta parallela di materiali e strumenti per muratura permette di chiarire l'intero flusso di lavoro costruttivo, inclusi i passaggi necessari per lavorare le malta di legaggio e gli aggregati più grandi (caementa). Questi risultati fanno avanzare la nostra comprensione della costruzione romana antica e dell'evoluzione dei materiali a lungo termine, fornendo una base scientifica per sviluppare cementi e materiali di restauro più durevoli e sostenibili ispirati alle pratiche antiche.

Fonte “Nature Communications”

Pubblicità laterale

  1. Più visti
  2. Rilevanti
  3. Commenti

Per favorire una maggiore navigabilità del sito si fa uso di cookie, anche di terze parti. Scrollando, cliccando e navigando il sito si accettano tali cookie. LEGGI