
Il 4 ottobre 1925 nasce a Roma Giuseppe Sermonti, si laurea in Scienze biologiche a Roma e in Agraria a Pisa e diventa un maestro nella genetica. Critico dell’evoluzionismo darwiniano e dello scientismo, per queste sue posizioni non riceve i dovuti meriti per le sue qualità accademiche. Muore sempre a Roma nel 2018 dopo aver insegnato a Palermo e a Perugia. Ricordare i cento anni dalla sua nascita vuol dire ricordare un grande personaggio della cultura italiana, un vero signore della scienza, un uomo che ha sempre vissuto difendendo le sue idee senza toni eccessivi, con grande classe. E ricordarlo per un aspetto della sua produzione letteraria che può apparire di secondo ordine, ma di una profondità non sufficientemente apprezzata. L’editore Rusconi, che fin dall’inizio ne riconosce e apprezza le qualità, lo pubblica a cominciare dai primi due saggi: La mela di Adamo e la mela di Newton (1971) e Crepuscolo dello scientismo (1974), fino ai volumi dedicati alle fiabe che solo lui sapeva interpretare in modo quantomeno originale: Fiabe di Luna (1986), Fiabe del Sottosuolo (1989) e Fiabe dei Fiori (1992). Queste tre pubblicazioni sono raccolte in Fiabe di tre reami (La Finestra, Trento, 2004). Sermonti viaggia nel mondo delle fiabe, anche tra quelle più conosciute: Biancaneve, Cenerentola, Cappuccetto Rosso e scopre collegamenti con l’astronomia e con la botanica e i metalli. “Raccontando le fiabe, gli antichi parlavano di scienza e si trasmettevano le vicende e i cambiamenti del mondo, senza svelarli troppo, per non essere noiosi e per mantenere i segreti dei loro mestieri. Forse, sentite questa! La fiaba è così appassionante e incantevole perché dice e non dice segreti lunari, alchemici, floreali, facendo presagire le forme e le trasformazioni del mondo”. Così Giuseppe Sermonti nell’introduzione a La scienza vestita di fiaba. Nove commedie per voci bianche e due indovinelli (Di Rienzo Editore, 2004) dove oltre a Biancaneve, Cenerentola e Cappuccetto Rosso appare anche Raperonzolo, Hansel e Gretel in brevi commedie del genere “Commedie da tavolo” che Sermonti chiama, per l’occasione “Commedie da favola”. Sermonti si era già cimentato in questo genere letterario con due raccolte sempre edite da Di Rienzo: Profeti e professori (1997, 2007) e Scienziati nella tempesta (2002). Anche qui al centro la scienza e il pensiero scientifico attraverso brevi storie di scienziati e delle loro traversie e dei loro drammi: Gregor Mendel (1822-1884), Ignaz Semmelweis (1818-1865), Paul Kammerer (1880-1926), Charles Darwin (1809-1882), ma anche storie che coinvolgono “professori” come nel dramma di Ota Benga (1883-1916), considerato l’”anello mancante”, l’entomologo Bernard Kettlewell (1907-1979) e le falene, o la storia del cranio di Piltdown circondato da tanti … “professori”. Le commedie sono l’occasione per spiegare che la verità che la scienza costruisce è tale attraverso vie complesse, sofferenze, incomprensioni come quelle degli scopritori della bomba atomica (Il progetto Manhattan), o di Semmelweis, che scoprì la causa delle infezioni puerperali e non creduto finì con l’impazzire. Commedie da tavolo, brevi, semplici da recitare ma di una grande profondità e che “testimoniano di una scienza arrivata a contatto con l’origine della malattia, con la creazione della vita, con il cuore della materia, con il divino”. E ancora Sermonti, tornando alle fiabe, ci dice che queste “e la scienza sono più vicine tra loro di quanto si creda, nei contenuti, nelle forme espressive, nel rapporto con il mondo”. Sermonti fornisce delle tracce “con la levità, la chiarezza e l’ironia del saggio, al fine di superare la grande frattura tra umanesimo e scienza” come scrive Fausto Gianfranceschi (1928-2012) nella presentazione al volume La danza delle silfidi (La Finestra Editrice, 2004) e, ancora, sottolinea che i racconti “favoriscono la riscoperta della bellezza trasparente di ogni fenomeno; e non essendo i frutti arbitrari di una pura fantasticheria, delineano implicitamente canoni di una nascosta etica naturale cui ci accorgiamo che tutto riconduce se riusciamo a penetrare oltre le apparenze”. È quello che ha sempre insegnato il prof. Giuseppe Sermonti, cercare di capire e andare oltre a quello che sembra.


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