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Domenica, 12 Luglio 2026

Bernabei e il dialogo segreto tra URSS e Vaticano

Nel 1963 Mosca pronta a trattare con il Vaticano: dai Diari di Bernabei la diplomazia segreta italiana nella Guerra fredda

In uscita per Rubbettino il libro "Diari. Gli anni della grande speranza. 2/1961-1965", il secondo volume dei Diari dello storico Direttore Generale Rai, curati da Agostino Giovagnoli

Ci sono libri che aggiungono dettagli alla storia e altri che, invece, permettono di guardarla da una prospettiva completamente nuova. Il secondo volume dei Diari (1961-1965) di Ettore Bernabei, pubblicato da Rubbettino e curato dallo storico Agostino Giovagnoli, appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Le pagine dell'opera aprono infatti uno squarcio su una delle vicende meno conosciute della Guerra fredda: il tentativo avviato nel 1962 e nel 1963 di costruire relazioni diplomatiche tra l'Unione Sovietica e la Santa Sede.

Il valore del volume non risiede soltanto nell'importanza degli eventi narrati, ma soprattutto nella natura della testimonianza. Bernabei non racconta da osservatore esterno. È uno dei protagonisti discreti di una rete di relazioni che coinvolge il governo italiano, il Vaticano e rappresentanti del Cremlino. Le sue annotazioni quotidiane consentono al lettore di seguire quasi in tempo reale la nascita di un dialogo che, fino ad oggi, era noto soltanto in parte.

L'aspetto più sorprendente emerge dalla lettura delle pagine dedicate ai rapporti con l'ambasciatore sovietico a Roma, Semën Kozyrev. Il 19 novembre 1962 Bernabei annota un incontro destinato ad assumere una rilevanza storica. Dopo una lunga conversazione sul ruolo della Chiesa e sulla pace internazionale, l'ambasciatore sovietico gli pone una domanda diretta: come avviare trattative per creare normali relazioni diplomatiche tra l'URSS e il Vaticano.

Nelle righe del diario si percepisce immediatamente che non si tratta di una semplice curiosità diplomatica. Bernabei comprende che dietro quella richiesta vi è una precisa volontà politica di Mosca. È il segnale di una svolta che matura all'indomani della crisi dei missili di Cuba, quando il mondo ha appena sfiorato il conflitto nucleare e le grandi potenze iniziano a cercare nuove strade per ridurre le tensioni internazionali.

Uno dei meriti maggiori del libro è quello di restituire il ruolo svolto dall'Italia in questa delicata operazione. Al centro della scena compare Amintore Fanfani, individuato dagli stessi ambienti vaticani come il referente ideale per preparare il dialogo con i sovietici. Bernabei diventa uno degli ingranaggi essenziali di questa diplomazia silenziosa, muovendosi tra Palazzo Chigi, la Segreteria di Stato vaticana e l'ambasciata sovietica.

Le annotazioni mostrano come accanto ai canali ufficiali operassero figure che avrebbero avuto un peso determinante nel favorire il confronto. Tra queste emerge il sindaco di Firenze Giorgio La Pira, convinto sostenitore del dialogo tra i blocchi e promotore di una visione della politica internazionale fondata sulla pace e sulla collaborazione tra i popoli.

La pagina forse più significativa del volume è quella del 14 gennaio 1963. Bernabei scrive che quella giornata avrebbe potuto avere "sviluppi veramente storici e memorabili". È il momento in cui Kozyrev comunica a Fanfani che il governo sovietico è disposto ad avviare ufficialmente trattative con la Santa Sede per stabilire rapporti diplomatici.

La descrizione degli avvenimenti ha il ritmo di un racconto diplomatico vissuto in presa diretta. Fanfani informa immediatamente il sostituto della Segreteria di Stato, monsignor Angelo Dell'Acqua. Vengono rapidamente fissate modalità e tempi del negoziato. Nella stessa serata, l'ambasciatore sovietico torna a casa Fanfani con un messaggio urgente di Nikita Krusciov destinato al leader italiano e collegato ai rapporti con l'amministrazione Kennedy.

Bernabei racconta persino i dettagli logistici dell'incontro, spiegando come si sia recato personalmente all'ingresso per accogliere l'ambasciatore ed evitare che il suo arrivo venisse registrato dalle guardie di servizio. Sono particolari apparentemente minori, ma che restituiscono al lettore il clima di estrema riservatezza che accompagnava quei contatti.

Tra le figure che emergono con maggiore forza vi è proprio La Pira. Nelle sue conversazioni con Palmiro Togliatti, riportate nei diari, prende forma una visione quasi profetica del momento storico. Per il sindaco fiorentino il Dopoguerra è ormai terminato e si sta aprendo una nuova stagione di pace, guidata da quattro uomini: Papa Giovanni XXIII, John Fitzgerald Kennedy, Nikita Krusciov e Amintore Fanfani.

Le pagine dedicate agli incontri con Togliatti offrono inoltre una testimonianza preziosa sui tentativi di costruire ponti tra il mondo comunista e il Vaticano. Il leader del PCI riconosce apertamente di aver lavorato per favorire l'avvicinamento tra Krusciov e il Pontefice e lascia intendere la necessità di individuare nuovi intermediari dopo la scomparsa di monsignor Giuseppe De Luca.

Di particolare interesse è anche il capitolo dedicato alla liberazione del cardinale ucraino Josyf Slipyj. Il 26 gennaio 1963 Kozyrev consegna a Bernabei la comunicazione ufficiale con cui il governo sovietico autorizza il rilascio del presule cattolico e il suo trasferimento in Vaticano. La misura viene presentata come un gesto di buona volontà richiesto dalla Santa Sede per favorire l'avvio del dialogo diplomatico.

La lettura dei Diari permette così di comprendere come dietro i grandi eventi internazionali operassero reti informali di relazioni, mediatori discreti e canali paralleli spesso decisivi quanto quelli ufficiali. È proprio questo uno degli aspetti più affascinanti del volume.

Ne emerge anche un ritratto inedito di Ettore Bernabei. Non soltanto dirigente pubblico e futuro presidente della RAI, ma protagonista di una diplomazia informale capace di intrecciare politica, informazione e relazioni internazionali. La stessa sede della RAI compare più volte come luogo di incontri e scambi riservati, confermando quanto il ruolo di Bernabei andasse ben oltre quello di semplice manager.

La pubblicazione integrale e senza omissioni di questi documenti rappresenta dunque un contributo di straordinario valore storiografico. Sullo sfondo di eventi epocali come il Concilio Vaticano II, la crisi di Cuba e la ricerca di una nuova distensione tra Est e Ovest, i Diari raccontano una pagina poco nota ma fondamentale della diplomazia del Novecento.

Rubbettino e Agostino Giovagnoli consegnano agli studiosi e ai lettori una fonte preziosa che arricchisce la comprensione della Guerra fredda e del ruolo svolto dall'Italia in quella stagione. Soprattutto, il volume dimostra come, nei momenti più delicati della storia, il dialogo possa nascere anche attraverso figure lontane dai riflettori ma capaci di costruire pazientemente ponti tra mondi apparentemente inconciliabili.

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