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Lunedì, 11 Maggio 2026

Theo Angelopoulos, "I confini della nostalgia"

«Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuovi paesaggi, ma nel guardare con occhi diversi». E ancora: «Per rendere la realtà sopportabile siamo costretti a coltivare dentro di noi una piccola follia». Due riflessioni che portano la firma di Marcel Proust, tra gli autori più citati e, paradossalmente, meno letti.

Alla casa editrice Bietti Edizioni assicurano invece di aver percorso integralmente Alla ricerca del tempo perduto, traendone un’ispirazione concreta: restare nel territorio più familiare, quello del cinema, ma attraversarlo con uno sguardo nuovo. Da qui nasce una scelta quasi “proustiana”, una piccola follia editoriale che si traduce in una nuova collana interamente dedicata alla Settima arte.

In un momento in cui librerie e sale cinematografiche affrontano difficoltà e chiusure, il progetto non si arresta. Anzi, si adatta ai tempi: prendono così forma i Bietti Fotogrammi, una serie di pubblicazioni pensate per il formato digitale. Brevi saggi, interviste a protagonisti del settore, pamphlet, racconti e materiali inediti, disponibili in e-book 

Dal 10 novembre, questi testi – agili ma densi, accessibili ma curati – si propongono di aprire nuove prospettive, illuminare zone d’ombra e restituire profondità a figure e opere spesso date per acquisite. I primi titoli spaziano senza un ordine rigido tra nomi e temi di grande richiamo: Ennio Morricone e i The Beatles, Paolo Sorrentino e Stanley Kubrick, il cinema in realtà virtuale e quello in 3D, Valeria Bruni Tedeschi e Greta Gerwig, fino a temi più tecnici come il montaggio o scenari emergenti come il cinema cileno.

La collana, diretta da Ilaria Floreano, da anni punto di riferimento per le pubblicazioni cinematografiche dell’editore, sarà distribuita attraverso il sito ufficiale di Bietti Edizioni.

Ridurre in poche pagine la complessità poetica e artistica di Theo Angelopoulos rappresenta però una sfida tutt’altro che semplice. Il suo cinema, denso e stratificato, spesso percepito come impegnativo, si muove tra filosofia e suggestioni quasi esoteriche. Eppure, l’opera del regista ateniese – nato nel 1935 e scomparso tragicamente nel 2012 al Pireo, durante le riprese del film incompiuto L’altro mare, con Toni Servillo – resta fondamentale e meritevole di essere riscoperta.

A guidare il lettore in questo universo è il saggio di Anna Maria Geraci, arricchito dai contributi di due figure vicine al regista, Amedeo Pagani e Carmelo Nicotra. Il volume si propone come una vera e propria “bussola” per orientarsi in una filmografia non vasta ma estremamente articolata, che include capolavori come Lo sguardo di Ulisse, Il passo sospeso della cicogna e La recita.

Attraverso un percorso che intreccia mito classico e drammi contemporanei, storia dei Balcani e dimensione autobiografica, figure eroiche e solitudini moderne, l’autrice accompagna il lettore tra canti popolari, ideologie e inquietudini senza tempo.

Anna Maria Geraci, classe 1999, è laureata in Letteratura, lingua e cultura italiana, con indirizzo filologico, e risiede a Milazzo, provincia di Messina. Da alcuni anni si dedica alla critica cinematografica e letteraria. Il suo saggio d’esordio è Mangiare una farfalla: cinema e poesia di Tonino Guerra (Il Ponte Vecchio, 2024). Attualmente collabora come redattrice con diverse testate online, tra cui Tota Pulchra News.

Theo Angelopoulos, nato ad Atene nel 1936 e scomparso nella stessa città nel 2012, è considerato uno dei maggiori autori del cinema europeo contemporaneo. Dopo aver studiato cinema a Parigi, rientrò in Grecia dove fece il suo esordio nel 1968 con I ekpombi (La trasmissione), imponendosi però all’attenzione internazionale con Anaparastasi (Ricostruzione di un delitto, 1970).

Con Meres tou ’36 (I giorni del ’36, 1972) avviò un ambizioso percorso di rilettura della storia greca del Novecento, concentrandosi in particolare sul periodo che va dagli anni Trenta agli anni Settanta. Questo progetto trovò piena maturazione in opere come O thiasos (La recita, 1975) e I kynighi (I cacciatori, 1977), dove la narrazione si sviluppa non tanto attraverso una cronaca lineare degli eventi, quanto mediante una complessa rete di relazioni e connessioni che influenzano il corso della storia.

Nel corso della sua carriera ha firmato film di grande rilievo internazionale, tra cui O Megalexandros (Alessandro il Grande, 1980), premiato alla Mostra del Cinema di Venezia, O melissokomos (Il volo, 1986), Topio stin omichli (Paesaggio nella nebbia, 1988) e Le pas suspendu de la cigogne (Il passo sospeso della cicogna, 1991).

Il suo cinema si distingue per uno stile fortemente antinarrativo, caratterizzato da frammentazioni spazio-temporali e da un uso rigoroso e ricorrente del piano-sequenza. Elementi che emergono con forza anche in opere successive come To vlemma tou Odyssea (Lo sguardo di Ulisse, 1995) e Mia aioniotita kai mia mera (L’eternità e un giorno, 1998), film che ne consolidano la reputazione internazionale.

Negli anni Duemila Angelopoulos ha proseguito il suo percorso autoriale con To livadi pou dakryzei (La sorgente del fiume, 2004) e I skoni tou chronou (La polvere del tempo, 2008). Tra gli ultimi lavori figura inoltre l’episodio Céu inferior inserito nel film collettivo Mundo invisível (2011), ulteriore testimonianza di una ricerca cinematografica coerente e profondamente personale.

Parlando del saggio di Anna Maria Geraci non posso non menzionare  Il ricordo dell’incontro di Angelopoulos,con Carmelo Nicotra che si lega a un progetto cinematografico singolare e ricco di suggestioni. Il cortometraggio Risalendo il fiume. Un viaggio incontro a Theo Angelopoulos, diretto dallo stesso Nicotra, è infatti un omaggio al grande autore greco Theo Angelopoulos.

Il film segue le vicende di una piccola troupe italiana impegnata a raggiungere il regista sul set della sua nuova opera, nel tentativo di coglierlo nel pieno del processo creativo. L’intervista con Angelopoulos è già fissata, ma viene continuamente rinviata, trasformando l’attesa in parte integrante del racconto e offrendo uno sguardo intimo e quasi sospeso sul lavoro del cineasta.

Il cortometraggio restituisce un’interessante prospettiva sul rapporto tra registi e sul dialogo artistico che si sviluppa attorno alla figura di Angelopoulos, tra ricerca, osservazione e continua tensione verso l’incontro.ICarmelo Nicotra è regista e sceneggiatore. È celebre per aver partecipato a Risalendo il Fiume. Un Viaggio Incontro a Theo Angelopoulos (2004), Diceria dell'untore (1990) e Noistottus (1987).

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