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Lunedì, 19 Gennaio 2026

Einstein cancella Darwin, intervista a Christian Peluffo

Abbiamo paura di domande che scalfiscano le nostre certezze? Se la nostra risposta è no allora il libro che presentiamo, Einstein cancella Darwin (luglio 2025) di Christian Peluffo fa al caso nostro: quarantaquattro capitoli, settecento note ne fanno un manuale dove trovare una critica ragionata all’evoluzionismo darwiniano e non solo, ricco di citazioni di famosi scienziati e con una bibliografia degna di una tesi di laurea. Peluffo è, infatti, laureato in scienze naturali, e fa l’insegnate; quindi, è in prima linea a doversi confrontare con domande e risposte che non lo spaventano.

Cominciamo proprio a chiedergli di spiegarci la bella copertina dove si vede Albert Einstein che cancella Darwin. In che senso lo cancella?

«Già ai suoi tempi Albert Einstein legava l’idea darwinista alla scienza di fine ‘800, “tramontata senza speranza” se vogliamo utilizzare la sua espressione. Tuttavia ho scelto tale immagine perché il fisico rappresenta per molte persone una sorta di simbolo della scienza; infatti sono proprio le discipline scientifiche a screditare con decisione l’evoluzionismo, ad iniziare dal Neo-Darwinismo, cioè la prospettiva più propagandata anche tramite una serie di clamorose censure riguardanti le recenti acquisizioni della microbiologia, della genetica, dell’embriologia, della geologia e non solo».

Siamo nel millennio del Dna, è stato sequenziato ed è ancora più misterioso che mai. È veramente il motore dell’evoluzione?

«Come lei afferma, il mistero del DNA è cresciuto. Si è ad esempio compreso che il cosiddetto DNA spazzatura, secondo gli evoluzionisti inerte vestigia della nostra storia evolutiva, in pratica non esiste, essendo il DNA integralmente attivo, funzionale.

In ogni caso vorrei sottolineare come ogni realtà sia soggetta all’invecchiamento, alla degradazione…evidenza testimoniata anche dalla fisica e dalla nostra esperienza quotidiana. Il DNA, come ben sanno i genetisti, non costituisce un’eccezione, essendo appunto un ulteriore testimone dell’involuzione delle specie. Dunque non stupiamoci se la storia della vita sulla Terra sia una storia di estinzioni di specie, tanto che il celebre paleontologo evoluzionista David Raup dovette riconoscere che sono state perse una mole incredibile di forme viventi, secondo lui addirittura il 99,9% di tutte le specie animali e vegetali apparse sulla Terra».

Sono molti gli uomini di scienza a essere critici nei confronti dell’evoluzionismo e specialmente di quello darwiniano, ma non trovano spazio nella divulgazione corrente. Come lo spiega?

«Perché l’evoluzionismo è stato sin dall’inizio un sistema ideologico travestito da scienza, tanto che lo stesso Charles Darwin scriveva che per donargli credito era consigliabile non basarsi troppo sul metodo scientifico. Coerentemente alla natura dei sistemi ideologici, esso si sostiene attraverso la divulgazione di molteplici censure, falsità e mistificazioni, alcune dettagliatamente raccolte in volumi di centinaia di pagine, purtroppo, non sorprendiamoci, non tradotti in italiano. Del resto qualcuno ricorda, trasmesso da mamma RAI, un solo documentario anti-evoluzionista o almeno una trasmissione dove sono state oggettivamente confrontate le diverse prospettive? Niente da fare! Persino il Corriere della Sera, nel marzo 2019, si è mosso per ‘consigliare’ di non divulgare le concezioni anti-evoluzioniste nemmeno in terza serata».

“Le tesi anti-evoluzioniste”, come lei afferma, sono però sostenute da tutta una serie di scienziati di primissimo livello, premi Nobel compresi, e il loro numero è in continua, confortante crescita.

«Non sono affatto rari nemmeno gli scienziati evoluzionisti che scrivono delle più o meno dirette ammissioni contro la loro teoria di riferimento. Tuttavia, assai spesso, esse vengono esposte a fine carriera e lontano dalle luci mass-mediatiche, anche perché il rischio di vedersi privati di cattedre e stipendio rimane alto, se solo pensiamo al deplorevole trattamento che subì una gloria della scienza italiana come Giuseppe Sermonti».

Su tutti i manuali scolastici, la paleontologia è quella che porta le prove dell’evoluzione, ma è proprio così?

«Henry Gee, uno dei più celebri divulgatori evoluzionisti, ha destato imbarazzo equiparando ogni linea evolutiva esposta in manuali, musei (ecc,) a delle favole della buona notte. Non unica ammissione di paleontologi filo-darwinisti, ben consci della completa assenza di fossili testimonianti l’evoluzione. Del resto anche Charles Darwin ammise che la paleontologia rappresentava l’ostacolo più arduo da superare per affermare la sua teoria. Il nostro ritenne che in futuro l’umanità avrebbe trovato un’abbondante quantità di cosiddetti anelli mancanti, ma ad oggi, nonostante si sia superato il miliardo di fossili rinvenuti, il numero rimane zero…nemmeno un singolo reperto che metta d’accordo, sulla sua natura transitoria, tutta la comunità degli evoluzionisti».

All’interno dell’evoluzionismo vi sono delle mistificazioni particolarmente rilevanti?

«Le falsità più clamorose, suscitanti ilarità a chiunque abbia un minino di consapevolezza scientifica, sono quelle che sostengono l’origine della vita dal caso e l’origine dell’uomo da un essere scimmiesco. Non è certo strano che siano quelle più propagandate dai mass media, essendo le più decisive nell’influenzare la mentalità delle persone, il loro modo di considerare la vita e sé stesse.

Origine della vita dal caso? Basterà scrivere che lo stesso marxista Aleksandr Oparin, uno dei due ideatori della teoria, ammise che è sostanzialmente impossibile che sia nato dal caso non solo il primo organismo, ma anche la prima proteina.

Uomo che discende da un animale? È un segreto di Pulcinella; nessun fossile rinvenuto appartiene a qualche uomo-scimmia più o meno sviluppato. È infatti risaputo che vengono trovati solo fossili di scimmie o di etnie di autentici uomini ormai estinte…ricordiamo che ancora oggi vivono nel pianeta varie etnie differenti. 

Approfondendo un poco la materia, si comprende come sia tutta una costruzione fantasiosa; la stessa Lucy è stata accusata essere, persino da affermati paleoantropologi evoluzionisti, una fraudolenta composizione di almeno due animali. In ogni caso, essa rimane un’autentica scimmia e, come se non bastasse, ricordo che a Creta sono state scoperte orme bipedi di milioni di anni precedenti Lucy, la quale tuttavia deve rimanere, in mancanza di meglio, regina del cabaret evoluzionista».

Se uno è incuriosito da queste risposte “fuori dal coro” il volume di Christian Peluffo offre spunti di riflessione su questi temi e molto altro condito il tutto da una sana ironia e una buona dose di sarcasmo «diretta (…) ai cosiddetti ‘padroni de discorso’, coloro che occupano i medi e alti livelli accademici, i divulgatori più conosciuti (…)». Col massimo rispetto verso ricercatori, docenti, guide naturalistiche che «credono sinceramente nell’Evoluzionismo e spesso manifestano un elevato grado di professionalità; a loro non sono destinati né giudizi né sarcasmi».

 

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