
Corrado III di Hoenstaufen, Federico Barbarossa, Filippo d’Alsazia, Bernardo di Chiaravalle, Eugenio III, Anastasio IV, Adriano IV, Alessandro III. Due imperatori, il conte di Fiandra, un Santo, quattro Papi, questi i personaggi incontrati, direttamente o attraverso scambi epistolari, da una suora del Medioevo, Ildegarda di Bingen. Nasce nel 1098 «in una famiglia in cui la nobiltà non si è tradotta in grandi azioni» come scrive Régine Pernoud (1909-1998) nel volume appena pubblicato dall’editore Gribaudi (Ildegarda di Bingen. Coscienza ispirata del XII secolo. Introduzione di Marco Respinti) in una nuova edizione con traduzione di Sandra Fustini sull’originale francese del 1994. E’ una bambina che fin dai primi anni «stupisce a volte i familiari» e non finirà mai di stupire personaggi importanti del suo tempo e quanti l’hanno conosciuta durante la sua lunga vita. Muore nel 1179 e Benedetto XVI (1927-2022) la eleva agli onori degli altari nel 2012 dopo un processo avviato da Papa Gregorio IX (verso 1170-1241) cinquanta anni dopo la sua morte e, nello stesso anno, sembre papa Benedetto XVI, la proclama Dottore della Chiesa. Pernoud non scrive una biografia di Ildegarda, ma «tenta solo di mettere in luce i diversi “poli”, si potrebbe dire, del suo pensiero e delle sue attività» che sono rimasti nascosti per molti secoli. Una figura che illumina il mondo e tutto quello di cui si occupa: cerusica, naturalista, filosofa, artista, poetessa, guaritrice, musicista, gemmologa e altro ancora. Ma, come scrive Marco Respinti nell’introduzione, «non è diventata santa perché era un geniaccio, ma è stata geniale perché la fede che l’ha resa santa le ha insegnato ad essere indagatrice del vero, custode del bello, ferrata sul mondo, esperta di umanità». Di questi aspetti Régine Pernoud ne indaga alcuni «attraverso lo studio della sua corrispondenza» e in particolare dei «sermoni che Ildegarda ha pronunciato in diverse cattedrali, e non delle minori: Treviri, Colonia, Bamberg, Magonza …poiché infatti fu chiamata a diverse riprese a predicare in pubblico, e i chierici che l’avevano ascoltata in seguito le chiedevano di trasmettere loro per iscritto i sermoni pronunciati. È forse il tratto che, nel nostro tempo, ci sorprende maggiormente». Lo scritto sul quale si sofferma maggiormente la Pernoud è lo Scivias, Conosci le vie (del Signore) «opera che ha ricevuto l’approvazione pontificia come pure quella di san Bernardo (1090-1153)». L’opera, terminata nel 1151 è divisa in tre libri nei quali Ildegarda descrive 26 visioni. Régine Pernoud si sofferma sulla terza e la quarta visione, ma tutte sono «di possente originalità, ricche e precise insieme, che si dispiegano sotto i suoi occhi con gran sforzo di dettagli e colori assai tipico di un’epoca di grande creatività». Il volume di Gribaudi editore, che ha nel suo catalogo molte opere della santa di Bingen, è arricchito dalle illustrazioni tratte dal volume della sua terza opera conservata nella Biblioteca statale di Lucca dove si vede la santa che riceve e trasmette «ciò che le dice “la Luce vivente”». Addirittura un Papa, Eugenio III (1080-1153), legge in pubblico i suoi scritti alla presenza di san Bernardo che invita a tenere viva questa «luce tanto mirabile animata dall’ispirazione divina». La parola “luce” torna spesso nel descrivere l’opera di Ildegarda e come non ricordare, allora, il classico Luce del Medioevo (Gribaudi, 2002) scritto da Régine Pernoud e che per molti è stato l’avvio di una revisione storica che parlava solo di “secoli bui”. Proprio a questo si dedica Marco Respinti nella sua prefazione dove ricorda il lavoro della Pernoud per fare chiarezza e illuminare i “secoli bui” che non lo erano affatto se hanno dato origine a personaggi come santa Ildegarda, figura femminile che aiuta ad eliminare molti luoghi comuni come quello dell’arretratezza scientifica e dello «svilimento programmatico e sistematico della donna». La Santa di Bingen, che si festeggia il 17 settembre, attraverso questa opera, grazie a questo lavoro storico, si avvicina ancora di più all’uomo di oggi che ha sempre più bisogno di personaggi che plachino la «fame spirituale» della nostra epoca.


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