
Elio Esposito, eclettico artista che spazia dall’area della scrittura a quelle cinematografica, è originario di Castellammare di Stabia, in provincia di Napoli, e da anni vive a Cogorno, città dell’entroterra ligure.
Durante l'intervista, gentilmente accordata, ha parlato un po' di sé, della sua vita e della sua passione artistica: “Mi definisco un uomo d’amore che è un sentimento veramente speciale perché più dai amore e più ne ricevi in cambio: persino in termini “economici” è conveniente come forma di investimento umano dato che dare amore rende ancora più amore. Purtroppo noto che nel mondo odierno questo concetto si sta un po’ perdendo perché non viene compreso nella sua fondamentale importanza esistenziale e come possibilità di libertà che l’idea stessa di amore idealmente presuppone e contiene Ritengo che il più grande gesto di amore e di altruismo verso un’altra persona sia quello di lasciarla andare proprio per amore nel momento in cui capiamo di non poter fare il suo bene. Questo è il mio concetto di vita: volersi bene senza barriere. Il mio esordio letterario è avvenuto dieci anni fa con la pubblicazione del libro “L’ultimo volo dello scarabeo scarlatto”, che mi sono fatto tatuare all’interno del mio braccio proprio per conservarne la memoria e il ricordo. I protagonisti Bruno e Virginia sono due giovani che si trovano, loro malgrado, coinvolti negli eventi bellici del 1940-1945, inizialmente è una storia d’amore come tante, ma le vicissitudini di entrambi li fanno trovare su fronti politici opposti. Potrà l’amore aiutarli a superare gli ostacoli e vincere sull’odio e sul risentimento di entrambi? Lo scoprirete solo leggendo. Successivamente ho scritto “Nadia e i girasoli”: cosa hanno in comune un oligarca russo corrotto, un poliziotto italiano prossimo alla pensione, una bambina orfana e un ex incursore. La tranquilla vita di una famiglia borghese di Chiavari, città in provincia di Genova, viene sconvolta dai fantasmi del passato che tornano come un incubo ricorrente. Poi è nata “Richiesta di amicizia” in cui Davide è un giovane e brillante laureato in Ingegneria Informatica. Porta con sé il peso della scoperta, nell’adolescenza, dei corpi dei suoi genitori morti suicidi. La successiva adozione da parte dello zio materno, un individuo dispotico e con tendenze pedofile, peggiora il suo stato psichico. Grazie all’aiuto delle sue formidabili conoscenze informatiche, entra nei profili e nella vita delle sue vittime, inducendole al suicidio. Quando non vi riesce, provvede personalmente. Perché la differenza tra la vita e la morte, a volte, può stare in un “clic”. Successivamente il testo “Albino Badinelli senza mai perdere la fede” è la biografia del Carabiniere basata su fatti veri di cui ho raccolto le varie informazioni documentali dai registri e dagli archivi storici ufficiali italiani. Albino Badinelli è un giovane Carabiniere di ventiquattro anni nativo della città nell’entroterra ligure Santo Stefano d’Aveto. La sua vita viene sconvolta come quella di tanti italiani dall’entrata in guerra della Nazione nel 1940. La sua fede incrollabile in Dio, e nell’Arma, lo spingeranno a sacrificare il suo unico amore Albina, e la sua stessa vita, in cambio della liberazione di venti innocenti presi in ostaggio dai nazifascisti. Un’intensa storia d’amore, di valori cristiani e di fedeltà all’Arma dei Carabinieri. Questo libro ha ricevuto il saluto del Presidente della Repubblica alla presentazione, l’apprezzamento della Senatrice Liliana Segre e ha accolto il favore e i complimenti da parte di Papa Francesco: il suo segretario mi ha comunicato che il Santo Padre ha apprezzato molto e letto con grande interesse. In seguito ho scritto “E le stelle caddero a Capri”: chi sono i fuggitivi seppelliti dai lapilli del Vesuvio e ritrovati a Stabia? Quale segreto nasconde quel cilindro di bronzo ritrovato vicino ai cadaveri? E perché uno dei due porta un’arma con sé? Cosa nasconde la leggenda che circola sull’isola di Capri da più di trecento anni, e chi è quell’ombra che appare sui Faraglioni la notte di San Lorenzo? Cosa contiene il cassetto di nonno Liborio, e chi è quel giovanotto in fotografia? Può una bicicletta arrugginita trasportare un ricordo, seppure sia ferma da più di cinquant’anni? Una bambola abbandonata in un angolo, maltrattata, quasi distrutta, e tanto amore nel volerla riparare, per fortuna c’è il dottore delle bambole, ma è veramente un giocattolo? Un pittore, un quadro, un ménage à trois, un giallo ambientato nel 1887, amore e morte trasportati sulle note della canzone di un grande musicista. Un gerarca irreprensibile, un suicidio inspiegabile, cosa accadde a Chiavari nel 1940? Sarà il “mastino”, il poliziotto inviato dal Duce, a svelare l’arcano. Un solo filo conduttore unisce questi e altri racconti: l’amore immortale. Nell’ultimo romanzo “Il profumo delle viole” c'è il pathos di una trama destinata a vivere per sempre nella memoria del lettore ed è ispirata dall'incontro, travolgente e appassionante, di vicende umane, sentimentali e storiche dal valore assoluto. Protagonista a tutto tondo è una donna la cui storia viene ripercorsa nella forma di un esteso flashback inserito in una narrazione filtrata dalla focalizzazione esterna di una voce fuori campo potente e autorevole, in grado di generare il giusto ritmo nell'alternanza di sequenze narrative e momenti di spannung. Ambientata in Liguria, la vicenda copre un arco temporale di sessant'anni e, prendendo le mosse dall'oggi, nel delicato momento in cui, in un cimitero di Chiavari, si sta per procedere all'esumazione dei resti di una giovane donna morta nel 1944, si dipana attraverso il lungo racconto di un'esistenza provata, spesso infelice, turbata dalla prepotenza di un marito prevaricatore e violento, ai tempi Maggiore Generale della Guardia Nazionale Repubblicana, ma recuperata dall'autenticità di un rapporto extraconiugale appagante e felice, seppur inizialmente frastornante. Edda, Marco Aurelio e Lorenzo sono, infatti, i protagonisti assoluti di un violento triangolo sentimentale innestato sul contesto di un'ambientazione storica, quella italiana durante il ventennio fascista, sullo sfondo dei bombardamenti della Seconda guerra mondiale. Un ulteriore gioco nella scelta del tempo misto fa ritrovare la ragazza ai tempi dell'università, nel 1941, nel momento in cui un destino ingannatore l'ha ammaliata con il miraggio di un probabile amore in un futuro di certezze, le stesse che, nel tempo, si riveleranno in tutta la loro infingarda inconsistenza, tra violenze fisiche, inganni e continui tradimenti subiti. Lorenzo, giovane sottoposto del marito, arriva, del tutto inatteso, nella vita di Edda; la conquista, con la semplicità tipica dei sentimenti veraci e senza ripensamenti, le offre, con assoluta complicità, il miraggio di una vita sottratta ai soprusi e basata sulla robusta speranza in una famiglia nuova e felice. Beffardo e traditore, però, il medesimo destino li costringe a prove durissime, fino a quando, in un finale inatteso e sorprendente, li mette nella condizione di ribaltare positivamente l'andamento dei fatti”.












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