
Vent’anni dopo. Potrebbe essere la nuova edizione del romanzo di Alexandre Dumas invece è la prima parte di un volume pubblicato da Rizzoli (luglio 2025) e che ha come autore il giurista statunitense Joseph H.H. Weiler. Più di venti anni, infatti, sono passati dalla prima edizione di Un’Europa cristiana: un saggio esplorativo (Rizzoli, 2003) e l’autore ha accettato di curarne la nuova modificando il titolo e aggiungendo due parti molto rilevanti. Il nuovo titolo: L’Europa è ancora cristiana? Saggio esplorativo su Cristianesimo, laicità e identità europea è già indicativo di qualche cambiamento. Le trentotto pagine che precedono la riedizione del saggio del 2003 sono essenziali per capire il pensiero dell’autore e dove sta andando il nostro continente, la parte centrale ripropone integralmente il testo del 2003 e rimane attuale nelle sue considerazioni strutturali, la terza parte, anche questa inserita per questa edizione, contiene tre saggi dedicati ai rapporti tra Chiesa e Stato. Due riguardano dei casi giudiziari seguiti personalmente dall’autore e il terzo è dedicato a «uno dei giganti della teologia del nostro tempo»: papa Benedetto XVI (1927-2022) e la libertà religiosa «emblematica dell’ontologia stessa della condizione umana», riflessioni che scaturiscono dall’omelia pronunciata a Ratisbona (2006) «a cui si è prestata troppo poca attenzione» e dal discorso al Bundestag (2011). Ma torniamo alla prima parte del volume appena pubblicato che è preceduto da una nota che spiega «cosa è cambiato negli ultimi 22 anni». Che il Cristianesimo abbia forgiato l’Europa è evidente, ma basta «sposarsi in chiesa o farsi seppellire in un cimitero cristiano» per essere un cristiano praticante? I numeri sono disarmanti, «ci sono due o tre generazioni che semplicemente non hanno alcuna esperienza di fede religiosa nella loro vita». Weiler parla di “cristoamnesia” e di un’Europa dove la religione maggioritaria è il secolarismo e questo è evidente, dalla lettura del Preambolo della Costituzione europea, che ignora completamente il cristianesimo. La cultura cristiana, però, è onnipresente: «nell’arte, nella letteratura, nell’architettura, nella musica e altrove (…), un’Europa non cristiana è inimmaginabile». Ma l’Europa, secondo Weiler, potrebbe definirsi «veramente cristiana: se la maggior parte dei suoi cittadini e residenti o almeno una massa critica, fossero cristiani fedeli e praticanti che proclamano la Signoria di Gesù Cristo». I dati sull’affluenza domenicale alle messe non lasciano pensare a questo tipo di Europa. Weiler è ebreo, pertanto esperto di comunità minoritarie e ci dice che «il Cristianesimo proclama un messaggio universale ed evangelico. Un dono per tutta l’umanità» e deve mantenere la sua spinta missionaria criticando così i fautori dell’ "Opzione Benedetto" (da Norcia). Ma più che una marginalità Weiler parla di un “ghetto cristiano” in senso provocatorio in quanto «sia Dio, sia la cristianità è stata esclusa dal discorso dell’integrazione europea», un ghetto dove i cristiani non sono stati rinchiusi, ma si sono “autoesclusi”. Significativo è l’iter e l’esito della mancata Costituzione europea della quale resta il Preambolo dove «il Cristianesimo non è menzionato in nessuna parte del testo» grazie alla netta opposizione della Francia, “la figlia primogenita della Chiesa” secondo l’affermazione di papa san Pio X (1835-1914) che già nel 1911 stigmatizzava la persecuzione nei suoi confronti. Inevitabile che la Costituzione europea finisse nel nulla anche perché stride con le costituzioni nazionali di Stati che hanno riferimenti alla religione nelle loro carte fondative. Ma, rileva il giurista statunitense, premio Ratzinger nel 2022, «nessun altro Stato membro, compresi quelli con chiese ufficiali, ha insistito sul fatto che non fare un riferimento esplicito al Cristianesimo sarebbe stato politicamente inaccettabile». Malta si definisce cattolica, la Polonia pure, Danimarca e Grecia nominano la religione di Stato, molte altre costituzioni nominano Dio come la Germania. L’Irlanda va oltre e nel preambolo si legge addirittura il riferimento alla Santissima Trinità e a «Gesù Cristo, che ha sorretto i nostri Padri nel corso dei secoli». Ma anche da questi Stati silenzio assoluto, la Rivoluzione Francese vince. Ma la libertè che tipo di libertà è? Weiler è perentorio, la libertà religiosa dello stato laico dovrebbe «comprendere (...) la libertà di religione» e «dalla religione». Quando si impone l’assenza di simboli religiosi si impone la presenza di qualcos’altro che nega la libertà di molti. Weiler, da ebreo, ha difeso il Crocifisso nelle scuole e il velo per una ragazza islamica in nome della libertà religiosa che può prevedere anche la libertà dalla religione, ma quest’ultima non può essere imposta per legge. Come non si può imporre una religione a nessuno. Weiler si fa esegeta del magistero di san Giovanni Paolo II (1978-2005) leggendo le encicliche Redemptoris missio (1990), Centesimus annus (1991) e Fides et ratio (1998), ma specialmente dalla prima riprende le parti più rilevanti sulla libertà religiosa e sulla missione della Chiesa che «propone, non impone nulla: rispetta le persone e le culture, e si ferma davanti al sacrario della coscienza (par.39)». Lo stato secolare, invece, impone la non religione e non è per niente neutrale come vorrebbe far credere: «l’alternativa laica al crocifisso non è un muro vuoto» (…) «le pareti delle aule, in linea di principio, sono ricoperte di segni e simboli che riflettono le preferenze democratiche e ideologiche della nostra politica. (…) L’unica cosa che non troverete è un simbolo religioso. (…) Questo risultato segue la logica di definire costituzionalmente la religione come una questione privata, anche se la religione stessa non si definisce tale. La conseguenza educativa è banale. (…) Tutte le visioni del mondo possono trovare posto sulla parete e quindi devono essere intese come legittime, tranne che per una visione del mondo religiosa che, almeno implicitamente, si converte in “tossica”. Nelson Mandela o Che Guevara, sì; Giovanni Paolo II, Maometto o Mosè, no». Ancora Weiler, nella prima parte del volume, insiste nell’affermare che la neutralità è impossibile e che occorre uno sforzo «di rispettare pienamente la libertà di religione e la libertà dalla religione» e trovare un accomodamento col massimo rispetto per i diversi impegni personali. Joseph Weiler, con i suoi due interventi che sono riportati nella terza parte del volume, ha affrontato proprio la presunta neutralità dello stato laico accusandolo di farsi portavoce di una visione del mondo senza Dio. Emblematiche le decisioni processuali sul crocifisso nelle aule (caso Lautsi) e il caso Achbita, sul velo islamico sul posto di lavoro, «per affrontare quello che considero, concludendo così la nota alla nuova edizione, l’errore principale del nostro discorso moderno su Chiesa e Stato: un’errata comprensione del significato di neutralità dello Stato».
Il volume vede la prefazione di Marta Cartabia, ex presidente della Corte Costituzionale ed ex Ministro di Giustizia nel governo Draghi (2021-2022) e un’appendice con brani tratti dai Preamboli di alcune Costituzioni citate nel saggio.


























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