
La Grecia osserva con crescente attenzione le mosse della Turchia sul dossier della piattaforma continentale, dopo le indiscrezioni secondo cui Ankara sarebbe pronta a presentare all’Assemblea Nazionale un nuovo disegno di legge destinato a integrare nell’ordinamento interno turco i limiti esterni delle aree marittime rivendicate nel Mediterraneo orientale e nell’Egeo.
Ad Atene la questione viene considerata particolarmente delicata, poiché riguarda direttamente l’esercizio dei diritti sovrani sulle zone marittime e rischia di aggravare ulteriormente le già fragili relazioni greco-turche. Secondo ambienti greci, l’iniziativa legislativa turca rappresenterebbe una risposta diretta alle recenti mosse di Atene, tra cui la pianificazione spaziale marittima e gli accordi per le esplorazioni energetiche a sud di Creta.
La tensione tra i due Paesi si è intensificata progressivamente dopo la crisi del Grande Interconnettore Marittimo (GSI), esplosa nel luglio 2024, circa un anno e mezzo dopo l’avvio del periodo definito delle “acque calme” nell’Egeo e otto mesi dopo la firma della Dichiarazione di Atene del dicembre 2023.
La reazione ufficiale del governo greco dipenderà dal contenuto finale del testo che l’esecutivo del presidente Recep Tayyip Erdoğan presenterà al Parlamento turco. Tuttavia, secondo fonti greche, il provvedimento dovrebbe muoversi lungo le linee già delineate nell’aprile 2025 dal Centro Nazionale di Ricerca sul Diritto Marittimo dell’Università di Ankara (DEHUKAM).
La mappa elaborata dal centro universitario turco viene considerata ad Atene una sorta di “manifesto” delle rivendicazioni di Ankara nell’Egeo e nel Mediterraneo orientale. Il documento comprende richieste relative non solo alla piattaforma continentale, ma anche alla zona economica esclusiva, alle acque territoriali, alle aree di ricerca e soccorso (SAR) e ai poligoni permanenti di tiro militare.
Secondo la posizione turca, le isole greche dell’Egeo non avrebbero diritto a una piena piattaforma continentale né a un’estensione delle loro prerogative marittime oltre le sei miglia nautiche di acque territoriali. È sulla base di questa interpretazione che nel 2019 venne firmato il memorandum marittimo tra Turchia e Libia, contestato duramente dalla Grecia e da altri Paesi della regione.
Ankara, inoltre, continua a mantenere in vigore la storica posizione del “casus belli”, approvata dal Parlamento turco nel 1995 come risposta alla ratifica greca della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare. Parallelamente, la Turchia sta cercando di consolidare una propria interpretazione della legalità internazionale, pur senza aver aderito formalmente alla Convenzione ONU sul diritto del mare.
Le autorità turche fanno spesso riferimento anche alla posizione degli Stati Uniti, che non hanno ratificato la Convenzione, pur riconoscendone molti principi fondamentali, inclusi quelli riguardanti i diritti delle isole sulle zone marittime.
Secondo gli analisti greci, uno degli obiettivi della nuova iniziativa legislativa è anche quello di rafforzare il messaggio politico interno del governo turco, mostrando una linea dura nei confronti delle iniziative intraprese da Atene negli ultimi anni. Tra queste figurano i parchi marini e la pianificazione spaziale marittima, che per la prima volta hanno rappresentato ufficialmente su una mappa i limiti esterni delle zone marittime greche nell’Egeo e nel Mediterraneo orientale.
Ankara punta inoltre a contestare apertamente gli accordi siglati dalla Grecia con ExxonMobil per le esplorazioni energetiche a sud di Creta, ignorando di fatto il memorandum turco-libico e ribadendo la propria influenza strategica nel Mediterraneo orientale.
A testimoniare il clima di crescente tensione vi sono anche episodi recenti, come l’interferenza turca nelle attività di ricerca di una nave olandese in acque internazionali a est di Creta e a sud delle isole di Kasos e Karpathos. Episodi che, secondo fonti greche, riflettono la strategia di pressione perseguita da Ankara anche per motivi di politica interna, mentre l’opposizione turca, in particolare il CHP kemalista, accusa il governo Erdoğan di eccessiva morbidezza nei confronti della Grecia.
Negli ultimi anni la Turchia ha seguito una strategia sempre più strutturata sul tema delle zone marittime. Già nel 2019 Ankara notifica alle Nazioni Unite i limiti della propria piattaforma continentale fino al 28° meridiano, a sud dell’area di Rodi, mentre successivamente vennero individuati i blocchi marittimi destinati alle esplorazioni energetiche della compagnia petrolifera statale TPAO.
Il 2020, inoltre, fu segnato da una delle fasi più tese dello scontro greco-turco nel Mediterraneo orientale, con il confronto navale nell’area compresa tra il sud del complesso di Kastellorizo e il 28° meridiano, una crisi che riportò i due Paesi a un passo da un grave incidente diplomatico e militare.










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