
Il mondo della cultura piange la scomparsa di Giorgio Linguaglossa.
Il poeta, critico letterario e saggista d'avanguardia - con lo sguardo sempre rivolto al futuro, pur mantenendo il rigore etico che appartiene agli intellettuali d'altri tempi - si è spento a Roma dopo una lunga malattia, lasciando un vuoto profondo nel dibattito letterario contemporaneo.
Intellettuale acuto e spesso controcorrente, Linguaglossa ha dedicato la sua intera esistenza alla decostruzione del linguaggio poetico, ergendosi a difensore di una parola che fosse, allo stesso tempo, sostanza etica e rigore formale.
La sua biografia riflette la complessità del suo pensiero: nato nel 1949 a Istanbul da famiglia siciliana, egli ha incarnato quel cosmopolitismo mediterraneo che fonde l'ampiezza dell'orizzonte orientale con la solidità della tradizione classica.
Questa duplice radice ha alimentato una visione critica mai provinciale, capace di dialogare con le grandi correnti europee e di analizzare con lucidità le fratture del secondo Novecento italiano.
Il suo lascito più significativo resta indubbiamente legato alla "nuova ontologia estetica".
Attraverso lo storico blog "L'Ombra delle Parole", il letterato ha animato un laboratorio permanente di riflessione e confronto, contestando il minimalismo dilagante e proponendo un ritorno alla "poesia degli oggetti" e della realtà.
Le sue numerose opere - dai saggi fondamentali alle raccolte poetiche - testimoniano la coerenza di un percorso che non ha mai ceduto ai compromessi del mercato editoriale.
Con la sua morte, scompare un osservatore severo, attento e appassionato, un uomo che considerava la critica non come un esercizio accademico, ma come un impegno civile.
Linguaglossa non si è limitato a leggere il suo tempo; ha cercato di fornire gli strumenti per interpretarne il caos, convinto che solo attraverso la profondità della parola l'uomo possa ritrovare la propria collocazione nel mondo.
La sua eredità intellettuale rimane oggi nelle mani di chi, seguendo il suo solco, continua a credere nella funzione vitale della letteratura.



























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