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Domenica, 19 Aprile 2026

Società Geologica su Missione spaziale Artemis 2

Il ritorno dell’uomo verso la Luna segna un cambio di paradigma rispetto al passato: non più soltanto esplorazione scientifica o dimostrazione tecnologica, ma un progetto strutturato che punta alla permanenza stabile e all’utilizzo delle risorse disponibili in loco.

A sottolinearlo è Matteo Massironi, referente per la Geologia Planetaria della Società Geologica Italiana e presidente della Società Italiana di Scienze Planetarie, nonché docente associato all’Università di Padova e responsabile scientifico del corso ESA PANGAEA.

Secondo Massironi, le missioni lunari attuali e future dovranno individuare siti adatti alla presenza umana e risorse utilizzabili direttamente sul posto. In questo contesto, l’analisi geologica assume un ruolo centrale: sarà determinante per garantire atterraggi sicuri, pianificare le attività esplorative, selezionare aree idonee alla costruzione di basi permanenti e identificare materiali utili, tra cui l’acqua e altre sostanze volatili, oltre a possibili terre rare.

A 52 anni da Apollo 17, l’uomo torna dunque a orbitare attorno alla Luna con il programma Artemis, oggi sostenuto da oltre 40 Paesi. Uno scenario profondamente diverso rispetto alla competizione bipolare tra Stati Uniti e Unione Sovietica degli anni Sessanta. Parallelamente, anche la Cina sta sviluppando un proprio programma, rendendo il nostro satellite un nuovo terreno strategico del XXI secolo.

In questo quadro, Artemis II rappresenta solo una tappa di un progetto più ampio, finalizzato a stabilire una presenza umana permanente sulla Luna e a utilizzare il satellite come base per future missioni verso Marte. Il coinvolgimento crescente di industrie e compagnie private punta inoltre a rendere possibili, già dagli anni Trenta di questo secolo, missioni lunari con cadenza regolare.

L’obiettivo principale è il polo sud lunare, dove le zone in ombra permanente ospiterebbero ghiaccio d’acqua, risorsa fondamentale sia per il sostentamento umano sia come propellente. Al tempo stesso, aree quasi costantemente illuminate garantirebbe l’energia necessaria alle attività.

Per affrontare queste sfide, la preparazione degli astronauti si concentra sempre più sulla geologia planetaria e di terreno. Programmi di formazione come il corso PANGAEA dell’Agenzia Spaziale Europea addestrano da anni astronauti europei, giapponesi e americani all’osservazione e al campionamento sul campo, con il contributo di docenti di diverse università europee, tra cui gli stessi Massironi e Francesco Sauro.

In attesa di vedere anche astronauti europei sulla superficie lunare, saranno proprio loro – sottolinea Massironi – a rappresentare “occhi e braccia” degli scienziati sulla Terra. Intanto, l’equipaggio della capsula Orion, composto da Reid Wiseman, Victor Glover, Christina Koch e Jeremy Hansen, sarà impegnato nelle prossime missioni in orbita lunare, offrendo nuove osservazioni e descrizioni della superficie del nostro satellite.

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