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Domenica, 19 Aprile 2026

Perché il "deflusso di fuori" del Mar Nero nell'Egeo sta diminuendo

Un cambiamento lento ma significativo sembra essere in corso nelle acque che collegano il Mar Nero al Mar Egeo. Non è un fenomeno visibile a occhio nudo, ma emerge chiaramente dai dati scientifici raccolti negli ultimi decenni e potrebbe avere conseguenze importanti per l’equilibrio ambientale del Mediterraneo orientale.

È quanto evidenzia uno studio condotto da ricercatori del Dipartimento di Oceanografia e Bioscienze Marine dell’Università dell’Egeo e pubblicato sulla rivista scientifica internazionale Environmental Research Discussions e il professore associato del Dipartimento di Oceanografia e Bioscienze Marine dell'Università dell'Egeo e uno degli autori della ricerca, Giannis Androulidakis.Il team di ricerca è composto da Yannis Mamutos, Yannis Androulidakis, Manos Potiris, Vassilis Kolovogiannis, Elina Tragou, Vassilis Zervakis e Yannis Krestenitis.La ricerca indica che il flusso di acqua dal Mar Nero verso il Mar Egeo settentrionale sta progressivamente diminuendo.

Tradizionalmente il Mar Nero riceve grandi quantità di acqua dolce provenienti da importanti fiumi europei, tra cui il Danubio e il Dnepr. Questo apporto crea una sorta di “surplus” idrico che, attraverso gli stretti turchi e il Mar di Marmara, defluisce naturalmente verso l’Egeo. Per decenni questo flusso ha contribuito a modellare le caratteristiche oceanografiche dell’Egeo settentrionale.

«Le acque meno salate del Mar Nero formano uno strato superficiale che influenza la circolazione del mare, la temperatura e la produttività biologica dell’area», spiega all’Agenzia di stampa Atene-Macedone il ricercatore Giannis Androulidakis, professore associato del Dipartimento di Oceanografia e Bioscienze Marine dell’Università dell’Egeo e tra gli autori dello studio. Secondo lo scienziato, questo strato agisce da vero e proprio regolatore dell’equilibrio marino nell’Egeo nordorientale.

Le acque provenienti dal Mar Nero non trasportano soltanto acqua dolce. Con esse arrivano anche grandi quantità di materia organica, nutrienti e, in alcuni casi, inquinanti provenienti dai bacini fluviali dell’Europa centrale e orientale. In passato questo carico è stato particolarmente evidente, come nel caso del fenomeno della mucillagine marina che si è sviluppato nel Mar di Marmara e che ha raggiunto anche parte dell’Egeo settentrionale, dimostrando quanto siano strettamente connessi gli ecosistemi della regione.

Secondo i ricercatori, tuttavia, negli ultimi anni i dati indicano un indebolimento di questo flusso. Il cambiamento, spiegano gli scienziati, ha origine molto più a nord, nei bacini fluviali che alimentano il Mar Nero. I grandi fiumi della regione, in particolare il Danubio, stanno registrando una riduzione a lungo termine della loro portata, legata alle variazioni nei regimi di precipitazione e di evaporazione.

«Il risultato è un minore surplus di acqua dolce nel Mar Nero e, di conseguenza, un minore deflusso verso l’Egeo», sottolinea Androulidakis. A questo si aggiunge un altro fattore: la diminuzione della differenza di livello del mare tra il Mar Nero e l’Egeo, che rappresenta la forza naturale che spinge le acque verso sud.

Questo processo si inserisce in un quadro più ampio di cambiamenti che interessano l’intero Mediterraneo orientale. La temperatura dei mari è in aumento, il livello delle acque sta salendo e gli equilibri naturali stanno progressivamente cambiando. Secondo gli studiosi, il fatto che l’Egeo sembri innalzarsi più rapidamente rispetto al Mar Nero contribuisce ulteriormente alla riduzione della differenza di livello che alimenta il flusso tra i due bacini.

Nel Nord Egeo i primi effetti sono già visibili. Le acque stanno diventando più salate e lo strato superficiale a bassa salinità, che per anni ha caratterizzato l’area, si sta indebolendo. Allo stesso tempo si osservano segnali di riduzione della produttività biologica marina, un fenomeno che potrebbe avere ripercussioni sulla catena alimentare e, nel lungo periodo, anche sull’attività della pesca.

In questo contesto assume un’importanza strategica la zona dell’Egeo nordorientale, situata vicino all’uscita degli stretti che collegano il Mar Nero al Mediterraneo. È qui, spiegano i ricercatori, che i cambiamenti provenienti dal Mar Nero vengono registrati per primi.

Per questo motivo risultano fondamentali le infrastrutture di monitoraggio scientifico. Stazioni oceanografiche permanenti, misurazioni regolari e il controllo continuo dei parametri fisici e chimici del mare permettono di comprendere meglio l’evoluzione di questi fenomeni e di migliorare le capacità di previsione.

Particolarmente significativa è anche la riattivazione del radar costiero installato sull’isola di Lemnos. Questo sistema consente di monitorare in tempo reale la circolazione superficiale e la diffusione delle acque che escono dagli stretti verso l’Egeo, permettendo di seguire il percorso delle correnti e di individuare eventuali trasporti di inquinanti o altre sostanze che possono influire sull’ambiente marino.

Secondo Androulidakis, il funzionamento continuo di queste infrastrutture non ha soltanto valore scientifico. «È uno strumento chiave per la protezione ambientale, per l’allerta precoce in caso di inquinamento e per il sostegno alla gestione sostenibile delle risorse marine», afferma.

L’importanza della regione, tuttavia, va ben oltre il Nord Egeo. Lo scambio d’acqua tra il Mar Nero e l’Egeo influenza infatti l’intero Mediterraneo orientale. «L’Egeo settentrionale è un nodo critico nella circolazione mediterranea», osserva il ricercatore, spiegando che i processi che avvengono in quest’area incidono sulla stratificazione delle acque e sulla formazione delle masse d’acqua profonde che alimentano la circolazione dell’intero bacino.

In altre parole, ciò che accade negli stretti non rimane confinato a livello locale, ma si riflette su un sistema marino molto più ampio.

In un periodo in cui il cambiamento climatico sta modificando gli equilibri globali, comprendere questi meccanismi regionali diventa quindi essenziale. Mar Nero, Egeo e Mediterraneo orientale formano infatti un sistema fortemente interconnesso.

Per gli scienziati, rafforzare le infrastrutture di ricerca e il monitoraggio nella regione non rappresenta un lusso, ma una necessità. Solo attraverso dati continui e modelli scientifici accurati sarà possibile comprendere, prevedere e gestire i cambiamenti già in atto.

La trasformazione che si sta delineando nelle acque del Nord Egeo, concludono i ricercatori, non riguarda soltanto la comunità scientifica. Si tratta di un processo che può avere ripercussioni sull’equilibrio ecologico, sulle economie delle isole e, più in generale, sul futuro del Mediterraneo. Se la tendenza dovesse proseguire, gli effetti potrebbero estendersi anche alla pesca e alle attività economiche locali che dipendono dalle risorse marine.

Fonte Kathimerini 

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