
L’attacco con drone contro la base aerea britannica della RAF di Akrotiri, a Cipro, ha riacceso l’attenzione sul crescente coinvolgimento degli alleati regionali dell’Iran nel conflitto mediorientale. L’episodio, avvenuto nella notte tra domenica e lunedì, è stato attribuito al movimento sciita libanese Hezbollah, considerato il principale partner strategico di Teheran nella regione.
Secondo le informazioni disponibili, un drone di tipo Shahed, di fabbricazione iraniana, ha colpito la base poco dopo la mezzanotte. Altri due velivoli senza pilota sono stati intercettati nelle ore successive. Le parti recuperate del drone sono attualmente in fase di analisi da parte delle autorità militari. L’attacco ha provocato una parziale evacuazione della base, uno dei principali avamposti militari britannici nel Mediterraneo orientale.
Il tempismo dell’operazione appare significativo. Il lancio del primo drone è avvenuto poco prima dell’annuncio del primo ministro britannico Keir Starmer, che aveva comunicato la disponibilità del Regno Unito a concedere basi militari agli Stati Uniti per eventuali operazioni contro infrastrutture iraniane legate alla produzione di missili balistici.
Pochi giorni dopo, mercoledì, un ulteriore episodio ha contribuito ad aumentare la tensione nella regione. Un oggetto sospetto è stato individuato nei pressi dello spazio aereo libanese e due caccia F-16 greci sono stati inviati per l’intercettazione. L’allerta è durata oltre un’ora prima che la situazione rientrasse.
L’attacco contro Akrotiri conferma come anche i cosiddetti “proxy” iraniani siano ormai entrati nella dinamica del conflitto. Tra questi, Hezbollah rappresenta l’attore più importante e strutturato.
Le tensioni interne a Hezbollah
Il coinvolgimento del movimento sciita libanese si inserisce anche in un quadro di forti tensioni interne all’organizzazione. La morte della Guida Suprema iraniana Ali Khamenei ha infatti accelerato un dibattito strategico che da tempo attraversa Hezbollah.
All’interno del movimento convivono due orientamenti principali. Il primo, più radicale, sostiene la necessità di una solidarietà totale con l’Iran, considerato il principale garante politico, militare ed economico dell’organizzazione. In questa visione, l’eliminazione di Khamenei rappresenta una linea rossa che richiede una risposta militare.
Un secondo filone, invece, propone una progressiva “libanizzazione” di Hezbollah, con l’obiettivo di trasformare il movimento in un attore politico nazionale sempre meno legato alle operazioni militari e sempre più integrato nella vita istituzionale del Libano.
L’attacco contro Israele e le operazioni con droni dopo la morte di Khamenei sembrano indicare che, almeno per ora, la linea più intransigente abbia prevalso. Questa corrente ha spinto per un ritorno all’identità originaria del gruppo come organizzazione armata strettamente legata all’Iran.
Dalla tregua alla nuova escalation
Fino a pochi mesi fa la situazione appariva relativamente più contenuta. Dopo l’autunno del 2024, infatti, Hezbollah – indebolito sul piano militare e politico – aveva generalmente evitato provocazioni dirette contro Israele, anche quando il cessate il fuoco veniva violato.
Quel periodo di relativa distensione, tuttavia, non aveva impedito le operazioni militari israeliane in territorio libanese, che secondo diverse fonti avevano causato circa 400 vittime durante la tregua.
La svolta è arrivata nella notte del 1° marzo, quando Hezbollah ha annunciato una serie di attacchi con droni contro le basi aeree israeliane di Meron e Ramat David, oltre al lancio di razzi contro la base di Nafah, nel Golan siriano occupato.
Le radici del movimento
Fondato nel 1982, durante l’occupazione israeliana del Libano, Hezbollah ha progressivamente ampliato la propria influenza, sviluppando non solo una struttura militare ma anche una rete di servizi sociali, educativi e assistenziali che gli ha garantito un forte radicamento nella comunità sciita libanese.
Nel corso degli anni il movimento ha però mantenuto una stretta relazione con l’Iran, da cui riceve sostegno economico, logistico e militare. Questo legame continua a rappresentare uno degli elementi centrali della sua identità.
La decisione di entrare apertamente nel conflitto al fianco di Teheran, tuttavia, ha creato tensioni anche all’interno della società libanese. Una parte della base di Hezbollah teme infatti che l’organizzazione stia privilegiando la dimensione religiosa e geopolitica rispetto agli interessi nazionali del Libano.
Il difficile equilibrio del Libano
La crisi coinvolge anche il governo libanese, che ha promesso di impedire attacchi contro Israele dal proprio territorio. Allo stesso tempo, però, Beirut è consapevole che un tentativo di disarmare Hezbollah potrebbe provocare una nuova guerra civile.
Il comandante dell’esercito libanese, Rodolph Haikal, ha avvertito che uno scontro diretto tra l’esercito regolare e il movimento sciita sarebbe “catastrofico” nelle attuali condizioni.
Il governo ha comunque confermato la decisione di vietare operazioni militari di Hezbollah, consentendo solo attività politiche. Una scelta sostenuta anche da esponenti del movimento sciita Amal, storico alleato del gruppo. Il leader di Amal e presidente del Parlamento libanese, Nabih Berri, si è detto favorevole al disarmo di Hezbollah in cambio di sostegno internazionale per la ricostruzione del sud del Libano.
Un conflitto sempre più regionale
L’azione di Hezbollah si inserisce in un quadro più ampio di coinvolgimento degli alleati regionali dell’Iran. Anche il movimento Ansar Allah nello Yemen rappresenta un elemento chiave nella strategia di Teheran per aumentare la pressione sui suoi avversari.
Parallelamente, gli Stati Uniti e Israele stanno cercando di spostare il confronto all’interno dell’Iran, sostenendo dinamiche di pressione legate anche alle minoranze etniche del paese, come i curdi o i baluchi.
Il risultato è una guerra che oscilla costantemente tra dimensione locale e rischio di escalation regionale, mentre gli equilibri del Medio Oriente continuano a ridefinirsi sotto la pressione di nuovi fronti e nuove alleanze.





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