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Giovedì, 05 Marzo 2026

60 moschee illegali ad Atene e Pireo sotto la lente delle Autorita Elleniche

Il Ministero della Migrazione e dell’Asilo, in collaborazione con il Ministero della Protezione dei Cittadini e con la Polizia Ellenica (EL.AS.), ha avviato un piano operativo che punta alla chiusura sistematica dei luoghi di culto islamici non autorizzati presenti sul territorio greco e all’espulsione dei responsabili stranieri che li gestiscono. La stretta si fonda sulla modifica del quadro normativo introdotta nel 2025 con l’articolo 28 della Legge 5224/2025, che stabilisce in modo esplicito che la gestione di un luogo di culto illegale comporta non solo la sigillatura della struttura, ma anche la deportazione del gestore qualora si tratti di cittadino straniero.

La nuova disposizione ha impresso un’accelerazione alle operazioni già in corso, attribuendo priorità alla chiusura dei siti irregolari e all’allontanamento dal Paese dei responsabili. L’obiettivo dichiarato è quello di ristabilire la legalità nel settore e prevenire l’utilizzo di spazi non controllati per attività non conformi alla normativa vigente.

L’indagine sulle moschee non autorizzate è iniziata da tempo, con una prima fase concentrata ad Atene e successivamente estesa all’intera regione dell’Attica. Proprio la capitale rappresenta il nodo principale della questione: il centro cittadino ospita migliaia di immigrati di fede islamica e, negli anni, si è registrata la proliferazione di spazi adibiti alla preghiera in maniera informale, spesso all’interno di locali seminterrati, appartamenti o magazzini.

Secondo le stime più datate della Polizia Ellenica, elaborate prima dell’entrata in funzione della moschea ufficiale di Votanikos, in Attica esistevano oltre cento luoghi di culto islamici illegali. Le valutazioni più recenti parlano invece di circa 60 siti ancora operativi in tutta la regione, la maggior parte dei quali concentrati tra Atene e il Pireo. Finora le autorità hanno identificato una ventina di strutture irregolari e la loro sigillatura è prevista nel prossimo futuro. Il piano, secondo quanto trapela dal Ministero, mira alla chiusura totale di tutti i siti non autorizzati.

Tra i circa 20 casi già individuati figurano anche due luoghi recentemente sigillati nel centro di Atene, nelle zone di Agios Nikolaos e Agios Panteleimonas. In entrambi gli episodi, i responsabili risultano essere cittadini bengalesi il cui permesso di soggiorno è stato revocato o è in fase di revoca. Le autorità hanno giustificato la chiusura sulla base del fatto che tali spazi operavano completamente al di fuori del quadro legale oppure risultavano formalmente registrati come centri culturali o sedi associative, ma di fatto utilizzati come moschee.

Il monitoraggio avviene attraverso controlli mirati: una volta individuato un sospetto luogo di culto, le forze dell’ordine ne osservano l’attività per verificare se l’utilizzo dichiarato corrisponda a quello effettivo. Qualora emerga che dietro la copertura di uno spazio culturale si celi un luogo di preghiera non autorizzato, scatta l’intervento con la sigillatura dei locali e l’avvio delle procedure amministrative nei confronti dei responsabili.

Le autorità sottolineano anche i rischi legati alla sicurezza. Molti di questi ambienti, infatti, non rispettano le norme antincendio né i requisiti minimi di agibilità. Si tratta spesso di spazi angusti, collocati in edifici residenziali, dove decine di persone si radunano contemporaneamente. Oltre a rappresentare un potenziale pericolo per gli stessi frequentatori, tali situazioni creano disagi nei quartieri circostanti, con problemi di sovraffollamento e tensioni con i residenti.

Dal canto suo, il Ministero della Migrazione intende inviare un messaggio chiaro: il rispetto della legalità è una condizione imprescindibile per chi risiede in Grecia. Secondo questa linea, la gestione di luoghi di culto illegali comporta conseguenze precise e severe, fino alla deportazione per i cittadini stranieri coinvolti.

La stretta, tuttavia, non è priva di effetti collaterali. Una parte degli immigrati regolarmente residenti lamenta difficoltà nell’esercizio del proprio diritto alla preghiera, sostenendo che la moschea ufficiale di Votanikos non sia sufficiente a soddisfare le esigenze della comunità islamica dell’Attica. Nonostante queste critiche, il ministro Thanos Plevris ha ribadito che non vi sarà alcuna tolleranza verso le moschee illegali, ritenute non solo un problema di ordine pubblico e sicurezza, ma anche potenziali luoghi di diffusione di posizioni radicali.

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