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Giovedì, 05 Marzo 2026

L’Onu e Guterres esaltano l’Iran degli Ayatollah

Da sempre sono convinto che l’ONU non serva a niente, NON ha mai fatto finire una guerra, e poi, come mai a Gaza non ha mai visto che Hamas utilizzava i fondi internazionali per costruire chilometri di tunnel? Si potrebbe continuare con le malefatte di questa organizzazione internazionale, che lo stesso presidente americano Trump ritiene inutile. Oltre ad essere inutile è di questi giorni la notizia che il Segretario generale Antonio Guterres (già autore della sentenza «il 7 ottobre non è arrivato dal nulla», diciamo un Sinwar più imborghesito) ha preso carta e penna e scritto una lettera al presidente iraniano Masoud Pezeshkian, esprimendo il suo augurio e le sue felicitazioni per il 47°anniversario della Rivoluzione Islamica. Si avete letto bene, si tratta della rivoluzione che ha fatto 30mila morti in pochi giorni. La luce della ragione al Palazzo di Vetro è svanita da tempo, quando l’ultimo spegnerà la luce fisica sarà sempre troppo tardi. Ha tradito i principi fondativi: è ora di abolire l'Onu. Un’altra grave notizia è la Commissione delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Sociale ha nominato quale proprio vicepresidente il regime degli ayatollah iraniani. Quello che mitraglia indiscriminatamente i propri civili, dà loro la caccia negli ospedali per finirli, sfracella il cranio alle donne che si ribellano al velo e impicca pubblicamente gli omosessuali. Tra gli obiettivi della Commissione figurano «la promozione della democrazia, l’uguaglianza di genere, la garanzia della tolleranza e della non violenza». Pare un caso estremo di humor nero, qualcosa in bilico tra il surrealismo di André Breton e la distopia di George Orwell, è la realtà quotidiana della (fu) organizzazione internazionale più importante del globo. Il Preambolo dello Statuto Fondativo, all’indomani della Seconda Guerra Mondiale, impegnava le nazioni contraenti a «riaffermare la fede nei diritti fondamentali dell'uomo, nella dignità e nel valore della persona umana, nella eguaglianza dei diritti degli uomini e delle donne».

Prendete questi principi altisonanti, e confrontateli con l’analisi fattuale svolta dal Segretario di Stato americano Marco Rubio alla Conferenza di Monaco: «Le Nazioni Unite non hanno risolto la guerra a Gaza, non hanno risolto la guerra in Ucraina, sono state impotenti nel limitare il programma nucleare dei religiosi sciiti radicali a Teheran, non sono state in grado di affrontare la minaccia rappresentata dal dittatore anarco-terrorista in Venezuela». Un elenco di atti mancati e fallimenti impressionante. Inoltre, si rileva una “contraddizione insanabile tra la retorica fondativa tutta imperniata sul presidio dei “diritti umani” e la prassi della governance tutta impostata sul relativismo culturale e l’equivalenza delle civiltà, sui cui è attecchito negli anni un sempre più marcato risentimento contro l’Occidente, via via che l’alfabeto della burocrazia onusiana si nutriva di anti-colonialismo, terzomondismo, wokismo esasperato”. Del resto, i diritti umani, che si possono rintracciare egualmente in tutte le civiltà, sono una creatura tipicamente occidentale, mentre esiste una Dichiarazione islamica dei diritti umani alternativa a quella (non)

universale del 1948, la cui sintesi è un ossimoro che tutti fingono di non vedere: le libertà valgono solo all’interno della sharia. Siamo davvero all’orwelliano “la libertà è schiavitù”, è il capovolgimento con sberleffo delle nobili intenzioni datate 1945.

 

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